21 novembre 2019
Aggiornato 11:30
Politica monetaria

BCE, l'ultimo regalo di Draghi: nuovo QE da 20 miliardi senza limiti di tempo

E’ l’eredità che il 72enne banchiere, lascia a Christine Lagarde, da novembre nuova presidente della Bce, la prima donna al vertice della banca centrale europea

Il Presidente della BCE, Mario Draghi
Il Presidente della BCE, Mario Draghi ANSA

FRANCOFORTE (ASKANEWS) - A un mese e mezzo dallo scadere del suo mandato, il presidente della Bce Mario Draghi ha sfornato quello che ha tutta l'aria di essere l'ultimo regalo che elargisce all'area euro e ai Paesi più in affanno: un ampio e consistente pacchetto di stimoli che rilancia l'economia. Formalmente con lo scopo di centrare l'obiettivo di normalizzazione dell'inflazione. Soprattutto, ha riavviato praticamente da subito il programma di acquisti di titoli di Stato, il Quantitative easing, che da novembre ripartirà al ritmo di 20 miliardi di euro al mese.

Peraltro con uno schema aperto sulla sua conclusione, dato che al momento è previsto durate «fin quando necessario» per concludersi «poco prima» che l'istituzione inizi ad alzare i tassi (chissà quando, visto che al momento sono inchiodati). «Vi ricordate quando vi dicevo che tutti gli strumenti erano sul tavolo e che eravamo pronti ad usarli? Bene - ha rivendicato il presidente uscente - : oggi lo abbiamo fatto».

Ulteriore taglio ai tassi di deposito

La Bce ha poi tagliato, come ampiamente atteso, di 10 punti base il tasso di interesse sui depositi che le banche commerciali parcheggiano presso la stessa istituzione, che da livelli già negativi calerà così al meno 0,50 per cento. Confermato invece a zero il tasso sulle principali operazioni di rifinanziamento nell'area euro e allo 0,25 quello sulle operazioni marginali, livelli che ora aggancia esplicitamente a una consistente risalita delle prospettive di inflazione a livelli «sufficientemente vicini» al 2 per cento.

Sono state poi introdotte misure di salvaguardia a favore delle banche dalle ricadute negative dei tassi ultra bassi sui depositi: parte dell'eccesso di liquidità degli istituti verrà infatti esentato da questi tassi negativi. Infine, nell'ambito dei nuovi maxi rifinanziamenti agevolati a favore delle banche, i Tltro, la Bce ha previsto che parte di questi prestiti possano essere erogati a tassi negativi, fino a quello dei depositi, per le banche che mostrino di erogare prestiti all'economia reale oltre un certo livello.

Spread a 140 punti base

L'euro ha reagito con marcate oscillazioni, un repentino calo sotto quota 1,10 dollari, un minimo a 1,0927 seguito da un recupero a 1,1051. Altre fluttuazioni hanno riguardato i titoli di Stato, con cali di tassi e spread sui Btp. I rendimenti sulla scadenza decennale sono scesi fino allo 0,86 per cento e il differenziale rispetto ai tassi dei Bund equivalenti della Germania è calato fino a quota 140 punti base, ma appunto con repentine oscillazioni. Più moderate le Borse su discreti rialzi.

Alcune delle decisioni di oggi sono state controverse. In particolare il riavvio degli acquisti di titoli: «ci sono state maggiori differenze di vedute», ha ammesso Draghi, rispetto all'ampio consenso che si è visto su altre misure del pacchetto di stimoli deciso oggi. Ma in ogni caso «non è stato necesario votare».

Preoccupa il rallentamento dell'economia

Sono tre gli elementi chiave che hanno portato la Bce ad agire. Il primo è che il rallentamento dell'economia è più protratto e marcato del previsto. Il secondo è nel persistere di rischi al ribasso dalle dispute commerciali e dalla geopolitica. E Draghi ha voluto precisare che lo scenario previsionale attuale non considera l'ipotesi di una Brexit senza accordo. Infine, hanno pesato le revisioni al ribasso sulle previsioni di inflazione e sull'inflazione di fondo.

I tecnici della Bce hanno innanzitutto tagliato le stime di crescita dell'area euro: un decimale in meno rispetto a quelle di tre mesi fa sul 2019, ora indicato al più 1,1 per cento, due decimali sul 2020 al più 1,2 per cento e confermato il 2021 al più 1,4 per cento. Sull'inflazione è stato limata l'attesa sul 2019 all'1,2 per cento, tagliata di 4 decimali quella sul 2020 all'1 per cento e limata di un decimale quella sul 2021 all'1,5 per cento. Draghi ha invece respinto in maniera categorica qualunque ipotesi di «herlicopter money». «Non è stata mai discussa» alla Bce «e non è una cosa che si ipotizzi come necessaria», ha detto.

Poi i richiami alla politica

Dopo anni in cui il sostegno all'economia è dipeso essenzialmente dalla politica monetaria della Bce «è ampiamente giunto il tempo che le politiche di Bilancio si assumano le loro responsabilità», ha avvertito il presidente. «I Paesi con elevati debiti pubblici devono perseguire politiche di bilancio prudenti che creeranno le condizioni affinché gli stabilizzatori automatici possano operare liberamente». Ma quelli che dispongono di margini di Bilancio devono «agire tempestivamente e e in maniera efficace» a fronte del peggioramento delle prospettive economiche.

Tutti sono invitati a elaborare composizioni delle politiche di bilancio più favorevoli alla crescita. «L'attuazione trasparente e coerente delle regole europee sui bilanci resta essenziale per sostenere la resilienza dell'economia dell'area euro», ha aggiunto. Il presidente uscente ha quindi mosso tutte le leve che poteva sfruttare, nell'armamentario dell'istituzione. Resta un direttorio prima del termine del suo mandato, che si conclude a fine ottobre. Poi sarà a colei che è stata designata a succedergli, la francese Christine Lagarde, raccogliere questa eredità e affrontare nuovi temi, come la discussione sulla possibile modifica all'obiettivo di stabilità dei prezzi (che è quantificata con una inflazione inferiore ma vicina al 2 per cento). Su questo Draghi non ha voluto pregiudicare le future discussioni. Ma ha comunque mosso un rilievo: «se cambi un obiettivo che non riesci a raggiungere non è buono per la tua credibilità».