26 settembre 2020
Aggiornato 06:30
Il Corriere attacca Renzi

De Bortoli: c'è odore di massoneria

In un editoriale il direttore del quotidiano milanese accusa il premier di egocentrismo e ipertrofia. Poi accusa di incompetenza i ministri del governo. Infine evoca la presenza di poteri forti, anche stranieri, su Palazzo Chigi.

ROMA - Se l'esistenza dei poteri forti in Italia è vera, sicuramente il Corriere della Sera occupa un posto d'onore nel presunto salotto dei potenti.

UN AVVERTIMENTO PER RENZI - Se poi a qualcuno ultimamente fosse venuto qualche dubbio sul peso che ha il quotidiano milanese rispetto ai palazzi romani, questa mattina a rinfrescare la memoria dei meno attenti ci ha pensato Ferruccio de Bortoli. Il direttore del Corriere della Sera, infatti, in un editoriale che porta la sua firma, ha mandato un avvertimento che è suonato come un'ultima chiamata, come una condanna definitiva o quasi, all'indirizzo del premier e soprattutto della sua insistita volontà di andare avanti da solo.

UN UOMO SOLO AL COMANDO - De Bortoli, per evitare che sorgessero in Matteo Renzi perplessità sull'identità di chi ha ritenuto giunto il momento di sparargli, come avviso, una palla di cannone fra i piedi, ha inoltre apposto in bella mostra la sua firma nell'editoriale, anche a costo di infrangere la tradizione del Corriere che vuole sottinteso l'autore delle due colonne di apertura quando a scrivere l'articolo è lo stesso che dirige il giornale. «Il premier la deve smettere di voler fare da solo», è in sostanza l'accusa più corposa che De Bortoli rivolge al Presidente del Consiglio. Per la verità nelle due colonne che passano al setaccio il modo di operare ( si badi bene, non l'operato, ma il metodo di lavoro) di Matteo Renzi non ci sono solo critiche. Nelle prime righe all'ex sindaco viene riconosciuta una buona dose di irruenza e addirittura una «energia leonina». Ma più che un complimento sembra il rimbrotto che a volte le maestre fanno alle mamme di bambini ipercinetici :«intelligente è intelligente, ma non sappiamo come gestirlo».

ABBIAMO UN PREMIER IPERTROFICO - E proprio questo che De Bortoli sembra rimproverare all'«ipertrofia» che attribuisce a Renzi: la sua caparbietà a non lasciarsi gestire. Se poi a questa accusa al premier di essere ipertrofico (cresciuto a dismisura senza effettive modificazioni della struttura, spiega la Treccani) mettiamo accanto l'affermazione fatta da Renzi davanti agli scienziati della Silicon Valey di «non avere padrini», possiamo tranquillamente dire che fra il presidente del Consiglio e il direttore del Corriere della Sera c'è stato un vero botta e risposta con al centro l'autonomia di Palazzo Chigi.

UNA MEDAGLIA PER L'ARTICOLO 18 - Ora quello che stona dell'editoriale di De Bortoli è che non vengano mosse specifiche nei confronti di quello che sta realizzando questo governo. Anzi, al contrario, c'è in apertura un esplicito apprezzamento per il coraggio che sta dimostrando in materia di lavoro. No, è il metodo di Renzi che non va giù, cioè un modo di fare che non tiene conto degli altri. Quali altri? Forse i sindacati o la minoranza del Pd? Si direbbe di no, vista la medaglietta appuntata sul petto del governo per la sfida che sta portando avanti sull'articolo 18.

TENERSI LONTANI DALLA TROIKA- L' assenza di indirizzi ben specificati ai quali Renzi dovrebbe abbeverarsi, sul finire dell'editoriale viene, però, finalmente colmata. Ed è a questo punto che entrano che entrano in gioco i cosiddetti poteri forti, i quali solitamente sono citati senza mai aggiungere nome e cognome, ma nel caso di De Bortoli si materializzano in due identità ben risapute. Il primo di questi poteri forti evocati dal Corriere di nome si chiama «Germania» e di cognome «troika». Ammonisce infatti De Bortoli: «Renzi, quando si specchia al mattino, pensi che dietro di lui c'un paese che non vuole indossare nessuna camicia straniera (leggi troika)».

C'E' ODORE DI MASSONERIA - Ma è il secondo potere forte finito sotto i riflettori della prima pagina del Corriere che deve fare riflettere maggiormente: «Renzi - scrive De Bortoli - deve rendere noti tutti i contenuti dell'accordo del Nazzareno, liberandolo da vari sospetti (riguarda anche la Rai?) e, non ultimo, dalla stantio odore di massoneria». Massoneria? Quale massoneria, delle tante sparse per il paese? Come se De Borloli non sapesse che ormai è come i telefonini, anche a causa della crisi (e dell'accresciuto bisogno di protezioni) oggi ci sono più massoni in giro che italiani.  Come può dimenticare il direttore del Corriere, lui che dirige un giornale travolto qualche decennio fa dalla bufera della P2, che le trame che si intrecciano grazie ai favori della massoneria sono perlomeno pari di numero a quelle che si intrecciano grazie al vessillo dell'antimassoneria? Far svolazzare intorno al presidente del Consiglio «un odore di massoneria» che cosa vuole essere: un complimento, una rivelazione, una minaccia?

UNA AUDIENCE SENZA LETTORI- Di chiaro, dopo un così oscuro accenno, c'è solo che l'editoriale del Corriere ci ha illustrato tutt'altro che una dettagliata, documentata, trasparente critica all'operato di un presidente del Consiglio: tutte condizioni indispensabili se si vuole effettivamente mettere al corrente i propri elettori di quanto sta facendo, o non facendo, un governo per loro, per le loro famiglie, per il loro lavoro. Ma evidentemente il messaggio di De Bortoli era indirizzato a ben altri destinatari.