21 novembre 2019
Aggiornato 00:00
Medio Oriente

Mogherini avverte Israele: «Non appoggeremo un quarto conflitto»

Lo ha sottolineato da Gaza il capo della diplomazia europea, Federica Mogherini, qualche ora dopo la morte di un arabo israeliano ucciso dalla polizia e sullo sfondo delle violenze a Gerusalemme Est: «Serve uno Stato palestinese indipendente. Discuterò con ogni paese membro dell'Unione Europea un possibile riconoscimento».

GAZA - Serve uno Stato palestinese indipendente. Lo ha sottolineato da Gaza il capo della diplomazia europea, Federica Mogherini, qualche ora dopo la morte di un arabo israeliano ucciso dalla polizia e sullo sfondo delle violenze a Gerusalemme Est.

La polizia dello stato ebraico ha annunciato questa mattina di aver ucciso un giovane arabo israeliano in un villaggio nel nord del Paese, innescando altri scontri e facendo temere un possibile 'contagio' delle violenze alle città arabo israeliane, che si sono finora tenute ai margini dei combattimenti che interessano la Cisgiordania occupata e la parte palestinese annessa e occupata da Israele della città santa.

Mentre il processo di pace, a un punto morto dal 2000, sembra naufragare sempre di più, Mogherini ha definito come necessaria la nascita di uno Stato palestinese e ha indicato che discuterà con ciascun Paese membro dell'Unione Europea un possibile riconoscimento. Per ora, tra i Ventisette, solo la Svezia ha varcato la linea il 30 ottobre.

NON APPOGGEREMO UN QUARTO CONFLITTO - Per tentare di aprire la strada a uno Stato sovrano nelle frontiere del 1967 con Gerusalemme Est come capitale, Abu Mazen ha ribadito che una bozza di risoluzione che chiede alle Nazioni Unite di fissare un calendario per la fine dell'occupazione sarà presentato questo mese in sede di Consiglio di sicurezza. L'iniziativa potrebbe morire sul nascere per il veto americano. Da Gaza, devastata in estate da una nuova e mortale offensiva israealiana, la terza in sei anni, Mogherini ha inoltre avvertito che il mondo «non appoggerà» un quarto conflitto.

I donatori hanno già stanziato miliardi di dollari per rimettere in piedi le decine di migliaia di case distrutte dai bombardamenti israealiani, oltre alle numerose infrastrutture al collasso - tra cui l'unica centrale elettrica finanziata dall'UE - ma i progetti si scontrano con il blocco israeliano che impedisce che il materiale da costruzione entri nell'enclave. I valichi di frontiera faticano a essere riaperti, in mancanza di un consenso palestinese sulla loro gestione: dopo uno storico accordo di riconciliazione ad aprile, Hamas si è impegnata a trasferire l'autorità all'Anp, in particolare il controllo delle frontiere.

Ma una serie di attentati a Gaza contro dirigenti di al Fatah - il movimento del presidente palestinese Abu Mazen - ha reso ancora più fragile la precaria riconciliazione e fatto di nuovo piombare sull'enclave palestinese, dove vivono quasi due milioni di persone, lo spettro delle violenze. Di fronte allo stallo, Mogherini aveva già caldeggiato venerdì a Gerusalemme una ripresa urgente dei negoziati di pace senza cui «rischiamo di scivolare nuovamente nelle violenze». In serata, l'ex ministro degli Esteri italiano incontrerà il premier palestinese Rami Hamdallah a Ramallah, visto che quest'ultimo ha deciso di non venire a Gaza dopo gli attacchi contro al Fatah, dei quali ha accusato Hamas.