9 dicembre 2019
Aggiornato 05:30

La Polonia e gli altri. Il «terremoto» delle destre stroncherà l’Europa?

Le elezioni polacche sono soltanto l'ultimo esempio. La riscossa dei partiti di estrema destra, anti-immigrati e anti-europeisti, sta stringendo l'Europa in un abbraccio che, di questo passo, potrebbe rivelarsi mortale

VARSAVIA – Altre elezioni, altra spina nel fianco per l’Ue. La Polonia svolta decisamente a destra (quella «estrema»), con il trionfo del Pis, (Diritto e giustizia), partito di Jaros Kaczynski anti-Europa e anti-immigrati. Per il Paese dell’Est europeo si può parlare di un risultato storico: perché è la prima volta, dalla caduta del muro di Berlino, che la Polonia avrà un governo tanto a destra: la premier designata, Beata Szydlo, grazie ai voti ottenuti sarà infatti in grado di governare da sola. Ed è la prima volta che – secondo l’exit poll Ipsos – nessuna forza di sinistra ha ottenuto abbastanza voti per sedere in Parlamento: sembra infatti che, ad entrare nel Sejm, saranno cinque formazioni di destra o centrodestra. Ma ciò che soprattutto stupisce è che il partito «uscente» Piattaforma civica (Po) della premier Ewa Kopacz, succeduta a Donald Tusk da quando è divenuto Presidente del Consiglio europeo, non ha «fallito» dal punto di vista economico. Tutt’altro: dal 2007, anno in cui il Po è andato al potere, la Polonia è cresciuta di un terzo, in media del 4% l’anno, superando senza mai entrare in recessione anche la grande crisi finanziaria internazionale e la crisi del debito sovrano in Europa. Che cosa, dunque, è andato «storto»?

Un Paese diviso
The Economist attribuisce tale risultato elettorale al malcontento sempre più vivo nella parte orientale del Paese, rurale e fortemente conservatrice, che, in tutti questi anni, si è sentita abbandonata ed è diventata sempre più il «ristagno» dell’Europa. Risentimento sì economico – perché la disoccupazione, nell’area, tocca il 20%  –, ma soprattutto culturale, in un territorio dove patriottismo e religiosità sono legati a doppio filo. Di certo, però, il risultato ottenuto dal Pis non è del tutto spiegabile in questo modo: perché il partito di estrema destra non è stato votato solo nell’Est del Paese, o solo dai contadini: anzi, è riuscito a conquistarsi una buona fetta di elettorato giovane e urbano, attraverso una ben costruita campagna social. Si può quindi sostenere che il risultato polacco sia l’ennesimo pezzetto di un puzzle ben più grande, e che vede l’Europa sempre più sedotta dalla destra anti-Ue ed anti-immigrazione.

L’estrema destra alla conquista dell’Europa
E non si tratta solo degli Stati dell’Est, segnati da un drammatico passato comunista e oggi «capeggiati» dall’apripista ungherese Viktor Orban. Perché la scorsa settimana è stata la volta della Svizzera, anti-europea senza essere pienamente europea; perché a giugno, in Danimarca, l’estrema destra si è guadagnata la posizione di secondo partito; perché a maggio quella finlandese è entrata nella coalizione di governo; perché nelle recenti elezioni regionali nell’Alta Austria e comunali di Vienna l’estrema destra ha fatto un significativo balzo in avanti, tanto che qualche sondaggio la definisce il primo partito del Paese con almeno il 27% delle preferenze. E ancora: in Svezia, nel settembre 2014 i populisti e xenofobi Democratici Svedesi hanno letteralmente affossato il governo di centrosinistra, al punto che è stato necessario convocare elezioni anticipate, ed oggi sono al 17,7%; in Francia, il Front National di Marine Le Pen è in perenne crescita (28%), così come il Sinn Fein in Irlanda (26%) e l’Ukip britannico (15%). In Germania, poi, gli euroscettici di destra guadagnano terreno specialmente nell’Est del Paese, mentre la popolarità della Merkel sfiora il suo minimo storico. La riscossa dell’estrema destra, dunque, non è limitata a un solo Paese, ma inizia a riguardare da vicino l’Europa intera. Quali le cause di tale «terremoto»?

I profughi fanno paura
Di certo, la crisi migratoria degli ultimi mesi ha moltiplicato i consensi dei partiti xenofobi. Un’analisi condotta da Vocativ ha fotografato l’impennata di popolarità su Facebook di nove partiti nazionalisti europei dal 20 aprile al 29 agosto. In quel periodo, il partito di estrema destra danese è cresciuto del 67%, totalizzando più di 55.000 followers; l’Ukip britannico è arrivato a 420.000 (+31%); il Front National ha visto un aumento di popolarità social del 13%, con più di 191.000 pollici alzati; l’estrema destra austriaca e tedesca sono entrambe cresciute, su Facebook, dell’8%. Questi dati non sono di certo una coincidenza: al contrario, sono il chiaro segnale di come gli europei siano sempre più terrorizzati per quella che percepiscono come una vera e propria «invasione», e come trovino i partiti di destra gli unici (abili) recettori di tali timori.

Disgusto per la gabbia europea
Ma non è solo l’immigrazione: perché la crescita di tali partiti è iniziata ben prima di quando, negli ultimi mesi, la crisi migratoria ha cominciato ad essere all’ordine del giorno. Questa «riscossa» delle destre populiste si è gonfiata man mano che i cittadini europei perdevano fiducia nelle istituzioni dell’Unione, man mano che la crisi economica presentava il conto ai più poveri, man mano che la fiducia nei partiti tradizionali crollava, man mano che cresceva la percezione di un’Europa sempre meno «opportunità», e sempre più «gabbia». Non è un caso che la Gran Bretagna si stia avvicinando a un referendum per l’uscita dall’Europa, promesso dal conservatore moderato Cameron; e non è un caso che in Grecia e in Spagna formazioni di sinistra, ma sempre critiche nei confronti dell’Europa dell’austerity, abbiano raggiunto risultati storici: Syriza con il suo 41,1%, e Podemos con il suo 28,2%. Di fronte a questi dati, difficile dire cosa ci aspetta. Ma forse, l’Unione non sarà in grado di raccogliere questa sfida e mettersi in discussione per migliorarsi, il rischio è che l’abbraccio delle destre le si riveli, prima o poi, mortale.