Economia | Riforma pensioni

Pensioni da incubo: assegni sempre più bassi e si lavorerà fino a 70 anni

Il Governo sta per adeguare l'età pensionabile alle aspettative di vita, ma continuerà a salire nei prossimi anni mentre gli assegni continueranno a scendere vertiginosamente

Il Governo sta per adeguare l'età pensionabile alle aspettative di vita.
Il Governo sta per adeguare l'età pensionabile alle aspettative di vita. (ANSA/GIORGIO ONORATI)

ROMA – Pensioni da incubo. Sono molti i cittadini italiani che ormai pensano alla pensione come a un miraggio o a un'incognita angosciante. E non a torto, a dire il vero, perché la maggior parte di loro andrà in pensione sempre più tardi e con assegni previdenziali sempre più bassi. Già nel 2019, infatti, serviranno ben cinque mesi di lavoro in più per raggiungere l'agognato traguardo. I dati rilevati dall'Istat sulla speranza di vita stanno per essere comunicati, con apposita lettera, ai ministeri di Lavoro ed Economia che dovranno quindi necessariamente adeguare – come previsto dalla legge - l'età pensionabile alle aspettative di vita portandola a 67 anni a partire dal 2019. Ma non finisce qui.

In pensione a 70 anni
L'adeguamento dell'età pensionabile in ragione delle aspettative di vita viene ripetuto ogni due anni: perciò nel 2021 serviranno 67 anni e tre mesi per andare in pensione, nel 2023 67 anni e sei mesi. E così via. Questo significa, in parole povere, che nel 2060 gli italiani potranno andare in pensione non prima dei 70 anni compiuti d'età. Il che già ci pare un tantino assurdo visto che, sebbene sia lecito pensare che le aspettative di vita possano migliorare col trascorrere degli anni grazie alle scoperte della ricerca scientifica e a molti altri fattori ambientali e non, tuttavia non è altrettanto facile dedurre che le condizioni intellettive, cognitive e motorie degli anziani di domani siano tali da permettere loro di lavorare con profitto e serenamente anche in tarda età. Ma oltre a questo problema di non poco conto c'è anche un altro aspetto – squisitamente economico questa volta - da considerare, e non meno rilevante del precedente.

Assegni previdenziali sempre più bassi
Non solo i cittadini italiani andranno in pensione sempre più tardi, ma anche con assegni previdenziali sempre più bassi. L'allungamento delle aspettative di vita, infatti, determina ripercussioni anche sul fronte del calcolo del coefficiente di trasformazione, cioè quel valore che – proprio in base alle aspettative di vita del lavoratore - concorre al calcolo della pensione con metodo contributivo. La formula, in poche parole, è semplice: più aumentano le aspettative di vita, più aumenta il coefficiente di trasformazione e più si riduce l'assegno pensionistico. E di parecchio. Per capire di che cifre parliamo basta ricorrere a un esempio chiarificatore. Prendiamo un pensionato che è andato in pensione con uno stipendio netto mensile di 2mila euro: per effetto dell'adeguamento del coefficiente di trasformazione, nel 2009 sarebbe andato in pensione con 1600 euro, mentre nel 2017 riceve in busta solo 1400 euro. La perdita è pari a 190 euro al mese. E salirà ancora nel 2019 e negli anni futuri. Finché lo Stato non deciderà di mettere un limite all'innalzamento dell'età pensionabile e fermerà anche l'adeguamento del coefficiente di trasformazione. Ma accadrà mai?