19 ottobre 2019
Aggiornato 01:00
Politica monetaria

Draghi: «Economia più debole del previsto»

Lo ha spiegato il presidente della BCE, Mario Draghi, nel dibattito al Parlamento europeo sul rapporto annuale dell'istituzione: «L'incertezza politica ha un costo, c'è meno fiducia»

Il Presidente della BCE, Mario Draghi
Il Presidente della BCE, Mario Draghi ANSA

BRUXELLES - Dall'economia dell'area euro sono giunti segnali di debolezza «più a lungo di quanto avessimo previsto» alla Bce, che ora si attende un rallentamento che tuttavia non ritiene degeneri in recessione. Lo ha spiegato il presidente Mario Draghi, nel dibattito al Parlamento europeo sul rapporto annuale dell'istituzione. «Sulle prospettive economiche, se oggi scattassimo una fotografia della situazione vedremmo ancora un quadro dei consumi che si espandono in maniera relativamente forte, gli investimenti che si espandono, l'export meno forte ma sempre positivo e il mercato del lavoro che prosegue molto forte», ha detto.

«Tuttavia tutto questo si verifica a tassi più bassi e dalle indagini riceviamo dati più deboli del previsto da un periodo più lungo di quanto attendessimo prima - ha proseguito Draghi - Prima affermavamo che parte di questo indebolimento era dovuto a fattori temporanei in alcuni settori, ad esempio nell'auto, ma poi abbiamo detto che ci sono cause più permanenti e queste, fondamentalmente, persistono».

Una di queste ragioni permanenti «è che il 2017 è stato un anno piuttosto eccezionale e siamo tornati a tassi di crescita più bassi. Ma la domanda da porsi è se si sia trattato di una derapata o se ci stiamo dirigendo verso una recessione. E la risposta è che è un rallentamento e non una recessione, e che sul quanto durerà bisognerà vedere quali siano i fattori alla sua base».

«Debolezza economia dura più del previsto, ma no recessione»

Dall'economia dell'area euro sono giunti segnali di debolezza «più a lungo di quanto avessimo previsto» alla Bce, che ora si attende un rallentamento che tuttavia non ritiene degeneri in recessione. «Sulle prospettive economiche, se oggi scattassimo una fotografia della situazione vedremmo ancora un quadro dei consumi che si espandono in maniera relativamente forte, gli investimenti che si espandono, l'export meno forte ma sempre positivo e il mercato del lavoro che prosegue molto forte», ha detto.

«Tuttavia tutto questo si verifica a tassi più bassi e dalle indagini riceviamo dati più deboli del previsto da un periodo più lungo di quanto attendessimo prima - ha proseguito Draghi - Prima affermavamo che parte di questo indebolimento era dovuto a fattori temporanei in alcuni settori, ad esempio nell'auto, ma poi abbiamo detto che ci sono cause più permanenti e queste, fondamentalmente, persistono».

Una di queste ragioni permanenti «è che il 2017 è stato un anno piuttosto eccezionale e siamo tornati a tassi di crescita più bassi. Ma la domanda da porsi è se si sia trattato di una derapata o se ci stiamo dirigendo verso una recessione. E la risposta è che è un rallentamento e non una recessione, e che sul quanto durerà bisognerà vedere quali siano i fattori alla sua base».

L'incertezza politica ha un costo, c'è meno fiducia

L'incertezza politica «su cui vediamo alcune cose che migliorano e altre che peggiorano, almeno per ora sarà un fattore che prosegue e cambia natura e ha un costo - ha avvertito il presidente della Bce Mario Draghi - e il costo è meno fiducia nelle imprese e meno fiducia nelle famiglie». Secondo Draghi l'attuale incertezza politica «mette in discussione alcuni dei pilastri su cui è stato costruito l'ordine del dopoguerra», come con la Brexit o con il rifiuto del multilateralismo.