21 giugno 2021
Aggiornato 20:00
Dopo il parziale cessate il fuoco ad Aleppo di 48 ore

Siria, viceministro degli Esteri russo incontra ambasciatore di Damasco. Raid aereo su un campo profughi

Il viceministro degli Esteri russo Mikhail Bogdanov e l'ambasciatore siriano a Mosca Riyad Haddad si sono incontrati per discutere del futuro della Siria. Ma un raid aereo su un campo profughi rompe il cessate il fuoco

DAMASCO - I risultati del secondo round dei colloqui fra le varie fazioni siriane è stato al centro dell’incontro tra il viceministro degli Esteri russo Mikhail Bogdanov, e l'ambasciatore siriano a Mosca Riyad Haddad. Lo ha riferito il ministero degli Esteri russo in un comunicato pubblicato sul proprio sito internet. «Le parti hanno discusso temi relativi allo sviluppo della situazione in Siria, fra cui la lotta al terrorismo, nonché di una soluzione politica alla crisi siriana, tenendo conto round di colloqui inter-siriani conclusi a Ginevra», si legge nel comunicato.

Da Stalingrado ad Aleppo
In precedenza, i media hanno riportato che il presidente siriano Bashar al Assad, in un telegramma a Putin, ha paragonato alla battaglia di Stalingrado, combattuta durante la Seconda guerra mondiale, la complicata situazione attualmente in corso ad Aleppo. «La resistenza di Aleppo ricorda l'eroismo di Stalingrado nella Seconda guerra mondiale e la Siria non scenderà a compromessi per conseguire la vittoria definitiva», ha scritto, in occasione del giorno della Vittoria.

Un nuovo terribile attacco
Ma nelle ore immediatamente successive all'annuncio della nuova tregua intorno ad Aleppo di 48 ore, almeno ventotto civili, tra i quali donne e bambini, sono stati uccisi in raid aerei contro un campo profughi nel nordest della Siria, nei pressi della frontiera turca. Una cinquantina sarebbero i feriti. Lo ha indicato un'organizzazione non governativa.

La denuncia delle Ong
Il direttore dell'Osservatorio siriano dei diritti umani (Osdh) Rami Abdel Rahmane ha affermato che i raid avevano come obiettivo proprio il campo nei pressi della località di Sarmada, nel nord della provincia di Idleb, controllata in maggior parte dal Fronte al Nusra, la costola siriana di al Qaida, e i suoi alleati ribelli. Secondo l'Osdh e fonti dei militanti, tutte le vittime sarebbero civili. L'ong ha dichiarato che il bilancio dei morti potrebbe aggravarsi a causa della gravità delle condizioni di alcuni feriti. 

Chi è stato?
Si discute, in queste ore, sulla responsabilità dell'attacco. Mamoun al Khatib, direttore dell'agenzia di stampa locale filoribelle Shahba, con sede ad Aleppo, ha accusato il regime di Bashar al Assad di aver effettuato questi raid. «Due aerei del regime di Assad hanno sganciato quattro missili sul campo situato nel villaggio di al Kammouna. Due missili sono caduti nei pressi del campo, provocando un'ondata di panico, e altri due all'interno dove decine di tende hanno preso fuoco», ha detto. «Non ci sono che civili in questo e altri campi della regione», ha proseguito Khatib. A suo avviso, gli sfollati di al Kammouna sono fuggiti dai combattimenti nel nord della provincia di Aleppo. Immagini diffuse dai militanti sui social network mostrano i soccorritori intenti a spegnere le fiamme che divorano le tende, di colore blu e bianco.

L'ultima 'spinta militare' di Assad?
Ad ogni modo, la condanna è stata unanime. Il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest ha duramente condannato l'attacco: «Si tratta di persone quelle che vivono nel campo profughi di Sarmada, e non c'è giustificazione per un attacco militare che prende di mira proprio loro», ha dichiarato. Una simile condanna è giunta dal segretario agli Affari esteri britannico Philip Hammond, che ha definito l'attacco «orribile», attribuendone immediatamente la cresponsabilità al regime di Bashar al Assad. Anche il Guardian ha suggerito questa interpretazione, definendo «accusata» la Siria e parlando di un'ultima «spinta militare» impressa dal regime di Assad per conquistarsi la vittoria finale con il controllo di Aleppo. 

Il nuovo (parziale) cessate il fuoco
Ieri i ribelli anti-Assad (non coinvolti nel cessate-il-fuoco) sono riusciti a conquistare un villaggio strategico a sud di Aleppo dopo una dura battaglia che ha causato almeno 73 morti. I miliziani del Fronte al Nusra (affiliato ad al-Qaeda) controllano Khan Touman, a fianco dell'autostrada tra Damasco e Aleppo. Sotto la pressione degli Usa e della Russia, il regime di Damasco si era impegnato a rispettare per due giorni un cessate il fuoco, nel territorio intorno ad Aleppo. Il tentativo era quello di far tornare la quiete nella città da giorni devastata da violenti combattimenti, rilanciando così la tregua in tutto il Paese, dove - esclusi i settori controllati dai jihadisti dello Stato Islamico (Isis) - lo stop alle armi varato lo scorso 27 febbraio aveva sostanzialmente retto sino alla ripresa degli scontri ad Aleppo, il 22 aprile. L'ultimo impegno di Assad è giunto dopo l'accordo tra Usa e Russia per «estendere» ad Aleppo la cessazione delle ostilità in Siria. Così, il ministero russo della Difesa ha confermato «la reintroduzione del regime di silenzio (delle armi, ndr) per 48 ore nella città di Aleppo», con una implicita marcia indietro rispetto al rifiuto, opposto negli ultimi giorni, di chiedere al presidente siriano di interrompere i raid su Aleppo. Il segretario di Stato americano John Kerry aveva espresso felicitazioni per «lo stretto coordinamento con la Russia» per «sorvegliare», ed ha esortato «tutte le parti a rispettare appieno la nuova tregua ad Aleppo e in tutto il Paese».

Una tregua ripetutamente violata
Nonostante la tregua varata a febbraio, dal 22 aprile 284 persone sono state uccise, tra cui 57 bambini e 38 donne, nelle violenze ad Aleppo, martellata dai raid dell'esercito governativo e dell'artiglieria pesante dei ribelli. Di qui, il nuovo accordo. La Russia non era inizialmente disposta bloccare Assad, sostenendo che le azioni del suo esercito prendono di mira «i terroristi», ovvero le formazioni jihadiste non comprese nella tregua: l'Isis e al Nusra, filiale di Al Qaida in Siria. Tuttavia, le numerose vittime tra i civili e i raid sugli ospedali - che hanno indotto Francia e Gran Bretagna a chiedere di discutere di «crimini di guerra» in sede di Consiglio di Sicurezza Onu - hanno infine convinto Mosca.