23 giugno 2017
Aggiornato 12:00
Sale la disoccupazione giovanile

Disoccupazione, perché in Italia quasi un giovane su due è senza lavoro

Mentre in Germania il tasso di disoccupazione ha raggiunto il nuovo minimo storico, in Italia quella giovanile ha ripreso a salire toccando quota 40,1%. Nel Belpaese vengono assunti soprattutto over 50 e i millenials restano al palo

ROMA – In Germania disoccupazione ai minimi storici. In Italia quella giovanile è arrivata al 40,1%, ma raggiunge il picco del 60% al Sud. Ecco perché i giovani nel Belpaese restano al palo.

In Italia quasi un giovane su due non trova lavoro
In Germania il tasso di disoccupazione continua a calare e ha raggiunto il nuovo minimo storico dai tempi della riunificazione tedesca. In termini assoluti si sono registrati 26mila disoccupati in meno in un mese. In Italia, invece, la situazione è sempre più critica in particolare per i giovani. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni nel mese di dicembre è salito di 0,2 punti percentuali toccando quota 40,1%. Inoltre vale la pena sottolineare che dal calcolo del tasso di disoccupazione, come ricorda l'Istat, sono per definizione esclusi i giovani inattivi, cioè coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perché impegnati negli studi o perché rassegnati all'idea di non trovarlo.

Il tasso di disoccupazione giovanile è tra i più alti d'Europa
Troppo spesso, infatti, i millenials hanno a che fare con lunghi periodi di disoccupazione o con lavori precari. Si cimentano in uno slalom estenuante tra contratti a progetto, contratti a tempo determinato, voucher, apprendistato, tirocini e periodi di inattività. Senza mai vedere la luce in fondo al tunnel: la tanto agognata assunzione. Nel 2016 le assunzioni a tempo indeterminato sono diminuite di ben 562.404 unità rispetto al periodo gennaio-settembre del 2015, quando il boom delle assunzioni era stato determinato soprattutto dagli sgravi fiscali. Il tasso di disoccupazione giovanile in Italia è ancora tra i più alti d'Europa e come abbiamo visto continua a salire. Ma c'è di più. L'anno scorso il numero degli occupati è aumentato di 242mila unità come risultati di un aumento di 266 mila lavoratori dipendenti a fronte di un calo di 24mila unità tra gli autonomi.

Vengono assunti soprattutto over 50
L'aumento occupazionale in questione riguarda però soprattutto gli over 50. Nelle classi tra i 15 e i 49 anni, infatti, complessivamente il numero degli occupati si è ridotto di 168mila unità nel 2016 (-149mila solo nella classe tra 39 e 49 anni) mentre tra gli ultracinquantenni gli occupati sono aumentati di 410mila unità. Come riporta Gianni Balduzzi su Linkiesta negli ultimi tre anni la percentuale di neo-assunti con più di 50 anni di età è salita dal 13,11% al 16,18% per i contratti a termine e dal 17,43% al 20,07% a tempo indeterminato. Mentre è diminuita in maniera significativa la porzione di neo-assunti under 40. In pratica, non solo le assunzioni sono diminuite, ma vengono assunti soprattutto gli «anziani» rispetto ai giovani, che così restano (ancora una volta) al palo.

Perché i millenials restano al palo
La faccenda a un primo sguardo sembra alquanto strana, perché in un'economia in ripresa sarebbe normale assistere a un ricambio generazionale. Risorse fresche dovrebbero fare il loro ingresso nel mondo del lavoro e mettere al servizio dell'economia reale il loro tasso di produttività (più alto di quello degli over 40) e la loro capacità di innovare. E invece assistiamo esattamente al fenomeno inverso: più lavoro agli anziani e meno ai giovani. Perché? Una delle risposte risiede certamente nell'alto costo del lavoro, con cui le imprese italiane devono necessariamente fare i conti. E allora, per aumentare il tasso di produttività, in tempi di crisi può diventare più profittevole assumere un lavoratore qualificato con esperienza invece di un giovane più sprovveduto. Ma così facendo la ripresa economica (quella vera, non quella degli zero virgola) sarà di là da venire.