23 agosto 2019
Aggiornato 11:30
Troppi crediti deteriorati in Ue

Bad bank europea, la Bce dice «sì» e sposa la proposta dell'Eba

Nel ventre molle di Eurolandia ci sono mille miliardi di crediti deteriorati. Il presidente dell'Eba ha lanciato la proposta di creare una Bad bank europea per cercare di smaltirli e oggi anche la Banca centrale europea ha detto «sì»

FRANCOFORTE – Dopo la proposta lanciata dal presidente dell'Eba, anche il vicepresidente della Bce apre ora all'ipotesi di creare una Bad bank europea per lo smaltimento dei crediti deteriorati delle banche comunitarie. «Una Asset management company a livello europeo sarebbe benvenuta, soprattutto perché aiuterebbe a reperire finanziamenti privati sul mercato», ha rilevato Vitor Constancio, intervenendo ad un convegno sui credito deteriorati organizzato dall'istituto Bruegel a Bruxelles.

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Mille miliardi di crediti deteriorati nel cuore dell'Ue
Nel ventre molle delle banche dell'Eurozona ci sono oltre mille miliardi di crediti deteriorati. Una zavorra pesantissima per la crescita economica comunitaria. E l'Italia, con i suoi 276 miliardi di euro di sofferenze, detiene la quota più consistente di tutta l'Unione europea. Il Vecchio continente rischia di sprofondare sotto il peso dei suoi «non performing loans». Perciò il presidente dell'Eba, Andrea Enria, aveva lanciato nei giorni scorsi la proposta di creare una Bad bank europea per cercare di smaltirli. L'idea ha riscosso il favore del vicepresidente della Banca centrale europea, Vitor Constancio, che tuttavia sottolinea come «nel quadro attuale una Amc veramente europea incontrerebbe delle difficoltà normative».

La proposta dell'Eba e quella della Bce
Secondo Constancio, per l'immediato, un modo di procedere senza ostacoli nelle normative «potrebbe esser quello di creare progetto europeo» sul come operare bad bank a livello nazionale. E procedere su questa strada è necessario perché per affrontare il problema dei crediti deteriorati «servono strategie di ampia portata» e «un approccio su scala europea è di importanza cruciale». Il vicepresidente della Bce ha ribadito che risolvere il problema dei crediti deteriorati garantirebbe rilevanti e «indiscutibili» benefici per l'economia e i sistemi bancari. Ma non si può pensare di affrontare un problema di questa portata facendo unicamente leva sulle banche, spingendole semplicemente a sbarazzarsi delle loro sofferenze.

Le criticità di una Bad bank europea
«Forzarle a vendere potrebbe avere gravi conseguenze sulla stabilità finanziaria. Il trasferimento di valore che ne deriverebbe, dalle banche verso la comunità degli investitori, aggraverebbe la pressione sulla redditività invece di farla migliorare. Per questo motivo - ha concluso Constancio - ora è cruciale uno sforzo coordinato da parte di diverse autorità europee e nazionali».Infatti, l'idea di Enria non è priva di criticità. Le banche trasferirebbero le loro sofferenze alla Bad bank per un periodo limitato di tempo, nella speranza che questa riesca a collocarle sul mercato. Ma non è affatto detto che ci riesca.

I rischi restano tutti in capo agli azionisti e ai soci
Come sottolinea il professor Carlo Alberto Carnevale-Maffé, insegnante presso la Bocconi di Milano, sulle pagine di Wall Street Journal, la Bad bank potrebbe rivelarsi solo un espediente per guadagnare tempo. «Si compra del tempo – ha spiegato il docente – ma i rischi restano tutti in campo agli obbligazionisti e ai soci delle banche». Non solo. Il cerino potrebbe tornare in mano alle banche appiccando un incendio addirittura più grande. I crediti deteriorati, infatti, dopo essere stati in stand-by per un certo lasso di tempo (circa tre anni secondo la proposta dell'Eba) nel cuore di Eurolandia potrebbero tornare alle rispettive banche con un ulteriore perdita di valore. Perciò il bail-in che profilerebbe all'orizzonte sarebbe perfino più doloroso per i risparmiatori comunitari.