17 ottobre 2019
Aggiornato 12:00
Ministro Esteri iraniano sarà ad Ankara la prossima settimana

Siria, la «diplomazia del sorriso» di Teheran con arabi e turchi

Il capo della diplomazia del governo di Teheran Zarif ha dichiarato che la Repubblica islamica iraniana «desidera collaborare e compiere ogni sforzo per il bene della regione e della popolazione» mediorientale

DAMASCO (askanews) - La Repubblica islamica iraniana «desidera collaborare e compiere ogni sforzo per il bene della regione e della popolazione» mediorientale. Così il capo della diplomazia del governo di Teheran, Mohammed Javad Zarif, il quale ha auspicato che «la soluzione del dossier nucleare (iraniano) possa riflettersi positivamente su una soluzione dei dossier della regione».

Diplomazia del sorriso
In un'intervista rilasciata al quotidiano libanese «Assafir», Zarif, uno dei principali protagonisti della storica intesa nucleare, prova a illustrare la «diplomazia del sorriso» di Teheran con le due principali potenze regionali, Arabia Saudita e Turchia, per raggiungere una soluzione alle crisi in atto in diversi Paesi della regione, a partire da quella siriana per estendersi anche a Iraq, Yemen e Libano.

Incontro con Assad
Nei giorni scorsi Zarif è stato a Beirut e Damasco, dove ha incontrato il presidente siriano Bashar al Assad; una visita effettuata dopo il tour compiuto in Kuwait, Qatar e Iraq alla vigilia dei colloqui tenuti a Mosca dal suo omologo saudita Adil al Jobeir, per parlare appunto del dossier siriano. Movimenti che avvengono all'ombra di un coordinamento regionale tra Ankara e Teheran, secondo il quotidiano Assafir, che si sarebbe tradotta sul terreno nella tregua di tre giorni siglata ieri tra le forze di Assad e i ribelli siriani in tre località vicine a Damasco.

Presto in Turchia
E la prossima settimana, come riporta sempre il quotidiano vicino alle milizie sciite libanesi Hezbollah, il ministro degli Esteri iraniano si recherà appunto in Turchia, dopo aver rimandato la prevista visita di martedì scorso. Zarif dovrebbe incontrare l'omologo turco Mevlut Cavusolgu per discutere l'accordo raggiunto con le grandi potenze mondiale sul programma nucleare iraniano, ma anche e soprattutto la situazione in Siria, fronte sul quale Teheran e Ankara si trovano su posizioni opposte: l'Iran infatti rimane il principale alleato regionale del regime del presidente siriano, mentre la Turchia sostiene i ribelli dell'opposizione a Damasco.

Altri contatti
A questa fitta rete di contatti diplomatici promossi da Teheran e Mosca bisogna aggiungerne altri, come la recente visita del ministro degli Esteri siriano Walid al Muallem nel Sultanato di Oman; si tratta della prima visita di un membro del governo siriano in un Paese del Golfo dall'inizio della guerra civile siriana, nella primavera del 2011. Muscat ha svolto un importante ruolo di mediazione tra Teheran e Washington per il via ai negoziati coronati con l'accordo di luglio. Ed oggi, il Sultanato si propone per una nuova mediazione, questa volta tra Siria e Teheran da una parte ed i Paesi arabi del Golfo dall'altra.

Nuova iniziativa dell'Iran
Non è ancora chiaro quali siano i contenuti della «nuova iniziativa» annunciata dall'Iran nei giorni scorsi per la soluzione della crisi siriana. Tuttavia Teheran, che lavora per un governo di transizione anche senza l'ormai insostenibile presenza di Assad, sembra comunque deciso a sottoporre a referendum popolare qualsiasi futura intesa, come del resto chiede il regime di Damasco. «La volonta del popolo siriano deve essere la bussola per qualsiasi idea che verrà proposta in merito, lontano da interventi esterni», ha detto Zarif. «A nostro avviso la questione nucleare era una vicenda marginale ed è stata risolta - ha spiegato Zarif al quotidiano libanese - ma la questione vera e fondamentale riguarda sopratutto questa nostra regione e noi desideriamo cooperare e compiere ogni sforzo per il bene della regione».

Vicini problematici
Che la «diplomazia del sorriso» adottata da Teheran con le grandi potenze mondiali nei negoziati nucleari possa funzionare anche con Riad è tutto da vedere, a fronte della forte sfiducia che nutrono i ricchi Paesi del Golfo verso l'Iran. Interpellato sulla questione, Zarif ha le idee chiare: «Noi sorridiamo ai nostri amici nella regione dal profondo del cuore», ma non risparmia frecciate: «Noi riteniano che i nostri amici sauditi abbiano bisogno di vedere la realtà così come è. Noi abbiamo affrontato e sopportato molti problemi. Abbiamo sofferto molto con i nostri vicini», ha detto, facendo riferimento alla guerra con l'Iraq degli anni '80: «Noi non abbiamo sostenuto Saddam Hussein contro i sauditi, sono stati loro a sostenere Saddam nella sua guerra contro di noi, pertanto se c'è qualcuno che deve accontentare l'altra parte quel qualcuno sono loro (i sauditi, ndr) anche se noi non lo chiediamo».