31 maggio 2020
Aggiornato 09:30
Europa e coronavirus

Paolo Gentiloni avvisa il Governo: «Una generale mutualizzazione del debito non sarà mai accettata»

Il commissario europeo agli Affari economici: «Io credo, forse sono ottimista, che una strada per trovare un'intesa, comunque assolutamente indispensabile, possa esserci»

Il commissario europeo agli Affari Economici, Paolo Gentiloni
Il commissario europeo agli Affari Economici, Paolo Gentiloni ANSA

BRUXELLES - Per superare le contrapposizioni fra gli Stati membri dell'Ue nella discussione in corso su come finanziare nel medio termine la spesa pubblica necessaria per rispondere alla crisi del Covid-19, bisogna «partire dagli obiettivi», e forse si potrà trovare una strada per far passare la soluzione di una emissione comune di bond, non per una generale mutualizzazione del debito, che «non sarà mai accettata», ma per una missione specifica. Inoltre, si potrebbe allargare e flessibilizzare il bilancio pluriennale dell'Ue, e ricapitalizzare la Banca europea degli investimenti, per farla intervenire nel sostegno alle imprese. Lo ha detto stamattina, in una intervista da Bruxelles a Radio Capital, il commissario europeo agli Affari economici e finanziari Paolo Gentiloni.

«Penso che il modo per superare le divisioni che abbiamo ereditato», quelle fra paesi rigoristi e paesi debitori che appartengono alla scorsa crisi, «è quello di partire da quali sono i programmi e obiettivi esigenze di oggi, anche se so benissimo che non è facile», ha detto Gentiloni. E questi programmi e obiettivi «sono molto semplici: avremo un'emergenza sanitaria che durerà molto a lungo, perché dovremo convivere con questo virus fin che non si troverà il vaccino, e quindi avremo bisogno di coordinarci a livello europeo, non solo con quello che già abbiamo come l'Agenzia europea per il controllo delle malattie (l'Ecdc di Stoccolma, ndr), ma con un grande piano di coordinamento su come convivere con questa pandemia per il prossimo periodo».

Quattro grandi obiettivi

In particolare, ha continuato Gentiloni, «abbiamo bisogno di un nuovo strumento di garanzia per la disoccupazione, come la cassa integrazione in Italia, e per i programmi di di ristrutturazione; abbiamo bisogno di un piano di sostegno alle imprese; e abbiamo bisogno che non venga dimenticata la correzione del modello economico di cui abbiamo parlato nelle prime settimane di questa Commissione Europea, il Green deal per intenderci. Questi questi quattro grandi obiettivi come li finanziamo?»

Secondo il commissario, «ci sono due o tre modalità» che possono essere messe in campo per rispondere a questa domanda: «Una è quella dell'emissione di bond, ma non genericamente per mutualizzare il debito, che non sarà mai accettato, ma per una missione; secondo, si deve aumentare e flessibilizzare al suo interno il bilancio pluriennale dell'Unione europea. Non ci siamo ancora, ma io credo che le condizioni per riaprire la discussione potrebbero esserci». Quanto alla terza modalità, ha aggiunto Gentiloni, «abbiamo uno strumento che si chiama Banca europea degli investimenti, che possiamo ricapitalizzare e che può avere, soprattutto nel sostenere le imprese, un ruolo fondamentale».

Intesa assolutamente indispensabile

Dunque, ha sintetizzato il commissario, «se capovolgiamo il problema dalla discussione tra Mes (ovvero il ricorso ai crediti del Fondo salva Stati, soluzione privilegiata dai paesi rigoristi, ndr) e 'Corona bond' alla discussione sugli obiettivi e su come finanziarli, io credo, forse sono ottimista, che una strada per trovare un'intesa, comunque assolutamente indispensabile, possa esserci».

