17 giugno 2021
Aggiornato 00:30
Riunione di marzo

La BCE «accelera» gli acquisti di titoli contro il rialzo dei rendimenti

Acquisti di titoli a un ritmo più veloce. La Banca centrale europea ha deciso di contrastare con decisione il rialzo della curva dei rendimenti insistendo sul programma pandemico Pepp

La Presidente della BCE, Christine Lagarde
La Presidente della BCE, Christine Lagarde Unione Europea

La Banca centrale europea ha annunciato una intensificazione dei suoi acquisti calmieranti di titoli di Stato sui prossimi tre mesi, senza però modificare la dotazione totale del piano anticrisi Pepp, pari a 1.850 miliari di euro, né prolungandone la scadenza, attualmente fissata a fine marzo 2022. Nella conferenza stampa al termine del Consiglio direttivo, la presidente Christine Lagarde ha spiegato che ci si attende un «forte rimbalzo» della crescita durante il 2021, rispetto ai modesti livelli attuali (sul primo trimestre si teme perfino una nuova contrazione) ma che permangono diverse incertezze e rischi su queste prospettive.

Lagarde ha citato i sempre alti livelli di nuovi contagi da Covid, la diffusione di nuove varianti e mutazioni e le misure di contenimento che stanno frenando l'attività. «In questo contesto, preservare condizioni di finanziamento favorevoli sul periodo pandemico resta essenziale». Su come si valutino queste condizioni resta una certa nebulosità, Lagarde ha riproposto la formula di «un approccio olistico e poliedrico» (multifaceted).

Fatto sta che nelle ultime settimane le maggiori preoccupazioni sono giunte dai rialzi dei tassi sui titoli di Stato, trainate dagli aumenti sui Treasuries americani e da un rafforzamento delle aspettative di inflazione. «Le banche - ha avverto la presidente - usano i tassi dei titoli senza rischio come riferimento pe determinare le condizioni del credito». Quindi, se rilevanti e persistenti questi aumenti potrebbero tradursi in inasprimenti non voluti delle suddette condizioni di finanziamento. E per questo si è deciso di accelerare sugli acquisti.

I mercati hanno reagito generalmente in modo positivo, specialmente sui titoli di Stato dei Paesi con tassi più alti, come i Btp, ma senza galoppate euforiche. Anche gli analisti in generale hanno commentato positivamente, ma con alcune eccezioni.

Pasquale Diana, economista di AcomeA Sgr ha cercato di capire di quanto potrebbero aumentare gli acquisti della Bce. «Al ritmo attuale, circa 50 miliardi di euro al mese, rimarrebbe di circa 350-400 miliardi al di sotto del limite attuale (1,850 miliardi entro marzo 2022). Quindi, c'è spazio per un aumento degli acquisti di circa 30 miliardi al mese. Questo rappresenta un supporto importante per il mercato obbligazionario, particolarmente alla luce del fatto che la Bce può aumentare il Pepp se lo giudica necessario. Rimangono ambiguità sul fronte dei parametri - aggiunge Diana in un nota di analisi - ma la Bce non può e non vuole scoprire le sue carte».

Secondo Antonio Cesarano, Chief Strategist di Intermonte Sim l'atteggiamento Bce è volto «sia a difendersi dall'effetto contagio del marcato rialzo dei tassi Usa e sia ad assicurare un controllo dei tassi in un trimestre come quello che sta per iniziare, che sarà caratterizzato da un marcato incremento dei prezzi al consumo».

Ma per Fabio Castaldi, Senior Investment Manager di Pictet Asset Management la direzione ai mercati obbligazionari «viene comunque dettata dai Treasuries americani», anche se «il supporto della Bce dovrebbe essere ben presente su un'eventuale correzione obbligazionaria US driven. La riunione della Federal Reserve di settimana prossima sarà il vero banco di prova per i mercati obbligazionari».

Più tagliente il commento di Carsten Brzeski, macroeconomista di Ing. «I commenti (di Lagarde) durante la conferenza stampa hanno aggiunto confusione senza fare chiarezza». Ma al di là delle terminologie usate dalla presidente va rilevato che, primo, la Bce ritiene l'accelerazione inflazionistica transitoria. Secondo, che intensificherà gli acquisti di bond per limitare ulteriori aumenti dei tassi. «Terzo - aggiunge - che il bilanciamento dei rischi indica che un aumento del Pepp resta lontano e improbabile. Piuttosto, la decisione di oggi sembra il compromesso di un Consiglio diviso». Gli analisti di Ing, comunque, si erano sbilanciati a ipotizzare un aumento del Pepp oggi, cosa che altri esperti escludevano.

Secondo David Riley, invece, Chief Investment Strategist di BlueBay «la Bce e la presidente hanno dato un forte segnale di voler agire per evitare che i rendimenti più elevati dei bond del Tesoro Usa portino a un inasprimento ingiustificato delle condizioni finanziarie nell'Eurozona e i mercati hanno reagito in linea. La Bce oggi ha indicato che si manterrà sullo stesso percorso, evitando che gli spill-over dagli Usa e da altre parti del mondo ostacolino la più fragile ripresa economica europea».

Va rilevato, sulla non modifica del Pepp, che al momento manca un intero anno prima della fine della fase di acquisti netti del programma (marzo 2022). E che ad oggi la Bce ha «speso» meno della metà della dotazione del programma: 879 miliardi di euro su 1.850 totali.

Peccato non aver chiesto a Lagarde se al di là della dotazione del Pepp la Bce conti di garantire queste «condizioni favorevoli» anche su tutto il 2022, visto che la stessa ha elogiato la Commissione europea per aver annunciato l'intenzione su proporre l'estensione al 2022 della clausola di sospensione del Patto di stabilità e di crescita: «secondo noi è il giusto approccio», ha affermato.

Magari potranno farlo gli eurodeputati la prossima settimana, nella audizione giovedì 18 marzo alla Commissione affari economici e monetari. Tanto più che l'ex direttrice del Fmi e ex ministra delle Finanze francese sembra avere le idee molto chiare anche su altri aspetti a ciò collegati. «La nostra speranza - ha infatti aggiunto - è che per quando la clausola sarò disattivata il Patto sarà stato rivisitato e migliorato, per essere più semplice e più focalizzato su produttività e investimenti, magari con un look rinnovato sui criteri».

(con fonte Askanews)