17 febbraio 2020
Aggiornato 17:30
Intervista a «La Stampa»

Bonino: «Medio Oriente rischia effetto domino»

L'ex ministro degli Esteri, la radicale Emma Bonino, analizza la cisi irachena e le mosse dell'Occidente: «Non serve un genio per capire dove sono i problemi dell'Europa, dobbiamo gettare le basi per una diversa politica mediterranea, servono strumenti più adeguati per una politica almeno a medio termine»

ROMA - «Armiamo i peshmerga e fermiamo l'Isis, bene. Ma crediamo davvero che dopo sarà possibile un Iraq unitario, tollerante? Sicuri che non ci sarà un effetto-domino? Qualcuno sta parlando con i turchi?». L'ex ministro degli Esteri, la radicale Emma Bonino, analizza la cisi irachena e le mosse dell'Occidente, in un'intervista al quotidiano La Stampa.

«È arrivato appunto il momento della politica - afferma Bonino - , perchè finchè ci rifiutiamo di leggere quello che sta accadendo nel mondo a Sud saremo sempre presi in contropiede. Com'è che abbiamo scoperto l'Isis, con la caduta di Mosul? Eppure l'Isis una storia ce l'ha, era già all'opera in Siria. Ci sorprenderemo altrettanto se tra un pò lo ritroveremo anche in Yemen?».

L'ex commissario europeo mostra perplessità sul ruolo svolto in questi giorni dall'UE: «L'Europa come al solito va in ordine sparso - afferma - . Anche per gli aiuti. Chi manderà vecchi arnesi, chi armi non letali, chi sofisticate, chi sostegni umanitari, e continueranno ovviamente le visite dei vari ministri europei. Ovviamente sognando che alla fine di questa prevedibile emergenza l'Iraq rinascerà come stato unitario inclusivo e tollerante. Ne siamo sicuri?».

«Qualche domanda scomoda è bene che cominciamo a farcela - prosegue Bonino - . Per esempio, abbiamo deciso che Nazioni Unite e Consiglio di sicurezza sono temporaneamente sciolti? Non sarebbe stato utile vedere se qualcuno avesse dubbi o veti da porre? E il silenzio sostanziale del mondo musulmano e arabo in particolare? Ci dicono niente queste strane, nuove e forse temporanee alleanze che nascono, come quella tra Israele, Egitto ed Arabia Saudita? Io insisto: non serve un genio per capire dove sono i problemi dell'Europa, dobbiamo gettare le basi per una diversa politica mediterranea, servono strumenti più adeguati per una politica almeno a medio termine».