16 ottobre 2019
Aggiornato 10:00
Relazioni internazionali

Mosca e Pechino, unite dal destino? Mica tanto

Le protagoniste del prossimo doppio summit, dei Brics e dell'Organizzazione di Shanghai per la cooperazione (SCO) sembrano oltre che partner, accaniti concorrenti. Basta cambiare punto di vista, o meridiano, e il quadro assume un altro aspetto.

MOSCA (askanews) - Se è vero che l'amicizia è la migliore scala alla perfezione, quella tra Russia e Cina appare estremamente ripida e scivolosa. Vista da Occidente talora viene descritta come un abbraccio mortale, il Dragone che soffoca l'Orso, un rapporto effimero o, all'opposto, un estremo pericolo per l'Europa, che potrebbe perdere il partner russo, ricco di materie prime. Qualcuno si chiede persino come mai gli Stati Uniti spingano Mosca nelle braccia di Pechino, dopo aver lanciato una nuova fase della dialettica da Guerra Fredda con la pubblicazione della nuova strategia militare Usa, dove, seppure non direttamente citata, la Russia compare come una delle due principali minacce. Anzi come uno dei due Paesi con i quali l'America non può escludere un conflitto diretto, assieme, appunto, alla Cina.

Mosca e Pechino, unite quindi dal destino? Mica tanto. Riflessioni rilanciate da due appuntamenti in agenda questa settimana. Le protagoniste del prossimo doppio summit, dei Brics e dell'Organizzazione di Shanghai per la cooperazione (SCO) sembrano oltre che partner, accaniti concorrenti. Basta cambiare punto di vista, o meridiano, e il quadro assume un altro aspetto.

«La Cina ultimamente cerca sempre di mettere la Russia contro gli USA» ha affermato in un colloquio con askanews Aleksey Mukhin, spin doctor russo e direttore generale del Centro di informazione politica di Mosca. «E ovviamente Mosca non ci sta a stare in mezzo tra Usa e Cina, nelle contese economiche». Secondo Mukhin infatti è ovvio che a Pechino convenga la posizione sotto sanzioni occidentali di Mosca. «Il petrolio costa meno, si riescono a comprare compagnie a buon mercato, si hanno più possibilità». Poi commentando la recente presa d'atto di Vladimir Putin al Forum Economico di San Pietroburgo - «La Cina è il più grosso partner economico che abbiamo» aveva detto il leader del Cremlino - il politologo avverte: «i politici a volte devono anche parlare per stimolare il proprio ascoltatore». In questo caso anche l'Europa e l'Ovest, vista la platea internazionale della Davos Russa riunita il mese scorso.

Per ora va comunque notato che il difficile equilibrio sino-russo viene mantenuto. Persino in ambito multilaterale. Entro il 2016 India e Pakistan, ad esempio, entreranno nel'Organizzazione di Shanghai per la cooperazione. Detta così, sembra che altri due Paesi si uniscano al gruppo formato attualmente da Cina, Russia, Kazakistan, Kirghizistan, Tagikistan e Uzbekistan. Ma la realtà è più complessa. «Il Pakistan entra perchè è un alleato cinese, l'India perchè è un tradizionale partner della Russia», spiega Mukhin. Tutto è regolato, nel nome degli interessi strategici in Asia e dell'olimpico equilibrio. Non a caso nei prossimi giorni, ad Ufa (fondata da Ivan il Terribile, oggi ricchissima di petrolio e dall'8 sede di un doppio summit dei Brics e della Sco) Putin vede per primo il leader cinese Xi Jinping in bilaterale, e il giorno successivo in trilaterale con il presidente della Mongolia Cahiagijn Elbegdorzh (per l'area questo sarà un piccolo evento storico).

«I due leader si confronteranno sui temi prioritari delle relazioni bilaterali, con particolare riguardo all'attuazione degli accordi del vertice di Mosca avvenuto l'8 maggio» rende noto l'ufficio stampa del Cremlino. «Il focus sarà sulla realizzazione della cintura economica della Via della Seta» nonchè, «la collaborazione per il coordinamento Sco e Brics negli affari internazionali». Pur sottolineando: «Le relazioni russo-cinesi con un partenariato strategico globale di cooperazione, sono le migliori che la storia ricordi». Una dimostrazione ne sono state nel Mediterraneo le esercitazioni navali russo-cinesi, battezzate «Interazione in mare 2015» concluse il 21 maggio e che hanno scatenato un certo clamore.

In realtà, per quanto si parli di un avvicinamento progressivo, nel periodo gennaio-aprile 2015 si è avvertita una flessione del 29,4%, degli scambi - 20,6 miliardi di dollari - a causa di un forte calo dei prezzi dell'energia e delle materie prime e di una riduzione complessiva delle importazioni cinesi. Nel 2014, gli scambi bilaterali erano pari a 88,4 miliardi di dollari. Peraltro l'andamento della borsa cinese, lascia aperti molti punti di domanda ma «rimane comunque lo stesso obiettivo strategico di portare il commercio bilaterale a 200 miliardi» fa saper il Cremlino attraverso il suo ufficio stampa. «La Cina è un partner economico importante per la Russia», «hanno formato una alleanza strategica nel settore energetico». E ora si punta a una maggiore sinergia finanziaria. Aumentando il volume di transazioni reciproche in valuta nazionale, a marzo la Borsa di Mosca ha iniziato il trading dei futures su base bivalutaria rublo-yuan. Inoltre nel mese di aprile, Mosca è entrata nel capitale dell'Asian Infrastructure Investment Bank (Aiib), la banca multilaterale partecipata da 60 Paesi.

Cosa sarà dunque del rapporto tra i due colossi? Il tempo è galantuomo e lo mostrerà. Ma potrebbe finire come la strada Mosca-Nizhnij Novgorod, che la gente del posto chiama amichevolmente la «Pekhinka», ossia la via verso Pechino. La sua costruzione è iniziata negli anni 50, quando l'Urss e la Cina condividevano una forte «amicizia». Poi l'amicizia finì, ma il soprannome rimase, fino ad oggi, quando la vicinanza della Cina torna ad essere di grande attualità.