15 dicembre 2019
Aggiornato 00:00

L'Ucraina sull'orlo del precipizio e gli USA pronti ad armare il Paese

La situazione nell'Ucraina dell'Est degenera e il Paese si avvicina sempre più alla guerra. L'interesse a fermare questa deriva non sembra essere presente tra le parti in causa, come ha dimostrato il fallimento dei negoziati di pace di Minsk di sabato scorso, che puntavano a restaurare una tregua ormai ricordo del passato e che si sono interrotti con un nulla di fatto.

KIEV - L'Ucraina orientale scivola ogni giorno di più nella guerra e l'interesse a fermare questa deriva non sembra essere presente tra le parti in causa, come ha dimostrato il fallimento dei negoziati di pace di Minsk di sabato scorso, che puntavano a restaurare una tregua ormai ricordo del passato e che si sono interrotti con un nulla di fatto.

LA DEGENERAZIONE DEL CONFLITTO - I separatisti filorussi, nelle ultime settimane, sono stati in grado di tirare colpi alle forze regolari di Kiev e sembrano voler spingere sull'acceleratore. La Repubblica popolare di Donetsk, una delle entità che raggruppa i ribelli, ha annunciato oggi una «mobilitazione generale» di 100mila uomini. Una dichiarazione che, a Kiev, il portavoce militare Andriy Lysenko ha ridimensionato: «Significa che i ribelli non hanno le risorse umane e non sono arrivati a raggiungere i loro obiettivi, cioè la presa della città strategica» di Debaltseve, un nodo ferroviario a metà strada tra le due roccaforti ribelli di Donetsk e Lugansk. Fatto sta che il conflitto «prende un'ampiezza senza precedenti», ha riconosciuto ieri Yury Lutsenko, un collaboratore del presidente ucraino Petro Poroshenko. Ogni giorno il bilancio delle vittime fatto dall'esercito ucraino e dalle fonti aggrava sensibilmente una macabra contabilità : oggi otto morti, ieri addirittura 30. In tutto il conflitto è già costato la vita a 5mila persone.

USA FORNIRÀ ARMI A KIEV? - Gli eserciti sono pienamente in campo. La mobilitazione dei separatisti viene dopo che, a fine gennaio, anche Kiev ha annunciato la sua quarta ondata che va a toccare qualcosa come 50mila uomini. Se le parti sul terreno sembrano impegnate più a darsele che a ragionare, le potenze che sono dietro alle loro spalle non paiono più interessate a rasserenare il clima. Il New York Times oggi ha scritto che Washington sta valutando se fornire a Kiev armi per controbilanciare l'attivismo russo a favore dei separatisti. Oggi il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov, rispondendo a un'intervista di due giorni fa della Cnn al presidente Usa Barack Obama, ha accusato Washington di voler «risolvere il conflitto con la forza».

L'EVOLUZIONE EUROPEA - Meno duro, invece, il giudizio di Lavrov su alcuni Paesi europei, in particolare Francia e Germania, che sono stati promotori di tentativi - nel cosiddetto «formato normanno» (Russia, Ucraina, Francia, Germania) - per far ragionare Mosca e Kiev. Un cenno all'Europa, in contrapposizione al tradizionale alleato americano, che tiene conto anche della situazione in evoluzione nel Vecchio Continente. La compattezza, sia pure solo di facciata, che ha portato all'imposizione delle sanzioni contro Mosca appare superata dagli eventi a Bruxelles. Il fronte dei falchi, che ha tra le punte di diamante la Polonia e i Paesi Baltici, sta trovando un contraltare non solo nell'Ungheria di Viktor Orban, ma ora anche nella Grecia di Alexis Tsipras.

L'EUROPA DEL PUGNO DURO SCRICCHIOLA - Scricchiolii, quelli europei, che hanno portato l'ultima riunione dei ministri degli Esteri dei Ventotto ad assumere una dichiarazione finale morbida, che non prevede la minaccia di nuove sanzioni. Atene se n'è intestato il merito. In Europa il dibattito, insomma, aperto. Oggi la cancelliera tedesca Angela Merkel, figura di punta dell'Europa, è a Budapest per parlare con quell'Orban che ha paragonato le sanzioni contro Mosca a «spararsi sui piedi da soli» e che riceverà il 17 febbraio Vladimir Putin. La questione dei rapporti con Mosca è sicuramente uno dei principali temi in menù. Il 9 febbraio la Cancelliera sarà a Washington e, anche lì, l'Ucraina e i rapporti con il Cremlino saranno uno dei principali argomenti di discussione.