27 giugno 2019
Aggiornato 00:30
Rispunta lo sgradevole luogo comune che divide l'Ue in due

Dijsselbloem e quel semplicistico paradigma Nord-Sud: non è certo una gaffe

Il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem si è lasciato andare a una «gaffe» maldestra sui Paesi del Sud. Che cristallizza lo stereotipo dei Paesi mediterranei come viziosi e spendaccioni

BRUXELLES – Una dichiarazione imprudente, una gaffe maldestra, o addirittura un lapsus freudiano. Difficile capire cosa passasse per la testa al presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem, quando, in occasione di un'intervista al quotidiano tedesco Faz, ha affermato: «Durante la crisi dell'euro i Paesi del Nord hanno dimostrato solidarietà con i Paesi più colpiti. Come socialdemocratico do molta importanza alla solidarietà, ma hai anche degli obblighi, non puoi spendere tutti i soldi per alcol e donne e poi chiedere aiuto». Di certo, tali dichiarazioni gli sono valse una bufera di polemiche. Perché sembrano legittimare il luogo comune delle formiche e delle cicale tanto diffuso nei momenti più duri della crisi greca. Che, intendiamoci, alla radice ha anche avuto, per usare un eufemismo, le «disattenzioni» dei politici locali. Ma che, innegabilmente, la ricetta del rigore nordico non ha fatto altro che aggravare.

Quel semplicistico paradigma Nord-Sud
Le parole di Dijsselbloem, in pratica, istituzionalizzano quella sgradevole idea che l'Europa sia divisa tra buoni e cattivi, virtuosi e incapaci, onesti e disonesti. Peccato che il paradigma «Nord-Sud», con il primo a rappresentare la virtù indiscussa e il secondo il vizio sfrenato, rischia di risultare eccessivamente semplicistico. E di ridurre la crisi che sta attanagliando l'Europa a un mero disequilibrio di meriti, legittimando così l'idea che le «due velocità» di cui tanto si parla in questi giorni divideranno il continente in due club: quello dei migliori e quello dei peggiori.

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Tanti chiaroscuri
Inutile dire che una simile interpretazione non tiene conto di tanti chiaroscuri. Come del fatto che l'attuale Unione è stata costruita su regole e meccanismi che avvantaggiano i «migliori», e che condannano i «peggiori» a rincorrerli a perdifiato. Neppure i tedeschi sono così ligi alle regole, quando non conviene: si pensi allo sproporzionato surplus commerciale, che nel 2016 ha raggiunto il record di 253 miliardi. E la cosiddetta solidarietà degli Stati del Nord costa indubbiamente cara: si guardi la situazione catastrofica in cui versa la Grecia. Insomma, non è tutto oro quel che luccica.

Renzi chiede le dimissioni
Naturalmente, le reazioni alle parole di Dijsselbloem non si sono fatte attendere. L’ex premier Matteo Renzi su Facebook ne ha chiesto le dimissioni: «Il Presidente dell'Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem, ha perso una ottima occasione per tacere. In una intervista a un quotidiano tedesco si è lasciato andare a battute stupide - non trovo termine migliore - contro i Paesi del sud Europa a cominciare dall'Italia e dalla Spagna. Penso che gente come Dijsselbloem, che pure appartiene al partito socialista europeo anche se forse non se ne è accorto, non meriti di occupare il ruolo che occupa. E prima si dimette meglio è. Per lui ma anche per la credibilità delle istituzioni europee. Se vuole offendere l'Italia lo faccia al Bar Sport sotto casa sua, non nel suo ruolo istituzionale».

La reazione spagnola
Anche la Spagna ha reagito duramente, tanto che ieri alcuni deputati spagnoli hanno chiesto pubblicamente al presidente dell'Eurogruppo di scusarsi. Ma il Presidente ha resistito, spiegando che nessuno doveva sentirsi offeso e che, al di là di Nord e Sud, vale per tutti la regola che se vuoi solidarietà devi rispettare i vincoli e gli impegni, cosa che «anche l'Olanda a volte non ha fatto».

L'ira di Pittella
Giustificazione che non deve aver convinto il presidente del gruppo dei socialisti e democratici Gianni Pittella: «Non è la prima volta che Dijsselbloem esprime opinioni economiche e politiche che contraddicono la linea della famiglia progressista europea», ha osservato. «Ora con queste parole scioccanti e vergognose, è andato molto oltre usando argomentazioni discriminatorie contro i Paesi dell'Europa del Sud», ha aggiunto. «Mi chiedo davvero se una persona con queste convinzioni possa ancora essere considerato adatto a fare il presidente dell'Eurogruppo», ha concluso. Duro anche il M5S, che spinge per le immediate dimissioni, chiedendo a Padoan di prendere le distanze.

Poltrona a rischio?
Dijsselbloem, ministro delle finanze olandese uscente, dovrebbe rimanere presidente dell'Eurogruppo fino a che non sarà formato il nuovo Governo, che potrebbe impiegare parecchi mesi a nascere. Con il sostegno di Angela Merkel, è stato riconfermato nel 2015 per un secondo mandato. Ma il crollo del laburisti alle elezioni nazionali mette a rischio le sue possibilità di mantenere il dicastero delle Finanze e, di conseguenza, anche la poltrona di presidente dell’Eurogruppo, in scadenza nel gennaio del prossimo anno. Sempre che, con un colpo di scena, le sue imprudenti dichiarazioni non riusciranno a sfilargli la poltrona in anticipo.