«Se guardiamo alle istituzioni europee che hanno una dimensione comunitaria - ha osservato Gentiloni, rispondendo a una domanda sull'adeguatezza della reazione dell'Ue alla crisi - penso che abbiano preso, in un tempo molto rapido, in realtà fra il 10 e il 20 marzo, alcune decisioni straordinarie: mi riferisco alla decisione della Bce sul programma di acquisti di titoli per l'emergenza coronavirus, e alle due decisioni principali prese dalla Commissione europea, quella di sospendere il Patto di stabilità e quella di, di fatto, sospende anche le regole tradizionali sugli aiuti di Stato. Queste tre decisioni sono quelle che oggi consentono ai paesi membri, all'Italia e a tutti quanti, di decidere le loro misure nazionali» per fronteggiare la crisi pandemica.

Superare lo stallo

«Purtroppo invece - ha continuato il commissario - nella dinamica tra gli Stati europei sono prevalse altre chiavi di lettura, figlie della crisi precedente. Io capisco veniamo da 10 anni di contrapposizione tra chi aveva occhi solo per il rispetto delle regole e chi invece spingeva per una maggiore condivisione. Il punto è che questa discussione, assolutamente legittima, non è adeguata - ha sottolineato Gentiloni - alla situazione in cui siamo; perché non dà soluzioni, ma semplicemente registra uno stallo. Quindi io penso che bisogna fare tutti gli sforzi in questi giorni perché lo stallo sia superato. Con l'accortezza a non dare però la sensazione che ci muoviamo del tutto privi di punti d'appoggio, di paracadute; non sottovalutiamo l'importanza delle decisioni come ad esempio quella che ha preso la Banca Centrale europea. Io credo - ha affermato l'ex premier italiano - che bisogna ancora scommettere sul fatto che, alla fine, soprattutto da parte della Germania, si arrivi a una comprensione della situazione nuova».

Gentiloni è poi tornato sulla divisione fra i capi si Stato e di governo durante il vertice in videoconferenza di giovedì scorso. «Mi aspettavo, sinceramente, questa divisione, perché l'avevo vista tra i ministri dell'Economia nell'Eurogruppo. E' una divisione antica, purtroppo la conosciamo a memoria. Ci sono paesi che insistono sulla necessità di eliminare i rischi, che mettono gli accenti solo sul debito pubblico, e ci sono paesi, come l'Italia e tanti altri, che invece mettono l'accento sulla necessità di condividere questi rischi, e di avere politiche più espansive; o magari di guardare anche all'importanza del debito privato che in molti paesi, tra cui l'Olanda - ha ricordato -, ha livelli molto, molto più alti che in Italia».

Divisione frutto dei 10 anni passati

«Io penso - ha insistito il commissario - che questa divisione, che, ripeto, è frutto dei 10 anni passati, possa essere superata solo in un modo: se invece di fossilizzarci sulla divisione, partiamo dagli obiettivi comuni che dobbiamo finanziare, e questo credo possa aiutare». Quanto alla soluzione, prospettata dai paesi rigoristi, del ricorso a una linea di credito del Mes, il Fondo salva Stati, «diciamo che è una delle proposte sul tavolo. Ovviamente - ha riferito Gentiloni - quello di cui si discute è se e come utilizzare il Mes. Ma - ha puntualizzato - vorrei dire due cose: innanzitutto in tutta questa discussione evitiamo di ridimensionare l'importanza della decisione che è stata presa dalla Bce. Perché il volume di fuoco che la Bce ha messo in campo, 750 miliardi, più 120, più i 100 al mese del quantitative easing, è un volume di fuoco che certamente oggi ha rassicurato i mercati, dal punto di vista dei debiti sovrani».

«Secondo: il Mes non è la Spectre - ha proseguito il commissario -, ma è uno strumento che è stato condiviso. La discussione che c'è oggi è: si può usare senza condizionalità? Qualcuno propone - ha spiegato - una condizionalità più bassa, ma per un intervento molto limitato: il 2% del Pil di ogni paese. Se lo traduciamo in Italia significa una linea di credito di 37 miliardi, che è leggermente favorevole in questo momento alle linee di credito che potremmo ottenere nel mercato».

