22 ottobre 2019
Aggiornato 18:30
E la più scontenta è (guarda caso) la Grecia

La Brexit e gli altri: come l'euroscetticismo sta (letteralmente) sommergendo l'Europa

Non è solo questione di Brexit. Un sondaggio rivela come l'euroscetticismo sia in crescita in tutta Europa. In primis in Grecia, che ha sperimentato sulla sua pelle le controverse ricette europee

L'euroscetticismo è in netta crescita in Europa.
L'euroscetticismo è in netta crescita in Europa. Shutterstock

LONDRA - Non solo Brexit. Se anche la preoccupazione più urgente di Bruxelles, al momento, è scongiurare una defezione britannica dall'Unione, i territori della Corona non sono l'unico fronte su cui l'Ue dovrebbe vigilare. Perché in realtà l'euroscetticismo appare sempre più come un vortice pronto a travolgere il continente. A dimostrarlo, non soltanto l'irresistibile ascesa di movimenti euroscettici un po' ovunque, ma anche un sondaggio del centro di ricerca Pew. Che ha appurato che «i britannici non sono gli unici ad avere dei dubbi sull'Unione europea».

Grecia la più euroscettica (e c'è da stupirsi?)
Le simpatie per Bruxelles, in effetti, sembrano crollare nei principali Paesi europei, specialmente nella parte occidentale del continente. Le percentuali più basse vengono sfiorate dalla Grecia, forse anche perché la storica patria della democrazia europea è stata, quasi paradossalmente, la più martoriata dalla tecnocrazia a guida tedesca e dal mantra dell'austerity. Il dato è spaventoso: il 71% degli intervistati greci si dice contrario all'appartenenza all'Ue. Ma l'euroscetticismo non domina solo in terra ellenica, dove tutto sommato le circostanze rendono più comprensibile il rigetto anti-Bruxelles: al secondo posto dei più freddi verso l'Ue troviamo i francesi, con il 61% di sfavorevoli, e al quarto gli spagnoli, con il 49% di euroscettici.

Londra pronta a lasciare, italiani indecisi
Il sondaggio confermerebbe anche quanto registrato ultimamente da altre stime: nel Regno Unito, il fronte pro-Brexit ha sorpassato i sostenitori dell'Europa, con un 48% contro il 44%.  Quanto all'Italia, pur vedendo fortemente ridotti i consensi verso l'Ue, mantiene una posizione favorevole sull'Europa, con un 58% degli intervistati ancora a favore di Bruxelles.

Il crollo del sentimento filoeuropeo nel Belpaese
Ciò non significa che gli italiani siano generalmente contenti dell'Unione: perché anche se i dati mantengono il segno più, negli ultimi tempi il sentimento filoeuropeo ha comunque fatto registrare  un sensibile calo di ben 20 punti, dal 78% all'attuale 58%: un trend che si è confermato anche dall'inizio del 2015, con una perdita di 6 punti percentuali.

Vincono ancora i «pro», ma di pochissimo
E' vero che, mediamente, il 51% dei 10.491 cittadini intervistati nei 10 Paesi Ue in cui è stato condotto il sondaggio (dal 4 aprile al 20 maggio) si sono detti favorevoli all'Ue. Ma due osservazioni sono inevitabili: innanzitutto, è una maggioranza davvero «risicata», che mostra come l'Europa sia praticamente spaccata in due. In secondo luogo, i consensi sono letteralmente precipitati negli ultimi tempi, e soprattutto nell'ultimo anno. Solo il 38% dei francesi ha espresso un'opinione positiva sull'Ue, contro il 64% registrato nel 2004 (-17% dal 2015). E' crollato di dieci punti percentuali anche il consenso dei britannici nello stesso periodo, dal 54% del 2004 all'attuale 44% (-8% nel 2015).  In Spagna, il crollo è stato di 16 punti dal 2015. Nove anni fa, nel 2007, la percentuale era dell'80%. 

Il 2015 ha moltiplicato gli euroscettici
Perché proprio nel 2015 gli europei sembrano essersi «disinnamorati» dell'Ue in maniera tanto significativa? Il 2015 è stato l'anno in cui, per così dire, il «vaso è traboccato», in cui, cioè, il fronte degli euroscettici si è sensibilmente rimpolpato a causa di una contingenza storica particolarmente difficile: un vero e proprio annus horribilis per l'Europa su diversi fronti. Innanzitutto, la crisi migratoria, che ha seminato panico e insoddisfazione un po' ovunque per la rocambolesca e singhiozzante gestione europea, peraltro palesando le enormi difficoltà che l'Unione ha nell'affrontare in maniera condivisa ed efficace una situazione di difficoltà. Il 2015 è stato anche l'anno della crisi greca, o meglio, l'anno in cui la Grecia è capitolata sotto i colpi mortali inflitti da Bruxelles, accettando un nuovo piano di «salvataggio» chiaramente insostenibile e di fatto mortale per il Paese. Il 2015 si è aperto e chiuso con attentati terroristici che hanno colpito il cuore dell'Europa, svelandone l'incapacità di integrare le seconde e terze generazioni di immigrati, ormai a tutti gli effetti cittadini europei: quei terribili avvenimenti hanno mostrato come il Vecchio Continente debba guardarsi, prima ancora che da nemici esterni, da minacce interne, originate sostanzialmente dalla mancanza di politiche inclusive di lungo periodo. Il 2015 è stato, più in generale, un anno di grande instabilità a livello mondiale, un'instabilità che ha fatto più che mai sentire i propri contraccolpi in un'Europa che si rivela ogni giorno più divisa e immobile. Un'Europa incapace di affrontare le crisi globali di questi anni, e che vive - e non da sola - il drammatico tramonto dei partiti tradizionali e il fallimento delle trite ricette politiche sempre più scollate dalle concrete esigenze dei cittadini.

Est più filoeuropeo
Ad ogni modo, il sostegno più alto all'Unione è stato registrato invece in Polonia (72%) e Ungheria (61%). La Germania - Paese «guida» dell'Ue - risulta sostanzialmente spaccata, con il 50% dei consensi e il 48% dei pareri sfavorevoli all'Unione. I tedeschi sono però quelli che con maggiore convinzione sostengono l'idea che il Regno unito debba restare nell'Ue. Il 79% degli interpellati in Germania è di questo parere, solo per il 15% la Gran Bretagna dovrebbe uscire dall'Unione.

Ben oltre la Brexit
Nonostante il dilagante euroscetticismo, non si può dire che la maggioranza degli intervistati faccia il tifo per la Brexit. Molti di loro, infatti, temono che un addio di Londra possa avere ripercussioni sfavorevoli sulla già martoriata economia europea. Del resto, Frau Merkel di recente si è espressa contro la Brexit, pavendando in realtà, più che conseguenze negative per l'Europa, ripercussioni sfavorevoli per il Regno: a suo avviso, lontane dall'Ue, le terre di Sua Maestà perderebbero ogni potere negoziale, con tutte le conseguenze (economiche) del caso. Non sembrano pensarla così gli inglesi, dove il fronte anti-Ue cresce di giorno in giorno. Ma il cuore della questione va ben oltre la Brexit: perché se è vero che Londra potrebbe essere la prima a «dare l'esempio», l'euroscetticismo non è un problema britannico. E' un problema di tutta Europa. E Bruxelles farebbe bene a recepire il messaggio.