2 marzo 2021
Aggiornato 08:30
Non passa la mozione di sfiducia

Ora Juncker è più forte

Con 461 voti contro 101 e 88 astensioni, la plenaria dell'Europarlamento ha bocciato oggi a Strasburgo la mozione di censura contro la Commissione europea, che era stata presentata dagli eurodeputati del gruppo euroscettico Efdd, su iniziativa degli eletti del M5s, e con il sostegno dell'estrema destra. Ma non è assegno in bianco, UE deve combattere elusione fiscale.

STRASBURGO - Con 461 voti contro 101 e 88 astensioni, la plenaria dell'Europarlamento ha bocciato oggi a Strasburgo la mozione di censura contro la Commissione europea, che era stata presentata dagli eurodeputati del gruppo euroscettico Efdd, su iniziativa degli eletti del M5s, e con il sostegno dell'estrema destra.

La mozione di censura era stata motivata dall'accusa al presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, di essere politicamente responsabile, da ex ministro delle Finanze ed ex primo ministro del Lussemburgo, del sistema di elusione fiscale, rivelato dallo scandalo «Luxleaks». Un sistema che ha permesso a centinaia di multunazionali di pagare tasse bassissime nel Granducato e nessuna imposta altrove, sottraendo risorse agli Stati membri in cui queste imprese avevano le loro attività.

La mozione era stata firmata da 76 eurodeputati (corrispondente al numero minimo di un decimo dei membri del Parlamento necessario per presentarla). Ma, sebbene abbia raccolto 35 voti in più dei firmatari, l'iniziativa è stata chiaramente un insuccesso politico per i promotori: non solo perché è lontanissima la soglia di 501 voti (corrispondente ai due terzi dei seggi) che sarebbe stata necessaria per approvarla, ma soprattutto per il fatto che la Commissione Juncker ne esce addirittura rafforzata, rispetto al voto di fiducia con cui il Parlamento europeo l'aveva insediata un mese fa.

I 461 voti di oggi contro la censura (e quindi a favore della Commissione) sono quasi 40 in più rispetto al voto di fiducia del 22 ottobre (423 a favore). E i numeri sono ancora peggiori, per i promotori della mozione, se si guarda ai voti contro l'Esecutivo Juncker, che il 22 ottobre erano stati 209, oltre 100 in più dei 101 favorevoli alla censura di oggi.

I Verdi e sinistra radicale del gruppo Gue (Gauche unitaire europénne) - due gruppi che a ottobre avevano votato contro la fiducia - oggi non hanno sostenuto la censura. I Verdi hanno votato in maggioranza contro la mozione (salvo 10 eurodeputati 10 che si sono astenuti) perché non volevano designare Juncker come unico capro espiatorio e consideravano politicamente più intelligente dargli la possibilità di cambiare, come si è impegnato a fare, il sistema fiscale che lo si accusa di aver promosso. La Gue si è in maggioranza astenuta (salvo sei eurodeputati favorevoli) perché, per principio, non voterebbe mai assieme all'estrema destra, e poi perché, come ha detto il leader del movimento spagnolo Podemos, Pablo Iglesias, tra coloro che hanno presentato la mozione ci sono proprio quelli che più sostengono il sistema dell'elusione fiscale da parte delle multinazionali.

Si è in maggioranza astenuto (soprattutto nelle componenti britannica e polacca) anche un altro gruppo importante che non fa parte della coalizione che sostiene Juncker (Ppe, Socialisti e Liberali): quello dei conservatori dell'Ecr. A fronte dei 42 astenuti, comunque, 16 eurodeputati del gruppo hanno votato a favore della mozione.

«Smettetela di offendermi, io farò quello che ho promesso qui, in questo Parlamento, al 100 per cento e con tutte le mie forze», aveva detto Juncker durante il dibattito in plenaria sulla mozione di censura, lunedì scorso, rivolgendosi ai promotori dell'iniziativa, che mettevano in dubbio gli impegni da lui presi di fare tutto il possibile per mettere fine al sistema denunciato con lo scandalo «Luxleaks». Accordi come quelli denunciati in quella vicenda sono possibili in ben 24 dei 28 Stati membri dell'Ue, e non solo in Lussemburgo, aveva rielvato il capo dell'Esecutivo comunitario.

La Commissione, ha annunciato Juncker, presenterà una proposta per rendere automatico lo scambio di informazioni fra le amministrazioni fiscali degli Stati membri su questi accordi («tax ruling»), e proporrà altre iniziative la trasparenza e una maggiore armonizzazione della fiscalità delle imprese nell'UE.

La bocciatura della mozione censura, insomma, non è un assegno in bianco per la Commissione. Se nei prossimi mesi non si cominceranno a vedere risultati a livello europeo nelle politiche e nella legislazione contro l'evasione e l'elusione fiscale, l'Europarlamento gliene chiederà conto. Va sottolineato, tuttavia, che le decisioni legislative in questo settore, nell'Ue, possono essere prese solo all'unanimità, e dipendono dunque soprattutto dalla volontà dei governi dei Ventotto.