11 luglio 2020
Aggiornato 03:00
La Fed verso il rialzo dei tassi

Fed, l'economia Usa torna a correre e si avvicina il rialzo dei tassi

Nel terzo trimestre del 2016 l'economia statunitense è cresciuta al ritmo del 2,9%, il passo più veloce da due anni a questa parte. Anche per questo gli analisti credono che il rialzo dei tassi sia ormai imminente

NEW YORK - Nel terzo trimestre del 2016, l'economia americana è tornata a crescere al passo più rapido da due anni a questa parte superando le stime degli analisti. Di conseguenza, il mercato si convince ancora di più che la Federal Reserve alzerà i tassi entro la fine dell'anno in corso anche se l'economia stessa probabilmente non riuscirà a raggiungere il passo di espansione del 2,6% del 2015 proseguendo così un trend che dal 2005 non vede una crescita superiore al 3%. D'altra parte siamo in un 'new normal'.

Il Pil Usa cresce oltre le attese
Il Pil Usa nel terzo trimestre è cresciuto del 2,9%, molto di più dell'espansione dell'1,4% registrata nei tre mesi precedenti e meglio di un rialzo inferiore al 2% visto per tre trimestri di fila. A trainare il dato sono state le esportazioni, cresciute al passo del 10%, il migliore in quasi tre anni; l'aumento delle scorte ha contribuito al Pil per lo 0,61%, segno che le aziende sono più ottimiste per l'attività futura; le spese al consumo - da cui dipendono due terzi del Pil totale - sono sì aumentate, ma a un passo più lento (+2,1% da un +4,3% del periodo aprile-giugno).

Nessuna stretta in vista nella riunione del 2 novembre
Il commercio ha dato un contributo dello 0,8%. Tuttavia permangono importanti segni di fragilità nell'economia statunitense (LEGGI ANCHE "Fed, grande attesa per Jackson Hole. Ma ecco perché l'economia americana potrebbe collassare"). Nessuno si aspetta dalla Fed una stretta nella riunione dell'1 e 2 novembre, anche perché si tiene una settimana prima delle elezioni presidenziali Usa. La maggior parte degli investitori invece scommette su un aumento del costo del denaro in quella del 13 e 14 dicembre, quando la banca centrale Usa avrà avuto modo di digerire non solo altri dati macroeconomici ma anche la reazione dei mercati alla scelta del futuro inquilino della Casa Bianca.

Un voto di fiducia prima di Natale
Proprio come lo scorso anno, è la convinzione diffusa, il governatore Janet Yellen potrebbe regalare prima di Natale un voto di fiducia nella congiuntura economica riprendendo la normalizzazione della politica monetaria americana iniziata alla fine del 2015. Quella di allora, quando i tassi salirono di 25 punti base allo 0,25-0,5%, fu la prima stretta dal giugno 2006. Stando ai future sui Fed Funds, usati dagli investitori per scommettere sulle mosse della Fed, le probabilità di un rialzo dei tassi a dicembre sono passate al 75% dal 72,5% di ieri. A inizio mese erano intorno al 60%.

Un aumento dei tassi è ormai dato per scontato
Il fatto che il dollaro non stia guadagnando quota, come invece succede ogni volta che ci si aspetta una stretta monetaria, è spiegato dai trader con il fatto che un aumento dei tassi è ormai dato per scontato; e infatti il biglietto verde si avvia a chiudere il mese di ottobre in rialzo di oltre il 3% rispetto a un basket che comprende le principali valute. Anche i Treasury restano con i rendimenti sui massimi di cinque mesi raggiunti nella seduta di ieri, quando i prezzi erano precipitati sulla scia di un aumento delle aspettative sull'inflazione e di un Pil britannico migliore del previsto.