5 dicembre 2022
Aggiornato 20:00
I dati della CGIL

Lavoro, in 10 anni raddoppiati il numero di contratti ma i salari sono stagnanti

Nonostante un'estesa copertura contrattuale l'Italia però si distingue, rispetto ad altri Paesi europei come Germania e Francia, da una stagnazione dei salari reali le cui principali cause sono rinvenibili nelle debolezze strutturali dell'economia

Da sinistra a destra: Carlo Bononi (Confindustria) e Maurizio Landini (CGIL)
Da sinistra a destra: Carlo Bononi (Confindustria) e Maurizio Landini (CGIL) Foto: Ettore Ferrari ANSA

In dieci anni il numero dei contratti dei settori pubblico e privato è quasi raddoppiato. Quelli vigenti depositati a fine 2021 al Cnel sono infatti passati da 551 del 2012 a 992 del 2021 (+441), registrando così una crescita dell'80%. Il totale dei dipendenti pubblici e privati (esclusi agricoli e domestici) coperti da un contratto è pari a 16,6 milioni, ai quali bisogna aggiungere 251mila lavoratori pubblici cui sono applicate direttamente norme di legge. E' quanto rileva una ricerca di Cgil e fondazione Di Vittorio.

Nonostante un'estesa copertura contrattuale l'Italia però si distingue, rispetto ad altri Paesi europei come Germania e Francia, da una stagnazione dei salari reali le cui principali cause sono rinvenibili nelle debolezze strutturali dell'economia. Queste determinano una maggior incidenza delle qualifiche più basse, un'alta quota di part time involontario e di precarietà, nonché una diffusa e consistente economia sommersa sostenuta anche dal lavoro irregolare.

I contratti già scaduti sono 662 pari al 62,7% mentre 370 sono in vigore (37,3%). Sono stati sottoscritti dalle categorie di Cgil, Cisl e Uil 246 contratti pari al 24,8%. Invece 746 contratti pari al 75,2% sono stati firmati solo da altre organizzazioni sindacali. «L'Italia è tra i Paesi europei con alta copertura contrattuale - dice il presidente della fondazione Fulvio Fammoni - già oggi superiore a quanto la direttiva europea in discussione indica come obiettivo per il futuro. Questa proliferazione non ha però niente a che vedere né con un'espansione della copertura contrattuale, riguardando un numero di persone molto basso, né con migliori condizioni di lavoro. Risponde invece ad altri meccanismi tra cui la frammentazione e scomposizione del sistema di rappresentanza datoriale».

Dallo studio emerge che ci sono contratti che riguardano poche aziende; altri a dimensione solo territoriale; altri ancora scaduti da oltre dieci anni o che riguardano un numero molto basso di lavoratori rispetto al settore di appartenenza. Nel settore privato i primi 33 contratti firmati da Cgil, Cisl e Uil coprono l'82% dei lavoratori. «Gran parte dei problemi sarebbero superati dalla definizione di una legge sulla rappresentanza», sottolinea Fammoni.

I lavoratori privati, esclusi agricoli e domestici, che nel 2021 sono coperti da un contratto nazionale sono in media 13.643.659 (434 contratti interessano 12.914.115 dipendenti cui aggiungere i 729.544 lavoratori per i quali non è possibile determinare il contratto applicato). Il totale degli occupati nella pubblica amministrazione (personale stabile, tempo determinato, formazione lavoro, somministrazione e socialmente utile) si attesta a 3.354.567. Di questi, 2.776.508 risultano contrattualizzati e 578.059 sono in regime di diritto pubblico.