25 febbraio 2020
Aggiornato 14:30
Crisi Alitalia

Alitalia verso il commissariamento, ecco cosa succede ora (e quanto ci costa)

Il risultato del referendum ha definitivamente sancito il fallimento dell'accordo raggiunto lo scorso 14 aprile tra l'azienda e le rappresentanze sindacali. Ora Alitalia si avvia a grandi passi verso la liquidazione

Alitalia si avvia verso il commissariamento e la liquidazione.
Alitalia si avvia verso il commissariamento e la liquidazione. ANSA

FIUMICINO – Alitalia ha finito il carburante. E la manovra di emergenza tentata dal governo Gentiloni per salvare la ex compagnia di bandiera non è riuscita. Il referendum ne ha deciso la sorte e all'orizzonte ora non resta che il commissariamento. I lavoratori hanno bocciato nettamente il pre-accordo firmato lo scorso 14 aprile tra l'azienda e le rappresentanze sindacali imboccando de facto la via della liquidazione.

LEGGI ANCHE Alita(g)lia, perché non possiamo gioire del salvataggio dei posti di lavoro

Il referendum ha deciso il destino di Alitalia
Alla fine ha vinto il «no». All'indomani dello schianto, i vertici di Alitalia non hanno potuto fare altro che prendere atto «con rammarico della decisione dei propri dipendenti di non approvare il verbale di confronto firmato il 14 aprile tra l’azienda e le rappresentanze sindacali». Il verdetto del referendum è stato inequivocabile e ha deciso il destino della compagnia di bandiera. L'affluenza alle urne è stata molto alta, pari a circa il 90% dei lavoratori, e oltre il 67% dei votanti si è schierato compattamente per il «no». Nelle prossime ore il consiglio di amministrazione di Alitalia si riunirà a Fiumicino per avviare l'iter del commissariamento.

LEGGI ANCHE Alitalia alla resa dei conti: storia di una turbolena continua ad alta quota

La vittoria-kamikaze dei lavoratori
I lavoratori hanno preferito una vittoria-kamikaze, che probabilmente causerà il fallimento dell'azienda, all'approvazione dell'accordo firmato il 14 aprile scorso dalle rappresentanze sindacali (fatta eccezione per l'Usb che è stata «l'unica organizzazione sindacale ad aver partecipato alle trattative ad essersi assunta la responsabilità di non sottoscrivere l'intesa» e che ora esprime «soddisfazione» per l'esito del referendum). L'intesa raggiunta nei giorni scorsi prevedeva 980 esuberi (a fronte dei 1338 chiesti inizialmente dai vertici aziendali), una riduzione della retribuzione del personale di circa l'8%, altri tagli in busta paga e una riduzione dei riposi e della dimensione degli equipaggi di volo.

L'azienda si avvia a grandi passi verso il commissariamento
All'indomani della bocciatura dell'intesa, che avrebbe sbloccato anche un aumento di capitale da 2 miliardi di euro, Alitalia si avvia a grandi passi verso la liquidazione e a rischio ora sono tutti i 12mila posti di lavoro. Senza nuovi acquirenti o capitali freschi, infatti, al commissario non resterà altro da fare che decretarne il fallimento. A quel punto, dopo la dichiarazione di insolvenza decretata dal Tribunale, interverrà il curatore fallimentare che inizierà la procedura liquidatoria vera e propria. Da Palazzo Chigi fanno sapere che «ora l'obiettivo del governo, in attesa di capire cosa decideranno gli attuali soci di Alitalia, sarà quello di ridurre al minimo i costi per i cittadini italiani e per i viaggiatori». Ma intanto il fallimento della compagnia aerea potrebbe costare ai contribuenti italiani almeno un altro miliardo di euro. E vale la pena ricordare che tra il 1974 e il 2014, per salvarla, lo Stato italiano ne ha già spesi 7,4 miliardi.