25 ottobre 2020
Aggiornato 09:30
Ubs, Deutsche Bank, Santander e Bank of New York Mellon

Banche e Bitcoin, l'altro lato (oscuro) della moneta virtuale

Quattro colossi bancari internazionali hanno deciso di allearsi per costituire un consorzio allo scopo di creare una nuova forma di moneta virtuale. Ma non è tutto oro quello che luccica

ROMA – I colossi bancari internazionali strizzano l'occhio alla valuta digitale. Alcuni grandi istituti di credito a livello globale, infatti, si sono alleati per dar vita a un consorzio che ha lo scopo di creare una nuova moneta virtuale. Quello tra le banche e il mondo del Bitcoin sembra un «patto del diavolo», un'alleanza inspiegabile tra nemici che giocano (o dovrebbero giocare) la loro partita su fronti diametralmente opposti e inconciliabili: le prime al servizio del potere finanziario globale, l'altro nato dall'anima del movimento Occupy Wall Street del quale condivide (dovrebbe condividere) le aspirazioni e le battaglie. Ma forse i due universi hanno in comune più di quanto non si creda, perché nella valuta digitale non è tutto oro quel che luccica.

I colossi bancari si alleano per creare una moneta virtuale
Quattro colossi bancari internazionali, Ubs, Deutsche Bank, Santander e Bank of New York Mellon, hanno deciso di allearsi per costituire un consorzio allo scopo di creare una nuova forma di moneta virtuale che possa diventare un importante punto di riferimento per il settore finanziario. L'idea sembra abbia il benestare anche delle banche centrali, che riconoscono nella tecnologia di blockchain (cioè il libro contabile che registra tutte le transazioni effettuate in Bitcoin) la possibilità di un business senza precedenti. Questa piattaforma virtuale, infatti, permetterebbe di ridurre in maniera significativa i tempi e i costi delle transazioni economiche.

Il «patto del diavolo»
Non sorprende, quindi, che il mondo della finanza globale e i grandi istituti di credito internazionale abbiano rivolto la loro attenzione alle infinite potenzialità della moneta digitale e mirino a sfruttarne tutti i vantaggi. Sembra strano, invece, che la valuta virtuale venga a patti con il «diavolo» cioè con le banche. Il movimento di Bicoin, infatti, si ispira (dovrebbe ispirarsi) a quei principi etici che hanno portato alla nascita di Occupy Wall Street e ne condivide le aspirazioni e le battaglie. Il sogno del creatore di Bitcoin, l'inafferrabile Satoshi Nakamoto, era quello di una società più democratica e finalmente libera dai poteri dei banchieri. Ecco, invece, che la moneta virtuale scende a patti proprio con il suo peggior nemico e acconsente a una ulteriore centralizzazione del potere nelle mani di pochi.

Cosa sono il Bitcoin e il blockchain
Per capire meglio la questione, però, è innanzitutto necessario chiarire prima alcuni concetti. In primis, cos'è una moneta virtuale. Come spiega Fabio De Paolis nell'articolo pubblicato su Formiche.net, Bitcoin è un sistema di pagamento elettronico, una valuta digitale, creata nel 2009 dall'australiano Craig Wright, che permette di effettuare transazioni per l'acquisto di beni reali e non è soggetta al controllo delle banche né a quello di alcuna autorità centrale. E' la rete che si autogestisce mediante l'utilizzo di alcuni algoritmi matematici e verifica l'affidabilità delle transazioni economiche realizzate dagli utenti. Bitcoin è un sistema basato sulla fiducia e sul consenso (perché è la stessa piattaforma virtuale a verificare le transazioni e a dare il via libera ad ognuna di esse) e per questo sembra il trionfo della democrazia, dell'uguaglianza, della libertà e della legittimità.

Le criticità della moneta digitale
Tuttavia, non è tutto oro quel che luccica. Nonostante le buone intenzioni con le quali al principio la valuta digitale venne creata, Bitcoin presenta non poche criticità. Innanzitutto, poiché le transazioni non sono direttamente attribuibili a persone fisiche ma soltanto a degli pseudonimi (identità virtuali), è diventato lo strumento per eccellenza per effettuare scambi illeciti e illegali, come il commercio di droga e armi da parte di organizzazioni criminali. Le attività criminali in relazione con l'universo Bitcoin sono infatti in continua crescita, perché questa piattaforma virtuale può essere utilizzata anche come «lavanderia informatica» per il riciclaggio di denaro sporco. Ma non finisce qui.

Un sistema per i ricchi e non per i poveri
Uno dei problemi più importanti legati alla natura di Bitcoin riguarda l'instabilità del suo valore di mercato, che è soggetto ad ampie e imprevedibili oscillazioni. E diversi sono i rischi legali connessi con il suo utilizzo, perché non esiste al momento una legislazione vera e propria che disciplini la materia. Poi c'è il capitolo «frodi»: perché ogni transazione effettuata con Bitcoin è irreversibile. Questo significa che non si può tornare indietro dopo aver realizzato un pagamento. E' un sistema che in buona sostanza tutela la posizione del venditore rispetto a quella dell'acquirente, con tutte le problematiche che si possono facilmente immaginare.

Non è tutto oro quel che luccica
Per tutte queste ragioni, sebbene possa sembrare paradossale se pensiamo alle motivazioni che hanno portato il suo creatore ad inventarlo, lo strumento Bitcoin è difficilmente fruibile dalla parte più povera della popolazione mondiale (che sarebbe più facilmente vittima del rischio volatilità, delle frodi e delle lacune legali) ed è invece molto utilizzato dai più ricchi e soprattutto dalle organizzazioni criminali. Ma c'è anche dell'altro. Come riporta l'articolo di Fabrizio Patti su Linkiesta, la diffusione della moneta virtuale, riducendo tempi e costi delle transazioni economiche, potrebbe portare ad una drastica riduzione dei posti di lavoro, e non solo nel settore finanziario, con ripercussioni negative sull'occupazione e quindi anche sull'economia globale.