18 ottobre 2019
Aggiornato 15:30
Il premier torna a parlare di debito e di riparazioni di guerra

E ora Tsipras presenta il conto alla Cancelliera

Non che alla Merkel, in questo periodo, manchino le gatte da pelare. Ma alla porta della Cancelliera torna a bussare il fantasma della crisi greca. Una crisi che non è finita. Anzi...

ATENE - Un anno fa di questi tempi, i riflettori della stampa internazionale erano puntati sulla Grecia, reduce da mesi di estenuanti negoziati con la Troika, da un clamoroso referendum con cui i cittadini hanno rigettato nuove ricette a base di austerity, dalle dimissioni dello scomodo ministro delle Finanze Yanis Yaroufakis e dall'ultimo accordo lacrime e sangue - che Bruxelles ha chiamato «salvataggio» - da 86 miliardi di euro (VEDI LO SPECIALE). Ma poi, il flusso migratorio senza precedenti, le tante crisi internazionali in corso e la tempesta attraversata dalla malmessa nave europea - Brexit compresa - hanno fatto sì che la «tragedia greca» finisse in poco tempo nel dimenticatoio. In maniera del tutto ingiustificata, visto che, ad un anno di distanza, la Grecia è tutt'altro che «salvata».

Tsipras torna sul debito
E' forse per questo motivo che il primo ministro Alexis Tsipras, che lo scorso anno ha infine dovuto «arrendersi» alla tecnocrazia europea, è tornato a parlare in queste ore della crisi del proprio Paese, rivolgendosi alla cancelliera Angela Merkel. La quale, tra l'Ue sull'orlo della disintegrazione e l'avvicinarsi di incerte elezioni in patria, avrebbe già le sue belle gatte da pelare, senza che il fantasma della crisi greca torni a bussare alla sua porta. E invece, Tsipras sembra di nuovo sul piede di guerra, e, in un'intervista a Realnews, ha fatto sapere che, poiché la Grecia ha mantenuto la sua parte dell’accordo, ora si aspetta di vedere misure per rendere più sostenibile l’enorme debito del Paese. «Non ci limitiamo a chiedere ma domandiamo con forza e ci aspettiamo misure specifiche che rendano il debito più sostenibile», ha sottolineato. Secondo il premier greco, questo «avrà ovviamente conseguenze sulla riduzione del surplus dopo il 2018, un fatto essenziale che apre la strada alla ripresa dell’economia».

Un accordo è un accordo
Il premier greco, insomma, torna a chiedere l'alleggerimento del debito greco, dopo che sull'argomento ha tanto combattuto (con risultati molto modesti) in sede europea. Eppure, alla fine un'apertura da parte dei creditori c'era stata, ovviamente condizionata al rispetto, da parte di Atene, della faticosa road map di tagli e privatizzazioni che ha, di fatto, peggiorato lo stato di salute della sua economia. In ogni caso, Tsipras ha ricordato che il suo Paese ha mantenuto le promesse, e ora si aspetta di riscuotere quanto dovuto. «Un accordo è un accordo che deve essere messo in atto da tutte le parti, che queste abbiano elezioni nei prossimi anni nei loro Paesi oppure no», ha dichiarato.

Lo scoglio delle elezioni tedesche
Già, perché a rendere ancora più improbabile lo scenario della ristrutturazione del debito è la contingenza storica: la Cancelliera è infatti attesa al varco di importanti elezioni (tra cui quelle politiche nelle 2017) da qui ai prossimi mesi. E l'elettorato tedesco, si sa, è sempre stato ben poco bendisposto nei confronti delle (cosiddette) «cicale» greche, e non apprezzerebbe ulteriori (per così dire) concessioni da parte di Berlino.

Riparazioni di guerra
Ma non è finita. Perché, oltre alla questione del debito, Tsipras ha di recente presentato un altro conto a Berlino: quello delle riparazioni di guerra. 269 miliardi di euro è la cifra che il governo greco si aspetta di ricevere come «risarcimento» tardivo per l’occupazione nazista. Una richiesta già avanzata da tempo, ma rispetto alla quale Tsipras è tornato di recente alla carica: «Per il nostro Paese è una questione di onore, non possiamo ritirare questa richiesta». E qualora la Germania opponesse qualche obiezione, il viceministro degli Esteri Nikos Xydakis ha addirittura paventato il ricorso a vie legali.

La Grecia sempre più giù
Il primo ministro ellenico sembra dunque determinato ad ottenere quello che vuole, dopo aver accettato e rispettato le difficilissime condizioni previste nell’accordo. Condizioni che hanno di fatto peggiorato la crisi che già da anni attanagliava il Paese. Secondo una ricerca indipendente condotta da DiaNEOsis, molti greci sono costretti a condurre una vera e propria battaglia per poter sbarcare il lunario. La percentuale di popolazione greca che vive in condizioni di estrema povertà è infatti salita, dal 2,2% del 2009, al 15% nel 2015, con 1,6 milioni di persone sotto la soglia di povertà.

I 3 problemi dell'ultimo accordo
La storica firma del Guardian Larry Eliott ha di recente parlato di tre ovvi problemi legati all’ultimo accordo raggiunto: il primo è che la nuova dose di austerità renderà più difficile per la Grecia riemergere da una crisi tragica almeno quanto quella che scoppiò nel ’29 negli Stati Uniti; il secondo è che gli assunti dei creditori sulla crescita e sulla riduzione del deficit sono del tutto irrealistici; il terzo è che prima o poi la Grecia ripiomberà nel cuore della crisi. E’ soltanto questione di tempo.

Il peggio della crisi tornerà
I segnali ci sono tutti: l’economia ha continuato a contrarsi; la produzione locale è diminuita dell’1,4% nei primi tre mesi del 2016 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente; i consumi sono scesi dell’1,3%. E su queste basi, è chiaro che la ridiscussione del debito greco è l’unica prospettiva che potrebbe ridare un po’ di sollievo al Paese. Già lo scorso anno, il Fondo Monetario Internazionale aveva stimato che, in mancanza di un suo alleggerimento, il debito sarebbe potuto arrivare al 250% del Pil greco entro la fine del secolo. Ecco perché Tsipras non può più permettersi di aspettare. Ovviamente, elezioni tedesche permettendo.