7 dicembre 2019
Aggiornato 23:30
A rischio 3 mln di lavoratori

Cosa rischiamo se l'Ue concede alla Cina lo status di economia di mercato

A rischio ci sono 415mila posti di lavoro in Italia e 3 milioni in tutta Europa. Il prossimo 11 dicembre 2016 la Commissione europea deve decidere se concedere o meno lo status di «economia di mercato» alla Cina

La Commissione europea deve decidere se concedere alla Cina lo status di economia di mercato.
La Commissione europea deve decidere se concedere alla Cina lo status di economia di mercato. Shutterstock

BRUXELLES – A rischio ci sono 3 milioni di posti di lavoro in tutta Europa. Entro l'11 dicembre la Commissione europea deve decidere se riconoscere o meno alla Cina lo status di «economia di mercato» e questa scelta sarà gravida di conseguenze per i cittadini e le imprese comunitarie. Per questo mercoledì 9 novembre si svolgerà a Bruxelles un'importante manifestazione che coinvolgerà migliaia di persone. Protesteranno per evitare che l'Unione Europea conceda questo riconoscimento a un paese che per molte ragioni non lo merita. E che distruggerebbe quel (poco) che resta della nostra competitività.

A rischio 415mila posti di lavoro in Italia
A rischio ci sono 415mila posti di lavoro in Italia e 3 milioni in tutta Europa. Il prossimo 11 dicembre 2016 scade una clausola del protocollo di adesione della Cina al Wto (World Trade Organization) e Pechino ne fa derivare il diritto a un automatico riconoscimento dello status di economia di mercato. Una recente risoluzione del Parlamento europeo, però, ha affermato a larghissima maggioranza che finché la Cina non avrà soddisfatto i 5 criteri stabiliti dall'UE per diventare «un'economia di mercato» non potrà ottenere il riconoscimento. Ora la parola passa alla Commissione, che in base al Trattato di Lisbona dovrà prendere la decisione definitiva sulla questione. Qualora la Cina ottenesse questo status, le conseguenze sarebbero devastanti per i cittadini e le imprese comunitarie. Per questo, mercoledì 9 novembre è prevista una grande mobilitazione popolare a Bruxelles.

La scelta della Commissione europea
L'Unione Europea è il primo partner commerciale dell'Impero del Dragone, che è attualmente escluso dai paesi Mes – Market Economy Status – anche se con il protocollo di adesione alla Wto aveva intrapreso l'impegno ad una transizione verso un'economia (socialista) di mercato. Impegno finora non mantenuto. La Cina non ha fatto nessun passo avanti per rispettare quei 5 criteri che definiscono un paese Mes, ma pretende il riconoscimento dello status quo. Il primo dei cinque criteri per essere considerato paese Mes, infatti, richiede che le decisioni prese dalle aziende in materia di prezzi debbano riflettere le condizioni di domanda e offerta del mercato, senza interferenze statali. Ma questo non accade in Cina, dove è lo Stato a decidere. E il paese non soddisfa neppure gli altri criteri della lista. Perché allora è così importante per Pechino il riconoscimento di economia di mercato? E cosa rischiano le economie degli altri paesi europei?

Perché la Cina vuole lo status di «economia di mercato»
La risposta si trova nel protocollo di adesione alla Wto, che autorizza i membri dell'organizzazione mondiale ad adottare metodologie di calcolo «non standard» per la determinazione dei dazi verso un paese non Mes. In parole povere, le regole del Wto prevedono che per contrastare il dumping (esportazione di prodotti a prezzi più bassi di quelli praticati sul mercato, realizzati ricorrendo spesso a pratiche sleali come il mancato rispetto dei diritti dei lavoratori e delle norme di sicurezza) i paesi possano imporre dei dazi «compensativi» per ristabilire il giusto prezzo dei beni importati. Come sottolinea Paola Mariani su Lavoce.info, il «giusto» dazio deve tener conto del prezzo applicato nel mercato di origine e di quello applicato sul mercato di esportazione. E qui viene il bello. Poiché la Cina non è considerata un'economia di mercato (di fatto non lo è) la Wto autorizza i paesi membri ad adottare metodologie di calcolo «non standard» perché i prezzi del mercato di origine sono distorti.

Cosa rischiano i cittadini e le imprese comunitarie
Pechino vuole il riconoscimento dello status di economia di mercato perché in questo modo i dazi sui suoi prodotti saranno notevolmente ridotti, se non addirittura eliminati. Ma questo significherebbe mettere a rischio la competitività delle imprese comunitarie e centinaia di migliaia di posti di lavoro. Gli effetti collaterali sulla crescita, sull'occupazione, sulla ricerca e l'innovazione, sulla lotta al surriscaldamento globale sarebbero devastanti. In Italia 415mila lavoratori potrebbero perdere il posto e la cifra salirebbe a 3 milioni se consideriamo l'intera Unione Europea. «Le implicazioni di una tale decisione sono enormi e dannose per i cittadini e le imprese europee», denuncia il fondatore del Movimento 5 stelle sul suo blog. Beppe Grillo parteciperà alla manifestazione di Bruxelles del 9 novembre e invita i cittadini italiani a sostenere la protesta. «Dobbiamo proteggere le nostre PMI da questa follia che potrebbe dare a migliaia di imprenditori il colpo di grazia», scrive il leader pentastellato. La Cina produce a prezzi più bassi grazie agli aiuti di Stato e a normative decisamente «allegre» in materia di diritti del lavoro e sicurezza per i consumatori. Questa battaglia non è solo per i cittadini e le imprese nostrane. E' anche per quei lavoratori cinesi a cui non sono riconosciuti neppure i diritti fondamentali.