23 febbraio 2020
Aggiornato 12:30
Si faccia la commissione, non abbiamo nulla da temere dalla verità

Etruria, Renzi: «Operazione di marketing da De Bortoli. Dal Governo nessun favoritismo»

Secondo Matteo Renzi, il libro di Ferruccio de Borotoli è stata una 'bellissima operazione di marketing', ma da parte sua e del suo Governo non ci sono stati favoritismi

L'ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli e il segretario Pd Matteo Renzi
L'ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli e il segretario Pd Matteo Renzi ANSA

ROMA - Il libro di Ferruccio de Borotoli è stata una «bellissima operazione di marketing» ma «se qualcuno dice che il mio governo ha fatto favoritismi reagisco e dico che non è vero», perché proprio sul padre della ministra Maria Elena Boschi, commissariandolo «abbiamo dimostrato» che non c'era favoritismo alcuno. Quindi ora «si faccia la commissione di inchiesta», ha affermato il segretario del Pd, Matteo Renzi durante la trasmissione L'Arena di Massimo Giletti, su Rai 1.

I fatti veri
«Voglio che vengano fuori i fatti veri - ha detto - perché le persone oneste non devono avere paura di nessuno e non hanno niente da temere dalla verità. Questo tema di Banca Etruria penso che torni ciclicamente, credo che su questa vicenda ci voglia grade chiarezza, se qualcuno dice che il mio governo ha fatto favoritismi io reagisco perché non è vero, perché ad esempio il padre della Boschi è stato commissariato assieme con tutti gli altri amministratori», ha proseguito Renzi. «Al netto» di De Bortoli che «ha fatto una bellissima operazione di marketing per lanciare il suo libro», secondo l'ex premier «sulla commissione di inchiesta delle banche, gente come noi, che è trasparente, non ha niente da temere».

Banche
«Le sembra possibile - ha chiesto retoricamente - che il problema delle banche in questo Paese sia una piccola banca di provincia ad Arezzo, le cui perdite valgono l'1,9 per cento delle perdite delle banche popolari? E non i veri scandali, clamorosi, che si sono stati, da Siena, alle banche venete, alle banche pugliesi. Allora dico: si faccia la commissione di inchiesta».

La verità
«Io voglio la verità, le carte», ha insistito Renzi. Quanto al silenzio, o meglio la non smentita di Ghizzoni, l'ex Ad di UniCredit e le speculazioni che questo atteggiamento alimenta «siamo da un anno e mezzo sullo stesso punto. Se c'è favoritismo è un atto inaccettabile, siccome il ministro Boschi in questo caso, come tutti gli altri membri del governo, hanno dimostrato che non c'è favoritismo, io dico: benissimo, andiamo vedere le carte. Andiamo a fare la commissione di inchiesta».

«Quello che per me è fondamentale dire, per il mio governo, è che noi quei Cda li abbiamo mandati a casa. E la commissione di inchiesta non fondiamola sul pettegolezzo, ma sulle carte. abbiamo appena visto il caso di Renato Soru. Bisogna aspettare le sentenze. Io sono un politico un po diverso dagli altri, ma sulla vicenda che ha riguardato mio padre, sul caso Consip, mi chiedo: perché non ne parla più nessuno?. Io voglio che vengano fuori i fatti veri, perché le persone oneste - ha concluso Renzi - non hanno niente da tenere dalla verità».