21 aprile 2021
Aggiornato 10:30
Se gli «Stati Uniti d'Europa» fossero esistiti

Perché una federazione sul modello USA avrebbe salvato l’Europa

L'Europa è una casa a cui mancano le fondamenta: e la più grande dimostrazione di ciò è la crisi greca. Una crisi che, se gli «Stati Uniti d'Europa» fossero esistiti, non ci sarebbe stata. O perlomeno, non sarebbe arrivata a questo punto: per l'Europa, un punto di non ritorno

BRUXELLES – Mentre la crisi greca evolveva sempre più drammaticamente, a giugno è stato presentato il rapporto «Completare l’unione economica e monetaria dell’Europa», a firma dei presidenti di Juncker, Tusk, Dijsselbloem, Draghi e Schultz. Il rapporto evidenzia le falle che si annidano nel processo di integrazione europea e individua le sfide essenziali che da affrontare. Si riconosce, ad esempio, che occorre «un nuovo processo di convergenza economica» per estirpare le radici degli squilibri economico-finanziari. Si afferma quindi l'esigenza di progredire su quattro fronti: un’autentica Unione Economica, una piena Unione Bancaria e Finanziaria, un’Unione di Bilancio e un’Unione Politica.

C’è un futuro per l’Europa?
Per certi versi, tale documento lascia l’amaro in bocca. Perché, a quindici anni dall’inizio dell’unione monetaria, degli obiettivi delineati si parla ancora al futuro, ed è un futuro che non pare affatto vicino. Inoltre, nel documento manca una connotazione federale, che sarebbe necessaria per correggere la discrasia tra una politica monetaria gestita da un organo federale e politiche economiche gestite a livello nazionale in base a regole comuni. Per il giornalista di Libération Jean Quatremer, con quel rapporto si è persa l’ennesima occasione.

L’arma letale del referendum
Una miopia che il giornalista palesa attraverso un ragionamento per assurdo. Ammettiamo che, dopo il referendum greco, l’Eurogruppo approvi in larga maggioranza una ristrutturazione immediata del debito dell’eurozona. Cosa succederebbe se i ministri delle Finanze tedesco e finlandese, contrari a tale soluzione, decidessero a propria volta di sottoporre la questione alle loro popolazioni? Se la domanda fosse: «Accettate di rinunciare a una parte dei prestiti che la Germania/la Finlandia hanno accordato alla Grecia?», i loro elettori risponderebbero indubbiamente con un «no».

Europa zoppa
«No» contro «no». Abbiamo esultato per quello greco; forse quest’ultimo ci indignerebbe. La questione non è banale: dove finirebbe l’Unione se tutti i suoi governi utilizzassero le consultazioni popolari gli uni contro gli altri? Tale scenario fa riflettere sui motivi per cui l’Europa zoppica: la moneta unica c’è, ma la federazione politica manca. L’obiettivo di arrivare agli «Stati Uniti d’Europa» è stato mancato in pieno. Al suo posto, un minaccioso «Patto di stabilità» a cui tutti gli Stati si devono adeguare. Dopo l’introduzione dell’euro, nell’illusione di essere di fronte a una futura «federazione», i mercati hanno prestato a tutti i Paesi membri alle stesse condizioni della Germania. La crisi finanziaria e la scoperta dei conti truccati dalla Grecia hanno scoperchiato l’illusione.

Federalismo o disintegrazione?
Ma dopo che la verità è venuta a galla, le misure adottate hanno di fatto perpetuato lo stesso meccanismo illusorio: pensare di poter esportare un modello economico (l’austerity tedesca) a realtà del tutto diverse, senza un coordinamento politico alla base. L’Europa, così, è rimasta una casa senza fondamenta. In questo senso, per Quatremer gli Usa sarebbero un modello da imitare: lì, gli Stati federali mantengono il controllo del loro bilancio, e se la California rischiasse di fallire, dovrebbe cavarsela da sola. Se per la Grecia fosse stato così, nessuna misura sarebbe stata imposta dall’alto; l’eurozona sarebbe intervenuta al massimo in aiuti umanitari e ad evitare ricadute sul sistema bancario, e nessuno avrebbe potuto incolpare Bruxelles. Eppure, sempre più persone oggi parteggiano per una soluzione ben più radicale: la disintegrazione dell’eurozona stessa. Eurozona a cui mai è corrisposta una visione capace di supportarla dalle fondamenta.