«Quindi alcuni paesi, tra cui l'Italia considerano che non valga la pena sottoporsi a condizionalità, sia pure ridimensionate, per questo tipo di obiettivo così limitato, Altri paesi dicono che senza condizionalità non è possibile attingere al Mes. Anche questa discussione andrà avanti. Sinceramente - ha riconosciuto Gentiloni - io non sono molto ottimista sul suo esito, per questo sposterei la discussione su come finanziare magari anche attraverso il Mes, che può essere uno degli strumenti fondamentali, i nostri grandi obiettivi».

Von der Leyen ha chiarito la sua posizione

Quanto alle controverse affermazioni di sabato scorso della presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, che parlando con l'agenzia tedesca Dpa aveva definito «solo uno slogan» i Corona bond, Gentiloni ha osservato: «Che nella Commissione si discuta, credo non sia un mistero. Penso che la presidente von der Leyen abbia ben chiarito che il discorso sui Corona bond, o comunque su emissioni europee, è uno degli strumenti che il Consiglio europeo ha deciso debbano essere discussi tra i ministri delle Finanze, e verranno discussi fra i ministri delle Finanze questa settimana».

«Non c'è dubbio - ha replicato poi il commissario a una domanda sulla possibilità per l'Italia di fare a meno di soluzione europea sul debito - che il fare da soli è una cosa che non ci possiamo permettere; e io penso non se lo possa permettere nessuno in Europa. Anche se mi si dicesse che la Germania fa da sola, lo vorrei vedere. Paesi più forti e paesi più deboli sono accomunati dal fatto che il livello di integrazione, il mercato unico, la moneta unica, ci hanno dato un livello di garanzie, ma anche una capacità di export e una forza al nostro sistema di imprese, che nessuno può permettersi di perdere, se non con danni gravissimi e forse irreversibili».

Italia «apripista»

Gentiloni ha inoltre sottolineato il ruolo di «apripista» che ha svolto finora l'Italia in questa crisi. «Può darsi che sia una visione da espatriato a Bruxelles, ma io penso che di quello che sta facendo l'Italia dobbiamo essere orgogliosi. Non ci dimentichiamo che noi siamo stati costretti a fare la parte degli apripista in questa vicenda, non solo in campo sanitario, ma anche in campo economico, e che tutto sommato abbiamo preso delle decisioni che poi sono state seguite dalla grande maggioranza dei paesi democratici occidentali».

«Essere partiti per primi - ha continuato il commissario - adesso paradossalmente ci mette anche in condizioni di ritardo su alcune questioni, penso alla velocità delle garanzie di credito per le imprese; ma dobbiamo anche essere essere orgogliosi per come siamo riusciti a reagire, nonostante tutti i film della nostre polemiche interne. In realtà abbiamo reagito in modo, posso dire, senza esagerare, esemplare? Perché è stato un esempio, seguito da quasi tutti i paesi democratici».

Rischia di tramontare il progetto europeo

Infine, a una domanda sul rischio che le divisioni attuali portino alla fine del progetto della grande Europa federale, Gentiloni ha risposto: «Rischia di tramontare il progetto europeo, non solo quello della grande Europa federale. Le crisi di solito sono dei fattori di convergenza. Ma se invece questa crisi, che è la più grande del dopoguerra, diventa un fattore di aumento delle divergenze economiche tra i diversi paesi europei, sarà molto difficile tenere insieme il progetto europeo».

Comunque, ha concluso il commissario, «io sono molto fiducioso che alla fine una via di condivisione si possa trovare. E penso che bisogna farlo inevitabilmente in un dialogo con la Germania, senza il quale non riusciremo a trovare un compromesso».

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