13 giugno 2024
Aggiornato 09:00
Verso il faccia a fiaccia

Renzi, Berlusconi e il Governo dell'economia

Non si parla di un ingresso di Forza Italia in maggioranza, come pure qualcuno ha ipotizzato nelle scorse ore, quanto piuttosto di aggiornare il patto politico che è stato stretto tra Renzi e Berlusconi e che prevede che l'ex Cavaliere, pur restando all'opposizione, possa contribuire alla tenuta complessiva del quadro.

ROMA - L'incontro dovrebbe essere tra mercoledì e giovedì e probabilmente Matteo Renzi e Silvio Berlusconi non parleranno solo di riforme. Ufficialmente non ci sono altri temi in agenda, l'entourage più stretto del premier nega che si possa parlare di altro che non sia la legge elettorale, ma parlando con qualche parlamentare PD, pure alcuni renziani, si capisce che il faccia a faccia tra i due avrà un orizzonte più ampio. Non si parla di un ingresso di Fi in maggioranza, come pure qualcuno ha ipotizzato nelle scorse ore, quanto piuttosto di aggiornare il patto politico che è stato stretto tra Renzi e Berlusconi e che prevede che l'ex Cavaliere, pur restando all'opposizione, possa contribuire alla tenuta complessiva del quadro. Lorenzo Guerini, sulla Stampa, nega decisamente allargamenti della maggioranza: «C'è una maggioranza e forze di opposizione, i piani sono decisamente distinti». Ma in parte di Fi la tentazione di sedersi anche ai tavoli che si occupano di economia è forte e Renzi starebbe valutando l'ipotesi.

Senza FI non ce la facciamo - Il Premier si mostra ottimista per la situazione economica e dei conti pubblici dei prossimi mesi, dice a Repubblica che quella sull'autunno caldo è «una retorica che fa sbadigliare, trita e ritrita». Ma, uno dei suoi, ammette che la situazione è più complicata e che il rapporto con Berlusconi si conferma indispensabile ogni giorno di più: «Senza Fi non ce la facciamo, questa è la verità». Vale sulle riforme, ma può diventare vero anche sulle questioni economiche, soprattutto se ci sarà da affrontare momenti difficili: 16 miliardi di tagli alla spending review non sono uno scherzo, si toccano tanti interessi e più largo è il margine di voti sui quali contare, più sarà probabile riuscire a ottenere dei risultati.

Gelmini e «quota 96» - Un esempio lo si è avuto proprio sulla mossa di oggi del governo su «quota 96», che ha irritato non solo l'ala sinistra del PD, pure parlamentari di fede renziana sono rimasti perplessi e gli alleati di NCD attaccano, come del resto molti esponenti di FI. In serata, però, arriva a sorpresa da Maria Stella Gelmini un plauso al governo su questo punto: «Spiace per gli insegnati ma il governo ha agito correttamente. Il bilancio dello Stato non cambia al cambiare delle maggioranze, le risorse sono scarse e i conti vanno salvaguardati. Basta con il ricorso alle deroghe!».

L'elezione del Presidente della Repubblica - Lo schema potrebbe ripetersi anche in autunno, magari su misure che riguardano la dismissione di pezzi del patrimonio pubblico, tema allettante per FI. Berlusconi, secondo molti parlamentari Pd, ha tutto l'interesse ad evitare che la situazione possa precipitare verso nuove elezioni in primavera e, anzi, punterebbe a far pesare il suo ruolo al momento dell'elezione del nuovo capo dello Stato che potrebbe esserci all'inizio del 2015, se Napolitano dovesse decidere di lasciare. E a Renzi, assicura un parlamentare vicino al Premier, potrebbe far comodo contare sui voti di Fi in qualche passaggio chiave.