20 settembre 2019
Aggiornato 07:00
debito pubblico verso il 250%

La nuova crisi finanziaria mondiale potrebbe arrivare dal Giappone

L'allarme lanciato da Shinzo Abe al G7 coincide con la tesi dell'ex capo economista del FMI. La crescita del debito nipponico è una spirale pericolosa per tutta l'economia mondiale e il Giappone è ancora nelle secche della stagnazione e della deflazione. L'Abenomics non sta funzionando

ROMA – Durante l'ultimo G7, il premier giapponese Shinzo Abe ha lanciato l'allarme per l'arrivo di una nuova crisi economica globale della stessa intensità di quella scatenata dal crac di Lehman Brothers nel 2008. Sebbene gli altri leader mondiali si siano mostrati piuttosto cauti, diversi analisti hanno previsto lo scoppio di una nuova tempesta finanziaria dalle imprevedibili conseguenze planetarie. E potrebbe arrivare proprio dal Giappone.

L'allarme lanciato da Shinzo Abe
Il campanello d’allarme lanciato dal premier giapponese durante il G7 risuona nell'etere dell'economia mondiale come uno spaventoso presagio. Secondo Shinzo Abe, una nuova crisi finanziaria globale sarebbe sul punto di travolgerci e sarebbe paragonabile a quella scatenata dal crac di Lehman Brothers nel 2008. La ragione di tanto pessimismo potrebbe risiedere nella consapevolezza delle difficilissime condizioni dell'economia giapponese, e quello di Abe potrebbe esser stato un disperato tentativo di cercare aiuto negli altri leader globali.

La tesi dell'ex capo economista del FMI
Tuttavia, il premier giapponese non è l'unico a temere il peggio, e secondo il professor Olivier Blanchard la nuova crisi finanziaria potrebbe svilupparsi proprio nell'impero del Sol Levante per poi propagarsi a livello mondiale. L'allert, questa volta, arriva dal Workshop Ambrosetti di Cernobbio, dal quale l'ex capo economista del Fondo monetario internazionale esprime profonda preoccupazione per le condizioni dell'economia nipponica e in particolare per la crescita esponenziale del debito pubblico giapponese.

La crescita del debito nipponico
Il debito sovrano del Sol Levante non ha uguali al mondo e, quel che è peggio, l'Abenomics non sembra aver sortito gli effetti sperati per sostenere la crescita. Nonostante i potenti stimoli monetari messi in atto dalla Bank of Japan e perpetrati a più riprese nel corso degli ultimi tre anni, infatti, il Giappone continua ad arrancare nelle secche della stagnazione e della deflazione da circa un ventennio. A nulla è servito neppure abbassare i tassi, che anzi sembrano generare ulteriori effetti collaterali negativi per l'economia nazionale: gli investitori, a causa dei rendimenti negativi, sarebbero da tempo in fuga dal paese. Ma non finisce qui.

Una spirale pericolosa
Lo scenario raccapricciante descritto da Blanchard è tutt'altro che fantascientifico. Secondo l'attuale capo del Peterson Institute of Washington, a causa dei rendimenti troppo bassi sui titoli di stato (negativi fino a 10 anni) presto Tokyo non sarà più in grado di rifinanziarsi sul mercato e sarà quindi costretta ad alzarli, innescando così una pericolosa spirale sugli interessi che farà crescere esponenzialmente e ulteriormente anche il debito sovrano. La BoJ potrebbe essere quindi costretta a monetizzarlo, innescando così il pericolo inflazione.

Stagnazione e deflazione
La crisi del debito giapponese, a questo punto, potrebbe coinvolgere anche altri paesi e il sentimento di sfiducia verso le capacità degli attuali governi determinare anche l'ascesa politica dei partiti populisti nella vacillante Ue.Per poter stabilizzare il rapporto tra debito pubblico e Pil, al fine di ridurlo progressivamente nel tempo, il Giappone dovrebbe raggiungere un tasso di crescita nominale pari almeno al 3% del prodotto interno lordo. Ma, a conti fatti, l'economia nipponica è cresciuta in media solo dello 0,68% da quando Shinzo Abe ha assunto la guida del paese nel 2013. Per quanto riguarda, nello specifico, il primo trimestre del 2016, la Farnesina riporta che il tasso di crescita si colloca sul valore dell'1,7% su base annua e dello 0,4% rispetto al trimestre precedente.

L'Abenomics non sta funzionando
La crescita della terza potenza economica mondiale dopo gli Stati Uniti e la Cina è quindi lontana dai suoi obiettivi di medio e lungo termine. L'esecutivo giapponese ha deciso anche per questo di rinviare al 2017 il secondo aumento dell'IVA, previsto inizialmente per la fine di ottobre 2015: Abe vuole evitare di penalizzare i consumi e correre il rischio di soffocare gli sforzi legati alla ripresa. In questo modo, però, aggrava ulteriormente la situazione del debito pubblico, che ha raggiunto il livello record del 246% del Pil alla fine dello scorso anno e ora viaggia verso nuovo record mondiale: 250% del Pil. Alla luce della debolezza del quadro macroeconomico del Sol Levante anche Standard & Poor's ha abbassato il rating del credito sovrano del Giappone da AA- ad A+.