16 novembre 2018
Aggiornato 17:30

Dall'Assia ennesimo schiaffo alla Merkel, che lascia (ma non troppo)

Le urne dell'Assia consegnano l'ennesimo schiaffo ad Angela Merkel, e la Cancelliera fa un clamoroso passo indietro
La cancelliera tedesca Angela Merkel
La cancelliera tedesca Angela Merkel (Clemens Bilan | EPA)

BERLINO - Le urne dell'Assia consegnano l'ennesimo schiaffo ad Angela Merkel, e la Cancelliera fa un clamoroso - ma non così inatteso - passo indietro. Come peraltro ampiamente previsto dai sondaggi, la Cdu perde oltre dieci punti - stando alle prime proiezioni incassa il 27,2% (nel 2013 aveva preso il 38,3) - toccando il risultato peggiore dal 1966, trionfano invece gli alleati Verdi. Una grave battuta d'arresto dunque per il suo partito di centrodestra e l'alleato socialdemocratico di coalizione a Berlino, in una elezione regionale considerata da tutti cruciale in Germania. Tanto da portare la Cancelliera alla decisione, già comunicata ufficialmente, di non ricandidarsi più. Merkel ha confermato che resterà al suo posto alla guida del governo di coalizione tedesco fino alla fine del mandato, nel 2021, ma non si ricandiderà successivamente né per il Parlamento né per la guida della Cdu.

«Non sono nata Cancelliera»
«E' ora di aprire un nuovo capitolo», ha detto dopo che fonti del suo partito avevano fatto trapelare che non si sarebbe ricandidata alla guida dei Cristianodemocratici nel congresso di dicembre. «I risultati delle elezioni sono estremamente amari e deludenti», ha commentato Merkel. «E' il mio ultimo mandato da Cancelliera, e lascio anche la presidenza Cdu. Non voglio più incarichi politici» ha spiegato, perentoria. «I risultati nelle elezioni sono oltremodo amari e deludenti sia in Assia che nel Bund», il che è «deplorevole», perché il «governo nero-verde ha portato un bilancio convincente». Come Cancelliera «ho la responsabilità di tutto, per quello che riesce e per quello che non riesce». E dunque «è giunto il momento di aprire un nuovo capitolo: non mi ricandiderò come presidente della Cdu, questo quarto mandato è l'ultimo come Cancelliera, non mi ricandiderò al Bundestag nel 2021 e non voglio altri incarichi politici».
«È chiaro che così non si può andare avanti. L'immagine del governo è inaccettabile», ha aggiunto. «E questo ha ragioni più profonde che ragioni di comunicazione», ha affermato rimandando a un problema di «cultura del lavoro». Infine Merkel ha escluso una sua ricandidatura anche se il governo attuale cadesse, come eventuale effetto del ritiro della Spd. «Non sono nata Cancelliera», ha chiuso.

Fatale la decisione di aprire i confini
Questo doppio arretramento dei partiti di potere a livello federale a Berlino, alleati nella «Grosse Koalition» allestita lo scorso marzo con grande difficoltà, è una pessima notizia per Angela Merkel in un momento in cui politicamente è già debole. Si tratta della seconda deludente elezione regionale per i conservatori tedeschi, dopo il voto in Baviera di due settimane fa che li ha visti perdere la maggioranza assoluta che avevano mantenuto per decenni. Il numero due della Cdu, Annegret Kramp-Karrenbauer, molto vicino alla Merkel, ha parlato in serata di un risultato "molto doloroso». I conservatori continueranno ora ad amministrare l'Assia all'interno di un'alleanza i cui contorni devono ancora essere definiti. Usurata da 13 anni di potere, la popolarità della Merkel non ha smesso di calare a partire dalla decisione di aprire i confini a oltre un milione di richiedenti asilo nel 2015 e 2016. Con l'avanzata dell'estrema destra, i critici di Merkel nel suo stesso schieramento le chiedono una virata a destra e soprattutto che prepari la sua successione.

E adesso cosa succede in Assia?
La coalizione uscente Cdu-Verdi avrebbe la possibilità di continuare a governare nell'Assia tedesca, sia pur con una maggioranza limitatissima, affidata a un solo seggio. Il presidente del Land uscente, Volker Bouffier, della Cdu, ha affermato che una coalizione del genere sarebbe certamente una «sfida», ma anche «un mezzo per disciplinare» i partiti dell'esecutivo. L'Fdp si era già fatto avanti, dicendosi disponibile per una cosiddetta «Giamaica» (Cdu-Verdi-Fdp). Oggi però Christian Lindner ha sottolineato che sul piano dei numeri sarebbe possibile anche una costellazione «semaforo», rosso-giallo-verde, che prescinda dalla Cdu. L'ex capogruppo dell'Unione, Friedrich Merz, sarebbe pronto a candidarsi alla presidenza della Cdu al prossimo congresso. Idem l'attuale segretaria generale della Cdu, Anngret Kramp-Karrenbauer e il ministro della Salute Jens Spahn si candiderà alla presidenza della Cdu al prossimo congresso di partito, a dicembre. Spahn è stato un forte critico della linea di Angela Merkel in passato e viene considerato un reale possibile successore della Cancelleria.

Chi esulta e chi si dispera
Chi esulta oggi invece sono gli ecologisti: «L'Assia non è mai stata così verde prima d'ora», ha affermato Annalena Baerbock, che condivide la presidenza con Robert Habeck. «Siamo felici di questo storico miglior risultato dei verdi in Assia», ha aggiunto, rendendo onore al ministro dell'Economia uscente, Tarek Al Waziri, che ha guidato il partito al trionfo di stasera. Fra i vincitori indiscussi c'è anche l'ultradestra di Afd, che entra nel parlamentino del Land ed è presente così in tutti e 16 le regioni tedesche, con un risultato a due cifre, il 12,8%, mentre l'altra volta fallì l'obiettivo fermandosi al 4,1 per cento. Festeggiano anche i liberali, che con il 7,8% (avevano il 5) potrebbero essere decisivi, soprattutto mettendosi a disposizione per la coalizione «Giamaica». Di «sconfitta amara» ha parlato invece il candidato di punta dei socialdemocratici, Thorsten Schaefer-Gumbel, che ha visto il partito scivolare al 19,6% (dal 30,7 del 2013), in un testa a testa con i Verdi, che si confermano tendenzialmente in grado di diventare seconda forza politica tedesca.