15 ottobre 2019
Aggiornato 13:00
Il report annuale del National Intelligence Council

Ecco come l'intelligence Usa vede il mondo nei prossimi 5 anni

Il report annuale del National Intelligence Council tratteggia le sfide e i pericoli che si prospetteranno a livello (geo)politico, economico e sociale, in un mondo sempre più complesso e conflittuale

Il presidente eletto Donald Trump.
Il presidente eletto Donald Trump. Shutterstock

WASHINGTON - Un globo pieno di tensioni, diseguaglianze, multipolare, dove l'America ha ormai perso il suo ruolo di «poliziotto del mondo» e l'Europa è in grave crisi di identità. E' questa, in estrema sintesi, la fotografia offerta dall'ultimo rapporto del National Intelligence Council americano, non a caso intitolato «Tendenze globali: il paradosso del progresso».Perché il punto di partenza è proprio questo: un mondo tecnologizzato e globalizzato è paradossalmente anche molto più ricco di sfide e di pericoli. Sfide politiche, economiche, sociali, demografiche e ambientali: sta ai grandi del mondo scegliere quale direzione imboccare. E il report, che offre previsioni di qui al 2021, traccia una fotografia delle tendenze in atto, e di quelle che si svilupperanno a breve.

La fine dell'America «poliziotto del mondo»
L'era che stiamo vivendo, secondo il rapporto, è sempre più vicina a porre la parola fine all'ordine mondiale post-Guerra fredda in cui l'America dominava il mondo. La geopolitica globale, perciò, sarà sempre più determinata da un ampio range di attori statali e non solo. E cooperare tra potenze, in un'epoca sempre più conflittuale, sarà decisamente più complicato che in passato. Le guerre per procura tra Stati Uniti e Unione Sovietica, soprattutto in Vietnam e Afghanistan, sono state anticipatrici delle attuali lotte in corso soprattutto in Medio Oriente, ma anche in Africa e in Sud Asia, in cui avversari apparentemente meno potenti prevalgono attraverso strategie asimmettriche. La minaccia terroristica mostra come anche attori non statali riescono a conquistarsi un posto rilevante nella geopolitica globale attraverso ideologie forti e nuovi media con cui diffonderle.

L'ascesa di Russia e Cina
Gli Stati, però, rimangono rilevanti. Nel rapporto, si citano in modo particolare Russia e Cina come gli attori statali che si stanno ritagliando una maggiore influenza nel panorama globale. «Un’Europa zoppicante, le incertezze sul ruolo dell’America nel mondo, l’indebolimento delle norme per la prevenzione dei conflitti e la protezione dei diritti umani creano opportunità per Cina e Russia. La combinazione incoraggerà anche aggressori regionali e non statali, portando nuova linfa alle rivalità regionali, come quelle tra Riyad e Teheran, Islamabad e Delhi o quella nella Penisola Coreana», afferma il report. E se le tensioni tra gli Stati, in particolar modo tra Pechino e Mosca da un lato e l'Occidente dall'altro, rimarranno verosimilmente sotto la soglia della «guerra calda», la conflittualità potrebbe comunque raggiungere livelli inauditi e aumenterà i rischi di conflitti interstatali. Si prospetta, insomma, una nuova epoca di sfere di influenza.

Il destino dell'Europa
L'Europa, in particolare, è destinata – secondo il rapporto – ad affrontare nuove tensioni e altri «shock». La possibilità stessa della sua coesione è sempre più messa in dubbio, mentre si fanno imponenti le sfide economiche e legate alla sicurezza da affrontare. La politica economica europea ha di fatto diminuito le prospettive di crescita e le capacità di ogni singolo Stato di determinare il proprio approccio nel rispetto degli interessi nazionali. Sistema bancario e migrazioni sono visti, in particolare, come i due principali «punti deboli» dell'Europa, mentre la Brexit finirà per accrescere le spinte centrifughe e nazionaliste. Nell'analisi dell'intelligence Usa sembrano risuonare, questa volta post litteram, le recentissime parole di Trump, che ha appena definito la Brexit una «grande cosa» e ha parlato dell'insostenibilità di un sistema europeo che, giovando solo alla Germania, spingerà molti altri ad uscire. Il rapporto prosegue quindi analizzando il costante invecchiamento demografico, destinato a porre ulteriori sfide (previdenziali e di welfare innanzitutto), mentre la carenza di lavoratori giovani ridurrà le entrate fiscali, alimentando il dibattito sull'immigrazione come strumento per aumentare la forza lavoro.

Stati Uniti sempre più divisi
Anche per gli Stati Uniti – scrive il rapporto – si prospettano tempi duri. Gli States sono sempre più divisi a livello sociale e di classe; la stagnazione dei salari e l'ampliarsi delle disuguaglianze pongono seri dubbi sulla globalizzazione e sulla realizzabilità del «Sogno americano» della mobilità verso l'alto. Il numero di uomini tra i 25 e i 54 anni che non cercano lavoro è ai livelli più alti dalla Grande Depressione. E nonostante segnali di miglioramento in economia, le sfide saranno significative, con una progressiva polarizzazione del panorama politico e una sempre maggiore sfiducia nei confronti dei governi. Tensioni, insomma, che accomunano tutto l'Occidente, favorendo l'ascesa di movimenti cosiddetti «populisti» e il rafforzarsi di istinti nazionalisti.

Il lato oscuro della globalizzazione
Decenni di integrazione e globalizzazione e l'avanzamento tecnologico – ammette il rapporto – hanno arricchito ulteriormente i ricchi e, pur concedendo nuove opportunità per uscire dalla povertà soprattutto in Asia, hanno anche impoverito le classi medie occidentali, alimentando sentimenti contrari alla spinta globalizzatrice. I flussi migratori, da 70 anni a questa parte mai così imponenti, insieme allo spettro di un progressivo svuotamento del welfare e alla sempre maggiore competizione per i posti di lavoro, hanno finito per alimentare sentimenti nazionalisti e anti-elitari. La scarsa crescita e la diseguaglianza indotta dalla tecnologia nel mercato del lavoro mettono a serio rischio la riduzione della povertà e alimenteranno, negli anni a venire, le tensioni tra i Paesi. Il rapporto sembra fare indirettamente riferimento alla vittoria elettorale di Donald Trump, in parte dovuta al fatto che il magnate ha espresso più volte una condanna verso le nefaste conseguenze della globalizzazione e si è presentato come l'alternativa al «sistema» e all'establishment.

Sfide
I prossimi cinque anni, insomma, saranno caratterizzati, secondo il rapporto, da incertezze globali a livello economico (legate soprattutto alla crescita della Cina), politico (con un occhio particolare agli scenari mediorientale nordafricano), sociale (con una sempre maggiore polarizzazione tra diverse culture e società), geopolitico (crescente conflittualità) e ambientale. Tutte sfide che «animeranno» la presidenza di Donald Trump. Che, si sa, al variegato mondo dell'intelligence americana non è particolarmente simpatico.