19 gennaio 2020
Aggiornato 20:30
La crisi siriana

Obama-Putin: scontro tra titani

Il presidente russo e quello degli Stati Uniti saranno faccia a faccia alle Nazioni Unite, a poche ore dall'appello del leader del Cremlino per una nuova coalizione contro lo Stato Islamico. Mosca ha preso Washington in contropiede inviando truppe e aerei nel Paese.

NEW YORK - Molti lo hanno già ribattezzato uno scontro tra titani. Il presidente russo Vladimir Putin e quello degli Stati Uniti, Barack Obama, saranno faccia a faccia alle Nazioni Unite, a poche ore dall'appello del leader del Cremlino per una nuova coalizione contro lo Stato Islamico.

Putin e Obama dovrebbero pronunciare discorsi con pochi punti di contatto di fronte all'Assemblea Generale, prima di essere impegnati in un incontro a margine, il primo appuntamento ufficiale in oltre due anni, in un momento di fortissime tensioni. Nel preludio a questa sorta di resa dei conti, Putin - isolato dall'Occidente per la crisi in Ucraina - ha di nuovo ottenuto le luci della ribalta con una pesante «accelerazione» sulla Siria, devastata da quattro anni e mezzo di guerra civile. Mosca ha preso Washington in contropiede inviando truppe e aerei nel Paese, inducendo i contrariati leader mondiali a riconoscere che Bashar al Assad, alleato di vecchia data del leader russo, potrebbe conservare il potere.

Il leader del Cremlino, in un'intervista alla vigilia dell'appuntamento al Palazzo di Vetro, ha chiesto una "piattaforma comune per un'azione collettiva" contro le milizie jihadiste dell'Isis, che sostituisca la coalizione sotto comando americano e coinvolga le forze di Assad. Sul terreno, la Russia sembra aver già cominciato a comporre le tessere del puzzle concordando una condivisione dell'intelligence con gli uomini di Iraq, Siria e Iran, che lavoreranno insieme a Baghdad.

Sergei Lavrov, ministro degli Esteri russo, ha sottolineato che a dispetto dei netti contrasti ritiene che Mosca e Washington condividano il «desiderio di lavorare insieme» sulla Siria, dopo l'incontro di domenica con l'omologo americano John Kerry. Gli Stati Uniti hanno tuttavia espresso profonda preoccupazione per le esercitazioni russe in Siria e hanno ribadito che Obama non permetterà che Putin se la cavi sull'Ucraina dopo aver incrinato i rapporti con l'Occidente per l'annessione della Crimea e la strumentalizzazione del conflitto separatista.

«Siamo appena all'inizio del tentativo di capire quali siano le intenzioni della Russia in Siria e in Iraq», ha dichiarato un'autorevole fonte del Dipartimento di Stato, «e di cercare di vedere se ci siano d'ora in avanti soluzioni reciprocamente vantaggiose. Abbiamo un lungo cammino da percorrere in quel colloquio».

Washington vuole un passo indietro - ossia le dimissioni - di Assad, ma l'alleanza alternativa di Putin con gli stati a guida sciita punta invece a rafforzare il governo di Damasco. Le potenze occidentali considerano l'esercito del regime responsabile per la stragrande maggioranza delle 240mila vittime della guerra, ma la loro confusionaria azione contro l'Isis ha permesso ai sostenitori del presidente siriano di accreditarlo come l'unica opzione possibile. "Oggi credo che tutti abbiano accettato che il presidente Assad debba rimanere, in modo che possiamo combattere i terroristi", ha dichiarato domenica alla Cnn il presidente iraniano Hassan Rohani, un altro alleato chiave di Assad.

(con fonte Askanews)