18 settembre 2020
Aggiornato 19:30
Ecco cosa ci aveva detto appena qualche mese fa Loretta Napoleoni

Perché fare la guerra all'Isis sarebbe estremamente stupido

Lo Stato islamico rappresenta qualcosa di nuovo, con una forza attrattiva enorme nei confronti dei giovani musulmani di tutto il mondo. Dobbiamo aspettarci altri attacchi, ma bombardare non è la soluzione ai nostri problemi. E alla nostra paura

ROMA - L'escalation di terrore e violenza perpetrata dall'Isis non si ferma e fa sempre più paura. «Questa è la dimostrazione della strategia che sta portando avanti chiaramente l'Is, e che è vincente», spiega a DiariodelWeb.it Loretta Napoleoni, economista di fama mondiale e tra le più importanti esperte di terrorismo, autrice del libro, «Isis, Lo Stato del Terrore» (Feltrinelli), la prima inchiesta che racconta la scioccante verità sul gruppo terroristico che sfida l’Occidente in nome del Califfato, diventata già un best seller internazionale tradotto in oltre 15 Paesi. «Non ci saranno più grandi attacchi come quello alle Torri Gemelle, ma sempre più piccoli attentati sparsi in giro per l'Europa e l'America. Non conterà più la qualità dell'attacco quanto la quantità. Tutto questo non può non farci paura. Anche l'Italia è a rischio».

Napoleoni, cosa vuole lo Stato islamico? Sterminare l'Occidente?
Il loro obiettivo è molto ambizioso: hanno fatto nascere dalle ceneri dei conflitti mediorientali non un gruppo terroristico, ma un vero e proprio Stato, con un suo territorio, una sua economia. Godono di ampi consensi. Dimentichiamo i talebani e al Qaeda, capace solo di colpi isolati di scarso valore geopolitico. L'Isis spinge per la costruzione di un nuovo ordine politico in Medio Oriente, la creazione di uno Stato moderno senza tensioni, puro, incorruttibile, governato dall'onore, dove le donne non rappresentino una sfida per gli uomini. Tutto questo dopo aver portato avanti una pulizia etnico-religiosa terribile, decapitazioni e incredibili atrocità. Per loro si tratta di realizzare finalmente l’utopia politica sunnita cui aspirano da tanto tempo.

Questo ha un potere seduttivo fortissimo nei confronti di milioni di giovani musulmani in tutto il mondo...
Per loro è un'opportunità unica, che rappresenterebbe anche un riscatto, una sorta di liberazione da secoli di umiliazione. Lo Stato islamico vuole diventare per i musulmani sunniti ciò che Israele è per gli ebrei: uno stato nella loro antica terra occupata. Inoltre, muovendosi molto bene sulle reti web e sfruttando ampiamente la propaganda video, ha un vantaggio mai visto prima.

Com'è possibile che sia arrivato ad ottenere tutto questo potere senza che l'Occidente quasi se ne accorgesse?
L'Occidente se n'è completamente disinteressato, ha delegato all'Arabia Saudita e ai Paesi del Golfo. Già nel 2011 lo Stato Islamico aveva capito che un intervento straniero simile a quello in Libia o in Iraq non sarebbe mai stato possibile in Siria, quindi ha sfruttato a proprio vantaggio il conflitto siriano senza dare troppo nell'occhio. Paesi come il Kuwait, il Qatar e l’Arabia Saudita hanno sostenuto diverse organizzazioni armate con l'obiettivo di arrivare a un cambiamento di regime in Siria. L'Isis è nato da qui, ma anziché combattere quella guerra, ha usato il denaro di quei Paesi per fare il proprio gioco e mettere piede in regioni economicamente strategiche, come le aree petrolifere della Siria orientale.

A questo punto un attacco militare occidentale contro questi nuovi jihadisti è possibile?
A mio avviso sì, soprattutto dopo le ultimissime azioni di Obama che sembra cercare consensi in questo senso. Quella di Obama è stata sino ad oggi una politica estera improntata al laissez-faire e noi oggi ne paghiamo le conseguenze, ma adesso sembra intenzionato a ricalcare le orme di Bush. Io credo sia un atteggiamento pericoloso, improvvisato, non frutto di un'attenta analisi. Bisogna comunque stare a vedere da dove eventualmente verrebbe sferrato l'attacco di terra. Da Baghdad? Dalla Giordania? È tutto molto fluido, è difficile prevederlo in questo momento. Senza dubbio l'Isis sta provocando l'intervento armato.

Se sta provocando la guerra è perché è convinto che ne avrà dei vantaggi...
Un intervento esterno potrebbe fomentare rivolte da parte di popolazioni limitrofe che adesso si trovano in uno stato di semi-anarchia. Stanno giocando questa carta, che però è molto rischiosa. Dipende tutto da quante truppe verrebbero inviate, come sarebbero strutturate.

Guerra armata contro i terroristi sì o no?
No: questa è una guerra loro, non nostra. Continuando così non facciamo altro che crearci altri nemici, e altri ancora. 12 anni dopo l'invasione dell'Iraq ci ritroviamo con un nuovo nemico esattamente nella stessa regione, e più potente probabilmente. Dichiarazioni come quelle del ministro Gentiloni ingigantiscono la loro forza e fanno il loro gioco, e oltretutto non andrebbero fatte prima di averle decise nei luoghi deputati, in questo caso le Nazioni Unite.

Cosa dovrebbe fare allora l'Occidente?
Bisogna agire a livello politico-diplomatico. Invece di investire risorse nei bombardamenti si potrebbe utilizzare lo stesso denaro per promuovere politiche di integrazione della popolazione musulmana in Europa ad esempio. Ovviamente questo pone problemi enormi e non si risolve certo oggi, ma si possono cominciare a porre le basi.

L'anti-terrorismo ha fallito?
Il nostro anti-terrorismo è arretrato rispetto alle modalità di azione dello Stato islamico. Oltre al fatto che ci sono stati tagli pesanti alle misure anti-terroristiche per via della crisi, i terroristi dell'Is si muovo sul web su reti piuttosto nidificate.