Povertà

Allarme Istat: in Italia ci sono 5 milioni di poveri assoluti

Il rapporto dell'Istituto nazionale di statistica evidenzia che il dato sulla povertà assoluta riguarda quasi 2 milioni di famiglie italiane e resta stabile rispetto al 2015

Secondo l'ultimo rapporto Istat, in Italia ci sono circa 5 milioni di poveri assoluti.
Secondo l'ultimo rapporto Istat, in Italia ci sono circa 5 milioni di poveri assoluti. (ANSA/GIUSEPPE LAMI)

ROMA - In Italia 1 milione e 619mila famiglie vivono in condizione di povertà assoluta. Corrispondono a circa 4 milioni e 742mila individui. Lo segnala un nuovo rapporto dell'Istituto nazionale di statistica (Istat) che ha preso in esame i dati raccolti nel 2016. Rispetto al 2015 si rileva una sostanziale stabilità della povertà assoluta in termini sia di famiglie sia di individui. L'incidenza di povertà assoluta per le famiglie è pari al 6,3% del totale, in linea con i valori stimati negli ultimi quattro anni. Per gli individui, l'incidenza della povertà assoluta si porta al 7,9% con una variazione statisticamente non significativa rispetto al 2015 (quando era pari al 7,6%). Ma nel 2016 - si legge nel rapporto - l'incidenza della povertà assoluta sale al 26,8% dal 18,3% del 2015 tra le famiglie con tre o più figli minori, coinvolgendo nell'ultimo anno 137mila 771 famiglie e 814mila 402 individui.

La povertà assoluta aumenta fra i minori
Aumenta anche fra i minori, da 10,9% a 12,5% (1 milione e 292mila nel 2016). L'incidenza della povertà assoluta cresce soprattutto al Centro in termini sia di famiglie (5,9% da 4,2% del 2015) sia di individui (7,3% da 5,6%), a causa soprattutto del peggioramento registrato nei comuni fino a 50mila abitanti al di fuori delle aree metropolitane (6,4% da 3,3% dell'anno precedente). Persiste, invece, a partire dal 2012, la relazione inversa tra incidenza di povertà assoluta e età della persona di riferimento (aumenta la prima al diminuire della seconda). Il valore minimo, pari a 3,9%, si registra infatti tra le famiglie con persona di riferimento ultra sessantaquattrenne, quello massimo tra le famiglie con persona di riferimento sotto i 35 anni (10,4%).

Diminuisce al crescere dell'istruzione
Come negli anni precedenti l'incidenza di povertà assoluta diminuisce al crescere del titolo di studio della persona di riferimento: 8,2% se ha al massimo la licenza elementare; 4,0% se è almeno diplomata. La posizione professionale della persona di riferimento - spiega ancora l'Istat - incide molto sulla diffusione della povertà assoluta. Per le famiglie la cui persona di riferimento è un operaio, l'incidenza della povertà assoluta è doppia (12,6%) rispetto a quella delle famiglie nel complesso (6,3%), confermando quanto registrato negli anni precedenti. Rimane, invece, piuttosto contenuta tra le famiglie con persona di riferimento dirigente, quadro e impiegato (1,5%) e ritirata dal lavoro (3,7%).

La povertà relativa colpisce di più le famiglie giovani
Anche la povertà relativa risulta stabile rispetto al 2015. Nel 2016 riguarda il 10,6% delle famiglie residenti (10,4% nel 2015), per un totale di 2 milioni 734mila, e 8 milioni 465mila individui, il 14,0% dei residenti (13,7% l'anno precedente). Analogamente a quanto registrato per la povertà assoluta, nel 2016 la povertà relativa è più diffusa tra le famiglie con 4 componenti (17,1%) o 5 componenti e più (30,9%). La povertà relativa colpisce di più le famiglie giovani: raggiunge il 14,6% se la persona di riferimento è un under35 mentre scende al 7,9% nel caso di un ultra sessantaquattrenne. L'incidenza di povertà relativa si mantiene elevata per gli operai e assimilati (18,7%) e per le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione (31,0%) Le stime diffuse in questo report dell'Istat si riferiscono a due distinte misure della povertà: assoluta e relativa, elaborate con due diverse definizioni e metodologie, sulla base dei dati dell'indagine sulle spese per consumi delle famiglie.