21 ottobre 2020
Aggiornato 09:00
Politiche europee

Paolo Gentiloni e i «vantaggi» del MES: l'Italia è tra i paesi che, visti i tassi, possono avere un vantaggio maggiore

Il commissario europeo all'Economia: «E certamente deve migliorare il proprio sistema sanitario. Bilancio UE? Alla fine accordo eviterà ritardi». Giammarioli: «MES servirà all'Italia per risparmiare 5 miliardi»

Il commissario UE, Paolo Gentiloni
Il commissario UE, Paolo Gentiloni Unione Europea

La decisione sul se ricorrere o meno alla linea di credito antipandemica del MES, il fondo anticrisi UE spetta ai singoli governi, «certamente l'Italia ha bisogno di migliorare il proprio sistema sanitario, che ha dato un'ottima prova nel corso della crisi ma ha messo in luce anche la necessità di miglioramenti e aggiornamenti». Così il Commissario europeo all'Economia, Paolo Gentiloni ha risposto a una domanda sul dibattito sull'eventuale ricordo al MES da parte dell'Italia, durante una conferenza stampa sull'Unione doganale.

E «certamente - ha aggiunto - l'Italia è tra i paesi che, visti i tassi, possono avere un vantaggio relativamente maggiore rispetto ad altri Paesi». Sulla nuova linea di credito anti Covid del Mes «ho ripetuto più volte - ha poi ricordato Gentiloni - che lavoro a Bruxelles è stato togliere a questo speciale linea le condizionalità dei programmi economici generali: possiamo dire che oggi questo prestito non è soggetto a condizionalità».

«Bilancio UE? Alla fine accordo eviterà ritardi»

Sul negoziato del Bilancio pluriennale dell'Unione europea «penso che alla fine un accordo eviterà ritardi» in questo tassello cruciale della strategia di rilancio ue post crisi. «Certamente è un negoziato e ovviamente il Parlamento europeo fa le sue proposte. E le discussioni con il Consiglio vanno avanti. Penso che in questi giorni sia attesa una proposta dalla presidenza di turno dell'Ue tedesca, ma politicamente - ha aggiunto Gentiloni - penso che ci sia una generale comprensione sull'importanza di raggiungere un accordo».

Fassina: «Gentiloni spieghi perché 17 Stati UE chiedono SURE e nessuno il MES»

«Sarebbe interessante se il Commissario Gentiloni potesse spiegarci perché 17 Stati dell'Ue attingono al Sure, il fondo per le politiche anti-disoccupazione, mentre nessuno ha chiesto o intende chiedere il Mes Sanitario. Se fossero entrambi prestiti senza condizionalità non si spiegherebbe la regione di comportamenti opposti. È vero che, rispetto a noi, tanti Stati hanno minori risparmi in spesa per interessi sui Titoli di debito pubblico. Ma comunque hanno risparmi rispetto ai tassi di mercato. Infatti, ricorrono al Sure, per importi inferiori a quanto potrebbero ottenere dal Mes Sanitario, mentre evitano quest'ultimo. Forse perché il Mes sanitario è incardinato in un Trattato internazionale che esclude condizionalità all'accesso alla linea di credito per il Covid-19, ma continua a prevederle dopo l'accesso, a fronte di una analisi di solvibilità del debitore?». Lo scrive su Facebook il deputato di LeU Stefano Fassina.

Giammarioli: «Servirà all'Italia per risparmiare 5 miliardi»

Il Mes «è cambiato e servirà all'Italia per risparmiare cinque miliardi». E' quanto afferma su 'Affari e Finanza' di 'La Repubblica', Nicola Giammarioli, segretario generale del Fondo salva-Stati.

«La linea di credito sanitaria vale 36 miliardi per l'Italia e si distingue nettamente dalle nostre attività tradizionali: l'unica condizione è che venga usata per gli interventi nella sanità resi necessari da questa sciagurata pandemia», sottolinea aggiungendo che con queste risorse si possono finanziare «nuovi reparti sanitari compresi i medici da assumere, le attrezzature delle rianimazioni, il ripristino degli ospedali e degli altri presidi territoriali, insomma tutto quanto necessario a far fronte a possibili nuove emergenze, si può usare il fondo. E se un Paese lo utilizza, fino al 2% del Pil del 2019, potrà utilizzare le risorse proprie che si liberano per altre emergenze come le scuole: visto che i fondi saranno a interessi negativi vista la tripla A di cui gode il Mes, si determinerebbe un risparmio per le casse italiane valutato in circa 4-5 miliardi in dieci anni».

«Ai primi di marzo - racconta - quando si cominciava a intravvedere la portata catastrofica della crisi Covid, ci riunimmo in una stanza qui nella sede del Mes nel Lussemburgo, e ci chiedemmo: cosa possiamo fare per aiutare i Paesi europei? Così è nato il Pandemic Crisis Support, approvato dai ministri finanziari in maggio: fin dall'inizio era chiaro che non avrebbe avuto nulla a che fare con i nostri interventi passati».