10 dicembre 2019
Aggiornato 00:00
troppo formica

La locomotiva tedesca rallenta: la Bundesbank taglia le stime della crescita

La Bundesbank ha tagliato le previsioni del tasso di crescita del Pil tedesco per l'anno in corso. Dopo i risultati record dei primi mesi del 2016, il tallone d'Achille della Germania rallenta l'economia nazionale. Ma prosegue la violazione delle regole comunitarie

La locomotiva tedesca rallenta: la Bundesbank taglia le stime della crescita.
La locomotiva tedesca rallenta: la Bundesbank taglia le stime della crescita. Shutterstock

ROMA – La locomotiva tedesca rallenta. La Bundesbank ha tagliato le stime della crescita del Pil della Germania, ma anche le nuove previsioni risultano più ottimistiche rispetto a quelle del Fondo monetario internazionale.

La Bundesbank taglia le previsioni
Quest'anno l'economia tedesca crescerà meno del previsto. La Bundesbank, infatti, ha rivisto al ribasso le previsioni per l'anno in corso e per il prossimo: dall'1,8% all'1,7% nel 2016 e dall'1,7% al all'1,4% per il 2018. Le stime sono tuttavia ancora superiori a quelle del Fondo monetario internazionale, che prevede solo l'1,5% per l'anno corrente. L'inflazione, invece, sembra in accelerazione sia per quest'anno che per i prossimi due poiché i prezzi al consumo dovrebbero crescere dell'1,5% nel 2017 e dell'1,7% nel 2018.

Crescita record nei primi mesi del 2016
La Germania sta rallentando, sebbene il trend della sua economia si confermi ancora una volta positivo. La locomotiva tedesca può vantare un aumento degli investimenti nel primo trimestre del 2016 tale da aver generato il più alto tasso di crescita economica nazionale degli ultimi due anni: lo 0,7% non solo è superiore alle aspettative dei mercati, ma è pari al doppio della crescita registrata durante l'ultimo trimestre dello scorso anno. Complessivamente, considerando il primo trimestre del 2016, l'economia tedesca è cresciuta più di tutte quelle del G-7, il gruppo dei principali Paesi industriali.

Il tallone d'Achille della Germania
Tuttavia, il tallone d'Achille della Germania resta ancora la carenza di domanda interna e nei prossimi mesi potrebbe risentire del calo del prezzo del greggio e dell'euro debole. Inoltre, la sua economia fortemente export-oriented continua a generare importanti squilibri macroeconomici nell'Eurozona. Vale la pena ricordare, a fronte del virtuosismo economico della locomotiva tedesca, che da otto anni infatti la Germania viola le regole comunitarie perché il surplus della sua bilancia commerciale continua a crescere sforando i parametri previsti dal trattato di Maastricht.

La violazione delle regole comunitarie
Nel 2014 il saldo delle partite correnti (cioè la differenza tra quanto un paese esporta e quanto importa dal resto del mondo) ha superato il 7% del Pil, violando in questo modo il limite del 6% del Pil previsto dalle regole europee. Non a caso, la sua condotta tutt'altro che esemplare ha indotto perfino il Fondo monetario internazionale a bacchettare la Germania. L'accusa è quella di essere troppo «formica»: se continua di questo passo finirà per strafare sul bilancio, accumulando una posizione di investimenti netta con l'estero pari a quasi il 90% del suo Pil, e questo mentre il resto di Eurolandia fatica a crescere (secondo molti osservatori proprio a causa dell'eccessiva parsimonia tedesca).