26 aprile 2019
Aggiornato 13:30
Politica monetaria

BCE, sempre più probabile un rinvio del rialzo dei tassi

Perfino un ex falco come il tedesco Axel Weber, presidente di Ubs e già presidente della Bundesbank, pronostica che con la Federal Reserve in pausa sui futuri rialzi anche la Bce opterà per un rinvio

Mario Draghi, Presidente della BCE
Mario Draghi, Presidente della BCE ( ANSA )

FRANCOFORTE - L'inizio d'annata vede confermarsi se non accentuarsi i problemi con cui il Consiglio direttivo della Bce si era accomiatato a fine 2018. In particolare i rischi di rallentamento dell'economia, che hanno trovato nuove conferme dai segnali giunti dalla Cina e che potrebbero interferire con le prospettive di normalizzazione dell'inflazione nell'area valutaria, presupposto del percorso di futuro ipotetico graduale rialzo dei tassi da parte dell'istituzione monetaria.

La riunione del Consiglio inizierà oggi con la cena informale che precede l'incontro operativo, giovedì mattina. Le decisioni di politica monetaria e le indicazioni sugli orientamenti futuri verranno comunicate giovedì alle 13 e 45 e non sono previste variazioni sui tassi: zero sulle principali operazioni di rifinanziamento, 0,25 per cento sulle operazioni marginali e meno 0,40 per cento sui depositi delle banche commerciali presso la stessa Bce. Alle 14 e 30 il presidente Mario Draghi terrà la consueta conferenza stampa esplicativa.

La Bce ha iniziato il 2019 interrompendo i nuovi acquisti di titoli pubblici e a questo punto il Quantitative easing prosegue solo per «inerzia»: vengono rinnovati a scadenza i titoli già accumulati. Si tratta comunque di un supporto rilevante a questo segmento cruciale del mercato, dato si tratta di oltre 2.100 miliardi di euro di titoli pubblici di cui 365 miliardi italiani. La Bce ha aggiornato le sue indicazioni prospettiche sulla politica monetaria precisando che questi rinnovi proseguiranno «ben oltre» la data previsa del primo rialzo dei tassi (che sono quasi a zero da settembre 2014 e a zero dal marzo del 2016) attualmente prevista «nel corso dell'estate».

Con l'economia che rallenta questo futuro rialzo potrebbe essere l'oggetto di una correzione, con un rinvio di portata da definire. Secondo Gilles Moec, analista di Bank of America, uno slittamento di qualche mese sarebbe quasi inutile perché già scontato dai mercati: ci vorrebbe qualcosa di più drastico. Ipotesi magari non facile da far passare nel direttorio. Eppure perfino un ex falco come il tedesco Axel Weber, presidente di Ubs e già presidente della Bundesbank, pronostica che con la Federal Reserve in pausa sui futuri rialzi anche la Bce opterà per un rinvio.

In un recente intervento al Parlamento europeo, sul rapporto annuale della Bce in occasione dei 20 anni dell'euro, Draghi ha rilevato come dall'economia dell'area valutaria siano giunti segnali di debolezza «più a lungo di quanto avessimo previsto. Prima affermavamo che parte di questo indebolimento era dovuto a fattori temporanei in alcuni settori, ad esempio nell'auto, ma poi - ha spiegato - abbiamo riscontrato che ci sono cause più permanenti e queste, fondamentalmente, persistono».

Una di queste ragioni permanenti «è che il 2017 è stato un anno piuttosto eccezionale e siamo tornati a tassi di crescita più bassi. Ma la domanda da porsi - ha avvertito Draghi - è se si sia trattato di una derapata o se ci stiamo dirigendo verso una recessione. E la risposta è che è un rallentamento e non una recessione, e che sul quanto durerà bisognerà vedere quali siano i fattori alla sua base».

Sulla congiuntura economica dell'area euro una indicazione di rilievo arriverà proprio giovedì mattina, con le indagine tra i responsabili degli approvvigionamenti delle imprese (indice Pmi). Con un eventuale rinvio sul rialzo dei tassi, Draghi potrebbe diventare il primo presidente nella (relativamente breve) storia della Bce a non effettuare aumenti.