20 ottobre 2019
Aggiornato 03:30
Crisi Alitalia

Alitalia, arriva il prestito statale ma per Calenda «deve rimanere una compagnia privata»

Secondo il ministro dello Sviluppo economico, Alitalia deve rimanere una compagnia privata e l'impatto per il bilancio dello Stato deve essere ridotto al minimo indispensabile

Il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, e il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda.
Il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, e il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda. ANSA

ROMA - Alitalia «deve rimanere una compagnia privata». Lo ha detto il ministro per lo Sviluppo economico, al question time, rispondendo a un'interrogazione sulla possibilità di una sua nazionalizzazione, aggiungendo che l'impatto dello stato deve essere «il minimo indispensabile».

Calenda: Alitalia deve restare privata
«Alitalia - ha riferito il ministro Carlo Calenda - è e deve rimanere una compagnia privata e l'impatto per il bilancio dello Stato deve essere ridotto al minimo indispensabile». Non solo per rispettare le regole europee, ma soprattutto perché «abbiamo numerose evidenze di quali siano stati in passato i risultati anche della gestione pubblica e i costi conseguenti sostenuti dai contribuenti italiani negli ultimi decenni per sostenerla». Secondo il ministro, Alitalia è un'azienda importante per un paese che vive di export e di turismo. Per questo il Governo intende conseguentemente supportare, nei limiti di quanto sottolineato innanzi, il processo di ristrutturazione e di rilancio e «vigilare sull'attuazione del piano industriale».

La conditio sine qua non della manovra finanziaria
Con una nota. Il taglio dei costi, necessario per avere i conti in equilibrio, «non può scaricarsi solo sul personale ma deve riguardare l'intero perimetro della gestione», ha sottolineato Calenda. La gestione degli esuberi ed eventuali modifiche al contratto devono passare necessariamente attraverso un confronto con i sindacati «che si deve svolgere in una sede governativa». Gli azionisti e i creditori di Alitalia considerano l'accordo con i sindacati su quest'ultimo punto come condizione necessaria per varare la manovra finanziaria indispensabile per mettere in sicurezza la compagnia.

Le riunioni in agenda tra Mise, azienda e sindacati
I tempi del negoziato sono pertanto molto compressi, ha aggiunto il ministro. «Abbiamo immediatamente avviato i tavoli tecnici con un calendario serrato di incontri che coinvolgono oltre al Ministero dello Sviluppo economico, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il ministero del Lavoro, il management aziendale e i sindacati", ha proseguito Calenda. Fino alla fine del mese si terranno sei riunioni (iniziate oggi) in cui si analizzeranno anche in dettaglio misure, ipotesi e numeri presentati nel Piano e il risultato degli incontri sarà esaminato alla fine della prossima settimana dai tre ministri responsabili.

Previsti 2mila esuberi e il taglio delle retribuzioni
Il ministro dello Sviluppo economico ha spiegato che il piano industriale di Alitalia prevede equity e linee di credito pari a complessivi 2 miliardi di euro, di cui circa 900 milioni a carico di Etihad e 1.100 milioni a carico degli azionisti e creditori italiani, in aggiunta a quanto sostenuto nel 2014 quando fu speso un miliardo e mezzo. Inoltre il piano prevede un «aumento dei ricavi del 30% e un Ebit positivo nel 2019. Taglio dei costi complessivi pari a 1 miliardo di euro, concentrati per i due terzi su costi diversi dal personale». Per quanto riguarda l'organizzazione, il piano prevede circa duemila esuberi concentrati sul personale di terra e la sottoscrizione di un nuovo contratto di lavoro per il personale di volo con un taglio significativo delle retribuzioni.