Made in Italy

Mosca perde la «guerra del prosciutto» al WTO. Ma l'embargo resta

Coldiretti: «Finora lo stop è costato 600 milioni all'italian food, dovuto per circa la metà al completo azzeramento delle spedizioni di ortofrutta, formaggi, latticini, carni e salumi». Intanto la Finocchiona Igp cresce e guarda a nuovi mercati.

Prosciutto crudo
Prosciutto crudo (Shutterstock.com)

ROMA - La Russia ha perso la «guerra del prosciutto» al WTO, che ha «dichiarato illegittimo il divieto di importazione imposto nel 2014 su suini vivi, carni suine fresche e altri prodotti suini provenienti dall'UE». Lo afferma la Coldiretti, sottolineando che la misura «era stata presa prendendo a pretesto la scoperta di casi di peste suina africana in alcuni cinghiali in Lituania e Polonia, in zone di frontiera con la Bielorussia. Questa misura, secondo il panel dell'Organizzazione mondiale del commercio, non si basa sulle pertinenti norme internazionali e viola le norme dell'accordo Wto».
La guerra del prosciutto «è stata la prima ritorsione alle sanzioni decise dall'Unione Europea e ha anticipato di pochi mesi l'embargo totale sancito dalla Russia a una lista di prodotti per i quali è del tutto vietato l'ingresso: frutta e verdura, formaggi, carne e salumi, ma anche pesce, provenienti da Ue, Usa, Canada, Norvegia e Australia».
Una guerra commerciale «che ha colpito duramente l'agroalimentare Made in Italy», con un taglio delle esportazioni stimato dalla Coldiretti in 600 milioni in due anni, «dovuto per circa la metà al completo azzeramento delle spedizioni di ortofrutta, formaggi, latticini, carni e salumi».

Finocchiona IGP
Finocchiona IGP (Consorzio Finocchiona IGP)

La Finocchiona Igp cresce e guarda a nuovi mercati
Primo semestre con segno più che positivo per il 2016 della Finocchiona Igp, sia in termini di produzione che di fatturato. Da gennaio a giugno infatti - fa sapere una nota del Consorzio -, sono stati prodotti oltre 612mila chili, con un aumento del 5,57% rispetto al secondo semestre 2015 e un incremento del 13,77% fra il primo e il secondo trimestre del 2016. In termini economici e considerando un arco temporale più ampio, da maggio 2015 a giugno 2016, i dati parlano di un valore alla produzione pari a oltre 10,3 milioni di euro e di quasi 18 milioni di euro al consumo.
«I dati riferiti al primo semestre 2016 sono molto positivi - commenta Fabio Viani, presidente del Consorzio di tutela della Finocchiona Igp - ed evidenziano una particolare crescita nel secondo trimestre dell'anno che fa ben sperare per il futuro e per la crescita di un consumo consapevole del nostro prodotto. Questo indica che il riconoscimento dell'Igp, premia il lavoro che i nostri soci ogni giorno si impegnano a rispettare come dal disciplinare di produzione e anche l'operato del Consorzio, uniti insieme per la promozione e valorizzazione di un salume che affonda le sue origini in Toscana e si lega a questa terra con il suo sapore unico. Un riconoscimento - aggiunge Viani - che promuoviamo anche all'estero con buoni risultati di esportazione. Adesso stiamo lavorando per aprirci a nuovi mercati oltre a quelli europei già riconosciuti come ad esempio Germania, Belgio e Inghilterra. Con la preziosa collaborazione di altri Consorzi di tutela di eccellenze toscane guardiamo con interesse a nuovi mercati, promuovendo insieme altrettanti nuovi contatti. La Finocchiona Igp è già presente, dal suo riconoscimento, in Giappone, Nuova Zelanda e Hong Kong mentre siamo in attesa di notizie in merito alla possibilità di esportare negli Stati Uniti d'America prodotti a bassa stagionatura, come appunto, la Finocchiona Igp».