26 giugno 2019
Aggiornato 18:00
Crisi

L'Italia non è un paese per giovani: il 20% non studia e non lavora

Il Belpaese detiene ininterrottamente dal 2013 il record negativo dell'Unione europea per la percentuale dei Neet e risale al terzo posto anche per il tasso di disoccupazione giovanile

Il premier, Paolo Gentiloni, ha appreso la notizia del record italiano dei Neet.
Il premier, Paolo Gentiloni, ha appreso la notizia del record italiano dei Neet. ( ANSA )

BRUXELLES - L'Italia non è un paese per giovani. E questo l'avevamo capito già da un pezzo. Ma quello che probabilmente non sapete è che il Belpaese continua ad avere, secondo i dati del 2016, la percentuale più alta nell'Ue (19,9%) di giovani nella fascia tra i 15 e i 24 anni che non cercano lavoro né studiano o sono in formazione (sono i cosiddetti Neet, Not in Employment, Education or Training). E' un record che detiene oramai ininterrottamente dal 2013. Ed è uno dei dati più preoccupanti che contiene il rapporto annuale per il 2017 sull'Occupazione e gli Sviluppi sociali in Europa, pubblicato oggi a Bruxelles dalla Commissione Ue. Se consideriamo gli altri paesi in graduatoria classificati subito dopo lo Stivale è farsi un'idea della gravità del problema. Al secondo posto (18,2%), infatti, c'è la Bulgaria, che aveva il record fino al 2012, mentre terza è la Romania (17,4%).

Facciamo peggio di Croazia e Romania
Seguono Croazia (16,9%), Cipro (15,9%) Grecia (15,8%) e Spagna (14,6%). La media dell'Ue a 28 è all'11,5%, e quella dell'Eurozona all'11,7%. Fra gli altri grandi paesi, la Germania è al 6,6%, la Francia all'11,9% e il Regno Unito al 10,9%. Mentre nell'Ue e nell'Eurozona il picco dei Neet era stato raggiunto nel 2012 (rispettivamente 13,2% e 13,1%) e poi c'è stato un calo costante, in Italia la percentuale ha raggiunto il livello più alto mai registrato nell'Ue nel 2013 (22,2%), per poi calare lentamente negli anni successivi (22,1% nel 2014 e 21,4 nel 2015).

L'Italia ha il più basso incremento di attività dell'Ue
Ma il Belpaese è anche lo Stato membro con il più basso incremento di attività nel 2016: la popolazione attiva era il 64,9% degli abitanti fra i 15 e i 64 anni, contro una media Ue del 73%, con la Germania al 78%, il Regno Unito al 77,3% e la Francia al 71,7%. Nella disoccupazione, all'11,7% della forza lavoro nel 2016, gli italiani hanno il quinto valore più alto, poco sotto Cipro e Crazia al 13%, ma sono comunque lontani dal 23,6% della Grecia e dal 19,6% della Spagna, contro una media del 10% nell'Eurozona e dell'8,5% nell'Ue a 28.

In fondo alla classifica dell'occupazione giovanile
Nella disoccupazione giovanile (15-24 anni) l'Italia sale al terzo posto (37,8%), dietro alla Grecia (47,3%) e alla Spagna (44,4%), dopo essere stata per diversi anni al quarto posto dietro la Croazia (31,1% nel 2016,). Questo nonostante nella Penisola si sia registrato un calo rispetto al 2015 (40,3%) e soprattutto rispetto al picco raggiunto nel 2014 (42,7%). L'Italia rimane inoltre in fondo alla classifica per quanto riguarda il tasso di posti di lavoro vacanti (0,5% contro una media Ue oltre l'1,5%).