24 agosto 2019
Aggiornato 17:30
Leader dell'Afd, è l'anti-Merkel per eccellenza

Chi è Frauke Petry, la donna che fa traballare il trono della Cancelliera

Ha una biografia a tratti simile a quella della Cancelliera. Ma per visione politica, è un'anti-Merkel radicale. Ecco chi è Frauke Petry, la donna che minaccia la leadership di Angela

BERLINO - Se un vincitore, nelle elezioni amministrative che si sono tenute in Mecleburgo-Pomerania Anteriore, c'è, questo vincitore non lo si deve cercare tra le file del partito socialdemocratico Spd, che pure ha ottenuto la percentuale più alta di consensi. Questo vincitore è una donna, una donna dalle vedute politiche radicalmente opposte rispetto a quelle della Cancelliera Angela Merkel: si tratta di Frauke Petry, leader del movimento di estrema destra Afd (Alternativa per la Germania). 

Una biografia a tratti simile alla Cancelliera
Già, perché se volete capire di chi stiamo parlando, sappiate che la Petry è innanzitutto un'anti-Merkel:soprattutto quando si parla di migranti. Nonostante, per certi versi, la sua biografia ricordi a tratti quella della Cancelliera. Classe 1975, quattro figli, protestante come Frau Merkel, originaria come la sua rivale della Germania dell'Est; anche lei un'infazia al di là della cortina di ferro. Laureata in Chimica, mentre la Cancelliera in Chimica Fisica, a differenza della sua «nemica» ha abbandonato presto la carriera accademica. Divorziata come Angela, anche lei ha conservato il cognome dell'ex marito. Il quale peraltro, dopo il divorzio, è entrato nella Cdu, il partito di appartenenza della Cancelliera.

Un'anti-Merkel, soprattutto sui profughi
Ma qui i punti di contatto finiscono. Perché, mentre la Merkel continua a difendere la sua politica dell'accoglienza verso i profughi, incurante dei contraccolpi della sorte, la sua rivale Petry vorrebbe spedire i migranti economici su qualche isola sperduta, prendendo esempio dall'Australia. E l'eventualità che le guardie di frontiera sparino sui clandestini pur di non farli passare non la sfiora un granché.

La scalata dell'Afd
La scalata al successo è stata piuttosto rapida: ai vertici del partito dal 2013, è però dal luglio dello scorso anno – da quando la crisi migratoria si è fatta più imponente – che si è imposta alla guida dell’Afd, facendosi portavoce di ricette radicalmente opposte a quelle della Cancelliera. E non solo sull’immigrazione, tema grazia al quale è riuscita a silurare il vecchio leader del movimento, ad oggi preoccupato per l’eccessiva deriva xenofoba. Frauke è anche fortemente anti-euro e anti-europeista. Agli esatti antipodi, dunque, dal sentimento politico di Angela.

Dichiarazioni celebri
Alcune sue dichiarazioni sono diventate celebri. Mentre la Cancelliera, un anno fa, si preparava ad aprire le frontiere e a suscitare la furia di tedeschi e vicini continentali, Petry auspicava che i migranti non in diritto di ottenere l’asilo venissero portati su due «isole fuori dall'Europa protette dall'Onu». Ma fra le sue prese di posizione che più hanno avuto risalto negli ultimi mesi c'è anche la comprensione espressa per quei tedeschi che vogliono armarsi per autodifesa: a maggior ragione perché, a parer suo, i migranti causano un aumento della criminalità e del terrorismo.

Una deriva troppo estremista?
Ma c’è chi è convinto che, sotto la sua guida, l’Afd stia diventando troppo estremista. Tanto che, secondo un autorevole quotidiano tedesco (la Faz), i servizi segreti interni a luglio stavano valutando se porre sotto osservazione il partito che non disdegna i voti di una formazione neonazista come la Npd.

Petry pensa in grande
Dal canto suo, Petry respinge ogni accusa, rivendicando fortemente all’Afd la natura di «partito liberalconservatore». Non a caso, in campagna elettorale ha promesso di non fare alcuna «opposizione radicale» nel Parlamento del Meclemburgo-Pomerania. Un modo per rassicurare gli elettori di fronte a chi punta il dito contro l’eccessiva deriva estremista del partito. Il suo stile politico, poi, è dal suo punto di vista «costruttivo», «con una predisposizione di tanto in tanto alla provocazione». A lei, in ogni caso, si deve l’ascesa del movimento di cui fa parte, che, nell’estate 2015, era sul punto di cadere in rovina a causa delle divisioni interne. A lei si deve la batosta ricevuta dalla Merkel in queste ore. E anche se, per parafrasare una sua stessa analisi, bisogna ammettere che la Cancelliera ha fatto un po’ tutto da sola, ha pur sempre trovato una valida avversaria a ribaltarne a proprio vantaggio i punti deboli.