8 marzo

L'Italia è il fanalino di coda dell'Ue per gli stipendi delle donne manager

Secondo i dati Eurostat appena pubblicati sulle retribuzioni delle donne manager, peggio di noi fa solo l'Ungheria. La parità dei sessi è ancora un miraggio e gli uomini la fanno ancora da padrone nel Belpaese

ROMA - La parità dei sessi è ancora un miraggio. Anche, e soprattutto, nel Belpaese. L'Italia è fanalino di coda in Europa per quanto riguarda gli stipendi delle donne manager. Peggio di noi fa solo l'Ungheria. E' quanto si evince dalle statistiche diffuse dall'Eurostat in vista della festa della donna, l'8 marzo prossimo. Il nostro Paese inoltre è tra quelli con il più basso numero di donne con posizioni dirigenziali.

Gli uomini la fanno (ancora) da padrone
Il quadro a livello europeo, spiega Eurostat, vede differenze significative tra gli Stati membri, per quanto riguarda sia le posizioni che le restribuzioni (non sono disponibili i dati di Croazia e Grecia). Gli uomini la fanno comunque da padrone e la Lettonia è l'unico Paese membro con un numero di donne manager (il 53%) superiore a quello degli uomini. Seguono Bulgaria e Polonia (entrambi 44%), Irlanda (43%), Estonia (42%), Lituania, Ungheria e Romania (tutte e tre 41%), Francia e Svezia (entrambi 40%).

Le donne manager italiane sono le meno pagate
In fondo alla classifica, le donne dirigenti sono meno di un quarto degli uomini in Germania, Italia e Cipro (in ciascun Paese 22%), appena meglio Belgio e Austria (23%) e Lussemburgo (24%). Nella media Ue circa un terzo (35%) dei manager sono donne. Per quanto riguarda gli stipendi, in tutti gli Stati membri gli uomini manager guadagnano più delle donne, anche se in differenti proporzioni. Il gap salariale più basso si incontra in Romania (5%), davanti a Slovenia (12,4%), Belgio (13,6%) e Bulgaria (15%). Mentre, all'opposto, le donne manager guadagnano circa un terzo in meno dei loro colleghi maschi in Ungheria (33,7%) e in Italia (33,5%) così come in Repubblica Ceca (29,7%), e circa un quarto in meno in Slovacchia (28,3%), Polonia (27,7%), Austria (26,9%), Germania (26,8%), Portogallo (25,9%), Estonia (25,6%) e Regno Unito (25,1%).

Il dramma delle ricercatrici e il lavoro-non lavoro delle donne
Il problema riguarda anche le ricercatrici. E qui il dramma economico e sociale non ferma alla disparità nelle retribuzioni. Le donne vivono ancora nell’ombra nei laboratori scientifici e nelle università, senza riuscire a emergere come meriterebbero. Nonostante molte ricercatrici siano esempi di eccellenza riconosciuti a livello internazionale, infatti, la maggior parte di loro è sconosciuta o semi sconosciuta rispetto ai colleghi maschi. C'è ancora da sottolineare che secondo uno studio Ocse le donne italiane dedicano in media al lavoro non pagato, ovvero quello per la cura della casa, dei parenti e dei figli oltre cinque ore al giorno. Il dato risente della scarsa collaborazione dei partner nel nostro Paese che, con appena 100 minuti al giorno in media, si piazzano al quarto posto tra i meno impegnati nelle attività di cura della famiglia.