25 febbraio 2020
Aggiornato 02:00
Brexit

Ecco perché l'hard Brexit sarà un disastro per Angela Merkel

Tra coloro che tengono le redini del negoziato sulla Brexit con il Regno Unito da parte europea, Angela Merkel è forse quella che ha più da perderci. Soprattutto guardando alla preziosa industria automobilistica tedesca

BERLINO - Tra coloro che tengono le redini del negoziato sulla Brexit con il Regno Unito da parte europea, Angela Merkel è forse quella che ha più interessi in gioco, e dunque più da perderci. E non soltanto per gli eventuali contraccolpi che il divorzio avrà sulla tenuta dell'Ue: in ballo ci sono anche gli interessi nazionali della sua Germania. Soprattutto se, come ancora pare nonostante il disastroso esito delle elezioni inglesi, la via prescelta resta quella dell'«hard Brexit». Il conto di un tale «addio netto» lo pagherà infatti innanzitutto l’industria automobilistica tedesca, a causa della reintroduzione dei dazi sulle importazioni previsti dall’Organizzazione Mondiale per il Commercio.

Conseguenze per l'industria delle auto tedesca
Le conseguenze potrebbero essere tanto catastrofiche quanto lo è stato l’impatto della crisi finanziaria, causando una massiccia riduzione del surplus commerciale tedesco e, di conseguenza, un taglio netto di posti di lavoro proprio nell’industria tedesca di punta. L'apocalittica previsione è basata sullo studio pubblicato dalla agenzia tedesca Deloitte, servizio di gestione del business.

Una perdita di quasi 7 mld
In particolare, Deloitte ipotizza l’introduzione di un dazio del 10% sui veicoli da entrambe le parti. L'agenzia ritiene dunque che le case automobilistiche dell’Ue perderebbero 8,3 miliardi di euro all’anno di ricavi, di cui 6,7 miliardi solo quelle tedesche. Nei primi 12 mesi dopo la Brexit, le esportazioni di automobili tedesche verso il Regno Unito crollerebbero di ben 255.000 unità (-32%), con almeno 18.000 posti di lavoro nel settore automobilistico tedesco messi a rischio. In generale, la produzione di auto made in Germany scenderebbe a 2,28 milioni di unità, rispetto ai 3,07 milioni del 2016. All'apice della crisi, nel 2009, la produzione era scesa a 2,19 milioni di unità: come si vede, un valore decisamente paragonabile.

Contraccolpi in tutta l'Ue
Secondo il Telegraph, i contraccolpi si sentiranno in tutta Europa, soprattutto perché le perdite investirebbero gruppi lobbistici molto potenti come le case automobilistiche tedesche, circostanza che potrebbe innescare una crisi a catena. Ma è chiaro che la prima a risentirne sarà l'industria automobilistica tedesca, e quindi l'economia teutonica. Tale circostanza metterà Angela Merkel in una posizione estremamente difficile, soprattutto perché dovrà rispondere direttamente al suo elettorato, che tra qualche mese è atteso alla prova delle urne.

La Cancelliera cambierà strategia?
Fino ad ora Frau Merkel si è dimostrata poco propensa a scendere a compromessi, avvisando Londra che la Gran Bretagna non avrà alcuno sconto, e sarà trattata al pari di qualsiasi altro Paese fuori dall'Ue. Ma ora si sa che questa intransigenza costerà cara alla stessa Cancelliera. E chissà che questo non la spinga a cambiare strategia.