25 giugno 2019
Aggiornato 01:30
Forza Italia e le riforme

Il Cavaliere «sfoglia» la margherita

Recuperati, recuperabili, non recuperabili. Sono le tre categorie su cui si stanno concentrando le attenzioni di coloro che, per conto di Silvio Berlusconi e in nome del patto del Nazareno, stanno cercando di gestire (e ovviamente far rientrare) la fronda azzurra contro il ddl Boschi.

ROMA - Recuperati, recuperabili, non recuperabili. Sono le tre categorie su cui si stanno concentrando le attenzioni di coloro che, per conto di Silvio Berlusconi e in nome del patto del Nazareno, stanno cercando di gestire (e ovviamente far rientrare) la fronda azzurra contro il ddl Boschi. Tre categorie per 23 nomi: sono quelle dei senatori (di Fi e Gal) che oggi hanno firmato la richiesta di far slittare l'approdo del provvedimento in Aula. Almeno fino a martedì. Almeno fino a quando, cioè, non si sarà tenuta l'assemblea congiunta con tutti i parlamentari che l'ex premier ha promesso di presiedere. Una richiesta che rimarrà sulla carta visto che la riforma comincerà il suo iter nell'emiciclo di palazzo Madama già lunedì.

La giornata di stop and go si conclude, infatti, con il via libera della commissione Affari Costituzionali ma anche con il capogruppo di Forza Italia in Senato, Paolo Romani, che sentenzia con una certa sicurezza che la fronda si è «ridotta» e che nell'assemblea di martedì non ci sarà bisogno di alcuna conta interna. Di mezzo c'è stata un'assemblea dei senatori convocata sul momento proprio per cercare di stoppare l'iniziativa della raccolta firme. Un'assemblea alla quale, come raramente accade, ha preso parte anche Denis Verdini. Non tanto nel ruolo di senatore in carica quanto piuttosto in quello di 'garante' del patto siglato tra il leader di Forza Italia e Matteo Renzi. «L'accordo - è stato l'argomento usato dall'ex coordinatore del Pdl con quella ruvidezza di cui è molto capace - va rispettato dalla A alla Z. Voi avete dato a Berlusconi una delega a trattare e, schierarsi contro questo provvedimento, sarebbe come togliergli quella delega». Insomma, l'ha buttata non solo in politica ma anche sul personale: chi è contro il ddl va contro Berlusconi.

Al termine, secondo i conti fatti da Verdini con i suoi, la fronda non andrà oltre i 10 senatori, anche se quelli considerati davvero irrecuperabili sarebbero meno e tra questi c'è Augusto Minzolini. Le diplomazie saranno al lavoro per tutto il fine settimana come già accaduto nei giorni scorsi. A contattare i senatori delle tre categorie di cui sopra saranno lo stesso Verdini, i vertici del gruppo del Senato, ma soprattutto Berlusconi e Gianni Letta. D'altra parte, in mattinata, l'ex premier ha tenuto a palazzo Grazioli una riunione ristretta proprio con Letta, Verdini e Niccolò Ghedini.

Il rispetto dell'accordo siglato con Renzi, Silvio Berlusconi non sembra intenzionato a metterlo in discussione. E' quello che ha ripetuto anche ieri durante il pranzo con gli europarlamentari quando Raffaele Fitto, capo dell'opposizione interna, ha chiesto di non essere troppo precipitosi. «Non possiamo tirarci fuori - avrebbe risposto - anche se questo testo non è il migliore possibile. Il premier ci ha riconosciuto un ruolo di interlocutori che continuerà anche sulla riforma della giustizia». Giustizia che resta in cima ai pensieri del Cav che, totalmente preso dall'attesa della sentenza di secondo grado del processo Ruby, vive e ascolta con sempre maggior fastidio i dissidi interni al partito. D'altra parte, ormai, ne spuntano per ogni iniziativa. Come per esempio il tour per l'Italia che è stato presentato oggi da Giovanni Toti, Annagrazia Calabria e Alessandro Cattaneo. Il sospetto degli anti cerchio magico è che si voglia sfruttare la faccenda per acquisire visibilità. «I coordinatori regionali - spiega un deputato - non hanno alcuna voglia di mobilitarsi per portare acqua al mulino delle ambizioni di qualcun'altro».