17 ottobre 2019
Aggiornato 12:31
Nuovi investimenti militari Usa in Europa dell'Est

L'ultima mossa di Obama e della NATO per arginare il temibile Putin

E' prossimo ad abbandonare la Casa Bianca, ma Obama non sembra badare a spese. Soprattutto se in ballo ci sono i suoi progetti di ridimensionare la Russia. Ecco gli ultimi sviluppi di questa nuova guerra fredda

WASHINGTON - La presidenza di Barack Obama è agli sgoccioli, ma sembra proprio che l'attuale inquilino della Casa Bianca non voglia badare a spese fino all'ultimo giorno. Soprattutto quando si tratta di spese militari, e soprattutto se gli investimenti sono finalizzati a ridimensionare il «nemico» di sempre: la Russia. Indiscrezioni erano emerse già nei mesi scorsi, e i risultati si vedono: il dispiegamento di forze è poderoso, che prosegue la tendenza già registrata negli ultimi anni. Il budget a disposizione è a 7 zeri: 3,4 miliardi di euro. I fronti su cui si concentra l'impegno americano sono due: l'Isis da un lato, e l'Europa dall'altro. Perché Obama sa benissimo che è proprio il Vecchio Continente - soprattutto nella sua area balcanica - il principale terreno di scontro con Mosca. E non è un caso che, qualche mese fa, la NATO abbia voluto spalancare le sue porte al Montenegro.

«La Russia sconfiggerebbe la NATO in 3 giorni»
La scelta di Obama sembra quasi paradossale. Perché Mosca, tra il crollo del prezzo del petrolio e del rublo, le sanzioni occidentali, l'impegno in Siria e la crisi economica, sembra non avere un budget consistente per fare investimenti militari. Perché, allora, la Casa Bianca continua a considerare Putin una minaccia, al punto da incentivare continuamente costosissime politiche espansionistiche dell'Alleanza Atlantica? Il report della Rand Corporation può forse chiarirci le idee: secondo quello studio, la NATO difficilmente potrebbe difendere il territorio dei suoi membri più esposti, nell'ipotetico caso di un'aggressione di Mosca. Addirittura, secondo i ricercatori, le forze NATO verrebbero rovesciate da Mosca nel giro di 3 giorni. Lo studio ritiene che la NATO debba far fronte all'imprevedibile nuova ascesa della Russia, che, soprattutto dopo la conquista della Crimea, avrebbe spinto molto l'acceleratore sulle spese militari e di difesa. Nonostante la crisi. Gli analisti ritengono che in caso di un suo intervento nei Paesi balcanici, gli Stati Uniti e i loro alleati non avrebbero truppe sufficienti, né mezzi abbastanza tecnologici per arrestare l'avanzata di Mosca.

La scelta del Pentagono
Il report è stato pubblicato lo stesso giorno in cui il segretario per la Difesa americano Ash Carter ha rivelato il progetto di aumentare la dotazione di armi pesanti e veicoli corazzati nelle posizioni NATO in Europa dell'Est. Ad oggi, ci sono due brigate militari in Europa - una in Italia e l'altra in Germania -, alle quali presto se ne aggiungerà un'altra fortemente corazzata e composta da soldati statunitensi. Lontani i tempi in cui - nel 2012 - Obama annunciò il ritiro di due brigate con relativi equipaggiamenti dalla Germania. Oggi, il Presidente sembra aver preso tutta un'altra direzione. I generali hanno quindi dispiegato altri mezzi e soldati nei Paesi alleati per rassicurare i governi locali, dalla Romania all’Ungheria. Sono cresciuti i depositi — come in Norvegia — dove di solito sono stazionati tank, munizioni e altro materiale pronti all’uso. È aumentata l’attività di ricognizione, così come l’attenzione da parte di tutti i membri della NATO. Altre mosse concrete seguiranno, con spostamenti di unità per sostenere quella che è una vera e propria nuova guerra fredda. 

E ora?
Due riflessioni. La prima: la mossa del Pentagono è un'ulteriore dimostrazione di quanto Putin, che fino a poco fa sembrava essere stato definitivamente ridimensionato e isolato, oggi venga considerato una minaccia al di là dell'Atlantico. Il ruolo giocato in Siria, nonostante le sanzioni, lo ha riabilitato agli occhi del mondo, e soprattutto lo ha riportato al tavolo dei big mondiali. Dopo l'annessione della Crimea, Mosca era stata sospesa dal G7, ma il suo attuale leader - il presidente giapponese Shinzo Abe - ha già annunciato di volerla riammettere. Il ritorno della Russia in Medio Oriente sta mettendo in dubbio la supremazia americana nella regione, e costituisce un precedente davvero pericoloso anche in altri scenari. La seconda: difficile pensare che Putin, di fronte a una così aggressiva politica della NATO, starà inerme a guardare. Perché nemmeno la crisi economica più dura è mai riuscita a fiaccare il proverbiale spirito russo. Soprattutto quando qualcuno lo provoca.