23 novembre 2020
Aggiornato 17:30
Emergenza coronavirus

Mario Draghi: «Banche prestino soldi a costo zero alle imprese disposte a salvare posti di lavoro»

L'ex presidente della Bce sul Financial Times suggerisce ai governi di intervenire subito a sostegno dell'economia, perché perdere tempo potrebbe significare sprofondare in una recessione senza fine

L'ex Presidente della BCE, Mario Draghi
L'ex Presidente della BCE, Mario Draghi ANSA

LONDRA - Per superare la crisi creata dal coronavirus secondo l'ex presidente della Bce Mario Draghi «le banche in particolare possono creare denaro istantaneamente consentendo scoperti di conto corrente o aprendo linee di credito». Nell'editoriale sul Financial Times Draghi sottolinea: «Le banche devono prestare rapidamente fondi a costo zero alle imprese disposte a salvare posti di lavoro». Così diventando un «veicolo per le politiche pubbliche», e «il capitale che serve per svolgere questo compito deve essere fornito dal governo sotto forma di garanzie statali su tutti gli ulteriori scoperti o prestiti». E «né la regolamentazione né le regole di garanzia dovrebbero ostacolare la creazione di tutto lo spazio che serve ai bilanci bancari per questo scopo».

«E' una guerra, dobbiamo dare risposte adeguate»

Quella contro il coronavirus è «una guerra» e la risposta, «la mobilitazione deve essere adeguata. La pandemia di coronavirus è una tragedia umana di proporzioni potenzialmente bibliche. Molti oggi vivono nella paura della propria vita o in lutto per i propri cari», ricorda Draghi sottolineando che «le azioni intraprese dai governi per evitare che i nostri sistemi sanitari vengano travolti sono coraggiose e necessarie» e «devono essere supportati».

«Una profonda recessione è inevitabile»

«Una profonda recessione è inevitabile». Le azioni dei governi per sostenere i sistemi sanitari e le misure di contenimento quindi - sottolinea Draghi - «comportano anche un costo economico enorme e inevitabile. Mentre molti affrontano una perdita di vite umane, molti altri devono affrontare la perdita di sostentamento. Giorno dopo giorno, le notizie economiche stanno peggiorando» e «le aziende perdono profitto in tutti i settori dell'economia. Molti stanno già ridimensionando e licenziando i lavoratori». Quindi «una profonda recessione è inevitabile».

«Serve aumento significativo debito pubblico»

«La sfida che affrontiamo è come agire con sufficiente forza e velocità per evitare che la recessione si trasformi in una depressione prolungata, resa più profonda da una pletora di fallimenti che potrebbero lasciare danni irreversibili», l'ex governatore della Bce sottolinea: «È già chiaro che la risposta deve comportare un aumento significativo del debito pubblico».

«Le perdite di fatturato del settore privato - e tutti i debiti che si sosterranno per colmare il gap - dovranno essere assorbiti, in tutto o in parte, dai bilanci pubblici. Livelli di debito pubblico molto più elevati diventeranno un elemento permanente delle nostre economie a fronte della cancellazione del debito privato», spiega Draghi nell'editoriale sul Financial Times.

«È il ruolo giusto dello Stato quello di distribuire il proprio bilancio per proteggere i cittadini e l'economia dagli shock di cui il settore privato non è responsabile e che non può assorbire. Gli Stati l'hanno sempre fatto di fronte alle emergenze nazionali», per Draghi infatti, come già premesso nel titolo dell'editoriale, quella contro il coronavirus è una «guerra» e «le guerre - il precedente più rilevante - sono state finanziate da aumenti del debito pubblico».

«Proteggere le persone da perdita di lavoro»

Di fronte alla lotta al coronavirus «la domanda chiave non è se ma come lo Stato deve usare al meglio il proprio bilancio», sottolinea Mario Draghi, avvertendo che «La priorità non deve essere solo quella di fornire un reddito di base a coloro che perdono il lavoro. Dobbiamo innanzitutto proteggere le persone dalla perdita del lavoro».

Altrimenti - avverte - emergeremo da questa crisi con un livello di occupazione permanente al ribasso» con «le famiglie e le aziende che lottano per ricostituire i bilanci e le attività». Per Draghi quindi «I sussidi per l'occupazione e la disoccupazione e il rinvio delle tasse sono passi importanti che sono già stati introdotti da molti governi. Ma proteggere l'occupazione e la capacità produttiva in un momento di drammatica perdita di reddito richiede immediato sostegno di liquidità».

«Europa attrezzata ma serve rapido cambio mentalità»

«L'Europa è ben equipaggiata» secondo Mario Draghi per affrontare la sfida del coronavirus e lo shock economico che comporta ma serve «una risposta politica rapida» e un «cambio di mentalità. Per alcuni aspetti - scrive l'ex governatore della Bce - l'Europa è ben equipaggiata per affrontare questo straordinario shock. Ha una struttura finanziaria capillare in grado di incanalare i fondi verso ogni settore dell'economia che ne ha bisogno. Ha un settore pubblico forte in grado di coordinare una risposta politica rapida».

Ma - avverte - «la velocità è assolutamente essenziale per l'efficacia. Di fronte a circostanze impreviste, un cambiamento di mentalità è necessario in questa crisi come lo sarebbe in tempi di guerra». Ché «lo shock che stiamo affrontando non è ciclico. La perdita di reddito non è colpa di nessuno di coloro che ne soffrono. Il costo dell'esitazione può essere irreversibile. Il ricordo delle sofferenze degli europei negli anni '20 è un ammonimento. La velocità del deterioramento dei redditi privati - conclude Draghi - deve essere affrontata con la tessa velocità nello schierare i bilanci pubblici, mobilitare le banche e, in quanto europei, sostenersi a vicenda nel perseguire quella che è evidentemente una causa comune».

«Paesi mobilitino subito intero sistema finanziario»

«Diversi governi hanno già introdotto misure positive per incanalare la liquidità verso le imprese in difficoltà. Ma è necessario un approccio più globale». I diversi paesi europei hanno diverse strutture finanziarie e industriali, e l'unico modo efficace per intervenire immediatamente su ogni falla dell'economia è mobilitare completamente i loro interi sistemi finanziari: mercati obbligazionari, principalmente per le grandi imprese, sistemi bancari e in alcuni paesi anche il sistema postale. E «deve essere fatto immediatamente, evitando ritardi burocratici».