12 dicembre 2019
Aggiornato 10:00

Elezioni Regno Unito, May vince ma non raggiunge la maggioranza assoluta: governo a rischio

L'esito delle prime elezioni (anticipate) post-Brexit, seppur non definitivo, appare piuttosto chiaro: gli exit poll danno in vantaggio i conservatori, sì, ma Theresa May non avrebbe la maggioranza assoluta

LONDRA - L'esito delle prime elezioni (anticipate) post-Brexit, seppur non definitivo, appare piuttosto chiaro: gli exit poll danno in vantaggio i conservatori, sì, ma Theresa May non avrebbe la maggioranza assoluta. Immediata la reazione dei mercati, dove la sterlina, in netto calo sui telematici, ha già perso l'1,2% sull'euro e scambia a 1,14 contro la moneta unica. Nel Regno Unito i seggi si sono chiusi alle 23 ora italiana e secondo i sondaggi diffusi in queste prime ore i Tories otterrebbero 314 seggi contro i 266 dei laburisti di Jeremy Corbyn (+34 rispetto al 2015). 34 i parlamentari per i nazionalisti scozzesi di Nicola Sturgeon e 14 per i liberaldemocratici di Tim Farron. Nessun seggio invece per gli antieuropeisti dell'Ukip guidato da Paul Nuttal, il successore di Nigel Farage, che ha subito commentato: "Se l'exit poll è vero, allora Theresa May ha messo Brexit in pericolo. Lo dicevo fin dall'inizio che queste elezioni erano sbagliate». Restano infine altri 22 seggi spartiti tra le formazioni nordirlandesi e gallesi.

Tories con 26 seggi in meno
I conservatori si confermano dunque il primo partito del Paese che ha scelto l'uscita dall'Europa, ma con calo di 26 seggi e il governo a rischio. Il dato politico da sottolineare è quello della grande probabilità del cosiddetto "Hung Parliament", il Parlamento "appeso", senza una maggioranza di governo, dove la strada per eventuali accordi di coalizione è decisamente in salita: molto probabilmente si dovrà tornare, come nel quinquennio 2010-2015, a un governo di coalizione, sempre che un'alleanza risulti politicamente percorribile. Per la maggioranza assoluta infatti servirebbero 326 seggi sui 650 della Camera dei Comuni. Se i dati degli exit poll fossero confermati, Theresa May avrebbe dunque perso la sua grande scommessa, e cioè quella di convocare il voto anticipato per ottenere una maggioranza più solida, un governo più stabile e un mandato più forte per negoziare la Brexit con Bruxelles. I lib-dem di Tim Farron, che hanno sempre chiesto un secondo referendum sul divorzio del Regno Unito dall'Unione europea e che conquisterebbero 6 seggi in più se i dati fossero confermati, hanno già fatto sapere che non intendono accettare nessun accordo di coalizione né con i Tories né con il Labour perché entrambi sono a favore di una "hard Brexit». Quindi, hanno chiarito, non è possibile una coalizione per le "grandi differenze politiche" fra i partiti.

I giornali inglesi schierati
Nel giorno delle elezioni politiche i giornali britannici alla fine hanno scelto di schierarsi e in molti l'hanno fatto scegliendo May, dopo una campagna elettorale che ha visto la gran parte dei media osteggiare il leader labour Corbyn. Il Sun l'ha attaccato, chiedendo agli elettori di non gettare il Paese nella spazzatura, con un gioco di parole con Corbyn e il bidone dei rifiuti, detto "bin" in inglese. Gli altri tabloid destrorsi hanno lanciato invece veri o propri appelli, come il Daily Mail che ha inneggiato ad alimentare lo "spirito britannico" votando per la May e il Daily Express che ha coniato lo slogan "Vote for May today». Il Daily Telegraph fa persino di più, giocando sulla terminologia bellica: "Il Paese ha bisogno di te». L'unico tabloid a schierarsi coi laburisti, come sua tradizione, è invece il Daily Mirror, che ha attaccato la May col titolo: "Bugie, maledette bugie e Theresa May".