21 settembre 2019
Aggiornato 02:00
Bper diventa spa

Bper si trasforma in SpA: cosa cambia con il decreto Renzi-Padoan sulle popolari

I soci della Banca Popolare dell'Emilia Romagna hanno votato la trasformazione dell'istituto in società per azioni, in base alla nuova normativa sulle popolari. Ecco cosa prevede il decreto Renzi-Padoan e cosa cambierà per la banca modenese

MODENA – Bper diventa una spa. Con il 99,80% dei voti favorevoli, gli oltre 4mila soci della Banca Popolare dell'Emilia Romagna hanno approvato la trasformazione dell'istituto emiliano in società per azioni. Bper è una delle ultime banche popolari a doversi adeguare alla riforma Renzi-Padoan entro il mese di dicembre, realizzando il cambio di denominazione sociale imposto dal decreto legge del governo. Ma cosa prevede esattamente il decreto sulle popolari e cosa cambierà per la Popolare dell'Emilia Romagna?

Bper diventa una spa
La Banca Popolare dell'Emilia Romagna diventerà una spa. Lo scorso sabato 26 novembre, gli oltre 4mila soci dell'istituto modenese hanno approvato con il 99,80% dei voti favorevoli il cambio di denominazione sociale. La trasformazione in società per azioni era una tappa obbligata per Bper, perché Bper è una delle ultime banche popolari a doversi adeguare al decreto Renzi-Padoan entro la fine del mese di dicembre. La riforma sulle popolari del governo Renzi, infatti, impone agli istituti cooperativi con oltre 8 miliardi di attivi la trasformazione in spa entro la fine del 2016. E, a parte Bper, all'appello manca solo la Banca Popolare di Bari.

L'ad Vandelli punta allo «zoccolo duro»
Nel caso di Bper, tuttavia, non è stato solo un passaggio obbligato per via del decreto governativo, ma anche una tappa fisiologica. Storicamente, infatti, l'istituto modenese ha sempre ragionato come una società per azioni, grazie alla presenza importante nel capitale della banca di forti imprenditori e Fondazioni bancarie. E proprio sui soci punta, in modo particolare, l'amministratore delegato Alessandro Vandelli, secondo cui «sono loro che devono dare stabilità alla banca», magari costituendo uno «zoccolo duro» con una quota del 15-20% per garantire a Bper una governace monolitica. In particolare, Vandelli si rivolge all'associazione di soci Bper Valori & Valore, che raccoglie il 7% del capitale e ha tra i fondatori il vicepresidente di Bper, Alberto Marri. Poi ci sono le varie fondazioni, come il Banco di Sardegna accreditato per il 2,5-3% e istituzioni come Unipol, che ha circa il 2%.

Cosa prevede il decreto sulle popolari?
Ma cosa prevede esattamente il decreto sulle popolari del governo Renzi? Perché la Bper ha votato la trasformazione in spa e cosa cambierà per l'istituto modenese? Partiamo dal principio, cioè dall'oggetto della riforma approvata l'anno scorso dal governo Renzi: le banche popolari. Sono una particolare categoria di istituti di credito, costituiti sotto forma di cooperativa, che è caratterizzata dal fatto che nessun socio può detenere più dell'1% del capitale della banca. Questo limite garantisce il rispetto del principio del voto capitario, perché così durante le assemblee ogni socio può esprimere solo un voto. Il principio del voto capitario é proprio questo: una testa, un voto. Ed è una garanzia contro le «scalate». Infatti, proprio perché ad ogni soci spetta solamente un voto, nessuno ha mai potuto acquisire da solo il controllo dell'assemblea e dell'istituto.

Cosa cambia per la Banca Popolare dell'Emilia Romagna
Cosa cambia con la riforma delle popolari? Il decreto del governo Renzi ha cancellato proprio il voto capitario e quel limite dell'1% per la quota di capitale che un singolo socio può detenere. Perciò le banche popolari sono diventate improvvisamente«scalabili» come qualsiasi altra società per azioni. Inoltre, il decreto Renzi-Padoan impone alle banche popolari con un patrimonio superiore agli 8 miliardi di euro la conversione in società per azioni entro la fine del 2016. Come ricorda Andrea Telara su Panorama, nell'elenco delle banche interessate dal provvedimento c'erano anche Ubi, Banco Popolare, Bpm, Banca Etruria, Popolare di Vicenza, Veneto Banca e la Banca Popolare di Bari. Ma quali sono le finalità del decreto Renzi-Padoan sulle popolari? La ratio della riforma risponde all'esigenza di dotare il sistema bancario italiano di una maggiore stabilità. Per evitare le scalate, le banche italiane medio piccole si muoveranno verso l'aggregazione, dando vita a istituti più grandi, più solidi e più competitivi.