25 settembre 2020
Aggiornato 07:30
0,8% su anno

Pil, Istat: l'Italia non cresce. Confermata crescita zero nel II trimestre

L'economia italiana rallenta. Anzi, frena. I dati dell'Istat confermano la frenata del II trimestre, anche se per le stime definitive bisognerà aspettare qualche giorno. La crescita "deludente", però, è un problema globale

ROMA – L'Italia non cresce. L'Istat ha confermato la frenata dell'economia nazionale evidenziando una crescita zero nel secondo trimestre del 2016. Su base annua, invece, il PIL è aumentato dello 0,8%. Per il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, è il «sintomo di un malessere profondo», ma non si tratta (ancora) di stagnazione. Ecco cosa dicono gli economisti.

L'economia italiana frena
L'economia italiana rallenta. Anzi, frena. E a confermare la crescita zero del secondo trimestre 2016 sono i dati dell'Istat, non quelli dei partiti all'opposizione. Nel periodo aprile-giugno di quest'anno il prodotto interno lordo, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è rimasto invariato rispetto al trimestre precedente ed è aumentato dello 0,8% nei confronti del secondo trimestre del 2015. I consumi nazionali, che stavano trainando la ripresa, ora sono stazionari in termini congiunturali: l'aumento registrato è appena dello 0,1%. A fronte di un calo dello 0,3% della spesa della P.A. e degli investimenti fissi lordi.

I dati dell'Istat
Il valore aggiunto registra lievi incrementi congiunturali nell'agricoltura (0,5%) e nei servizi (0,2%), ma diminuisce in misura più significativa (-0,6%) nell'industria. All'interno dei servizi si rilevano alcuni settori in flessione e altri settori in espansione: incrementi significativi riguardano le attività professionali e di supporto (0,5%) e quelle del comparto del commercio, trasporto e alloggio (0,4%); all'opposto, il calo più marcato riguarda invece le attività finanziarie e assicurative (-0,6%). Ma, come ha sottolineato la direttrice del FMI in vista del prossimo vertice del G20, Christine Lagarde, la crescita «deludente» è un problema globale.

La crescita «deludente» è un problema globale
Nel secondo trimestre 2016, infatti, il Pil è aumentato in termini congiunturali dello 0,6% nel Regno Unito, dello 0,4% in Germania e dello 0,3% negli Stati Uniti, mentre è rimasto invariato in Francia. Nel complesso, il Pil dei paesi dell'area Euro è aumentato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell'1,6% nel confronto con lo stesso trimestre del 2015. Il Governo, tuttavia, continua a nutrire delle speranze.«Il dato sul fatturato dei servizi nel secondo trimestre dell'anno, diffuso oggi dall'Istat, è incoraggiante e promette per lo stesso periodo una crescita economica di segno positivo, non una crescita zero», rendono noto fonti del Mef commentando gli ultimi dati pubblicati dall'Istituto di Statistica.

Cosa prevedono gli economisti
Il Ministero dell'Economia sottolinea che il risultato definitivo del Pil del secondo trimestre 2016 sarà comunicato solo venerdì 2 settembre, in occasione della diffusione dei dati economici trimestrali, perciò al momento si tratterebbe soltanto di stime. Gli economisti, però, la vedono diversamente. Dopo la pubblicazione dell'indice Pmi del settore manifatturiero, che ad agosto è crollato a 49,8 punti da 51,2 del mese di luglio ed ha raggiunto il livello più basso degli ultimi 20 mesi, i pronostici si fanno meno rassicuranti. Per gli economisti di Unicredit, il livello dell'indice Pmi conferma che la produzione industriale resterà debole anche nel terzo trimestre e l'attività manifatturiera probabilmente rappresenterà un fattore frenante della crescita italiana.

Le rassicurazioni di Padoan: Non è stagnazione
Da Cernobbio anche il ministro dell'Economia del governo Renzi, Pier Carlo Padoan, ha fatto sentire la sua voce e ha cercato – per quanto possibile - di rasserenare gli animi. «Si è parlato di stagnazione secolare, io non lo penso», ha esordito dal Workshop Ambrosetti dove stava affrontando proprio il tema della bassa crescita globale. «Domani - ha detto Padoan - mi aspetto titoli sui giornali che dicono che il ministro dell'Economia parla si stagnazione secolare. Non ho detto che siamo in stagnazione secolare, ma che ci sono sintomi di malessere più profondi di quanto pensassimo». Tuttavia, secondo il ministro, queste difficoltà «non devono generare pessimismo» ma diventare un incentivo a fare di più. La crescita «c'è anche se è debole», ha concluso Padoan. Ma per il momento si ferma, purtroppo, allo zero virgola.