19 gennaio 2020
Aggiornato 16:00
Spunta l'ipotesi del decreto interministeriale

Ecoreati: la discussione sull'airgun è ancora aperta

L'articolo del ddl che vieta la tecnica di esplorazione dei fondali sottomarini per scovare idrocarburi, potrebbe far slittare l'approvazione della legge attesa in Aula della Camera il 27 aprile. Forza Italia, Scelta civica e Nuovo centrodestra hanno presentato 18 emendamenti al testo, per chiedere fra le altre cose che venga rimosso il divieto.

ROMA – L'articolo del disegno di legge ecoreati che vieta la tecnica dell'airgun, potrebbe far slittare l'approvazione della legge attesa in Aula della Camera il 27 aprile. Forza Italia, Scelta civica e Nuovo centrodestra hanno presentato 18 emendamenti al testo, per chiedere fra le altre cose che venga rimosso il divieto alla controversa tecnica di esplorazione dei fondali sottomarini per scovare giacimenti di petrolio o gas.

UN DECRETO SBLOCCA AIRGUN? - Stando al testo attuale, tale pratica è stata bandita al pari di altri metodi che prevedano l'utilizzo di esplosivi per le trivellazione in mare, con pene da 1 a 3 anni di carcere per i trasgressori. Da parte di esponenti del governo, come il ministro dell'Ambiente, Gianluca Galletti e della maggioranza, come la sottosegretaria allo Sviluppo economico, Simona Vicari (Ncd) però non sono mancate critiche allo stop dell'airgun. Secondo quanto riportato dall'Ansa, «sarebbero allo studio alcune ipotesi da parte dei ministeri, tra cui un decreto parallelo», per non impedire la tecnica della sismica a riflessione per la ricerca di idrocarburi. L'agenzia stampa ha spiegato di aver appreso che potrebbe essere varato un provvedimento interministeriale, che «servirebbe di fatto ad offrire delle 'garanzie' a chi utilizza l'airgun».

LEGAMBIENTE E LIBERA, SI RISCHIA AFFOSSAMENTO NORMA - «Dopo il via libera della Commissione Ambiente della Camera che non ha proposto modifiche al testohanno spiegato Stefano Ciafani, vice presidente nazionale di Legambiente ed Enrico Fontana coordinatore nazionale di Libera - ci auguriamo che nei prossimi giorni anche in commissione Giustizia avvenga lo stesso, in modo tale che il 27 aprile si possa garantire il voto definitivo dell'Aula. Purtroppo in queste ultime settimane non sono mancate le pressioni e le critiche da fronti opposti per chiedere ulteriori modifiche al testo. Se passassero farebbero tornare il provvedimento nuovamente in Senato per un quarto passaggio parlamentare, dove rischierebbe di essere affossato definitivamente, viste le tante difficoltà emerse nella estenuante discussione fatta a Palazzo Madama. Ieri, tra l’altro, sono scaduti i termini per presentare gli emendamenti in commissione Giustizia e Pd, M5s e Sel, partiti che hanno promosso il ddl, non ne hanno presentanti. Questa è una buona notizia e speriamo che ora facciano lo stesso sia il relatore sia il governo».

LE 23 ASSOCIAZIONI PER I DELITTI AMBIENTALI NEL CODICE PENALE - Con Legambiente e Libera si sono schierate altre 23 associazioni che hanno sottoscritto l'appello «In nome del popolo inquinato: subito i delitti ambientali nel codice penale». Queste sono: Aiab, AIEA-Associazione italiana esposti amianto, Arci, Cia-Confederazione italiana agricoltori, Coldiretti, Ecoistituto di Faenza, Fai-Fondo Ambiente Italia, Federambiente, Forum italiano dei movimenti per l'acqua, Gestione Corretta Rifiuti e Risorse di Parma (GCR), Greenpeace Italia, Lav, Kyoto Club, Link Coordinamento Universitario, Lipu, Medici per l'ambiente-Isde Italia, Medicina Democratica, Rete della Conoscenza, Rifiuti Zero Sicilia, Touring Club Italiano, Unione degli Studenti, WWF Italia, Zero Waste Italy.

CHI NON VUOLE VIETARE L'AIRGUN - Sull'altro lato della barricata si sono schierati alcuni enti di ricerca italiani e molti esponenti del settore offshore e della cantieristica. Per Franco Nanni, presidente di Roca (Ravenna Offshore Contractors Association), associazione che riunisce 37 imprese romagnole, «Siamo l’unico Paese in tutto il mondo in cui l’air gun rischia di venire vietato. E’ il metodo meno invasivo e più rispettoso dell’ambiente che si conosca, e viene utilizzato in tutto il mondo. Solo in Italia si pensa di vietarlo», ha detto in un'intervista a formiche.net. Lo stesso sito ha riportato il parere di Renzo Righini, presidente di OMC srl (Offshore Mediterranean Conference), che ha spiegato: «In Italia l’intero settore dell’offshore rischierebbe il collasso. Significa bloccare la ricerca di idrocarburi in mare in tutta Italia, perché le sanzioni previste sarebbero talmente alte che nessuno si sognerebbe più di fare qualcosa». Anche l’Associazione Nazionali Cantieri Navali (A.N.CA.NA.P. Di Confindustria) ha contestato la norma perché ci sarebbero «danni per l’Erario e la Bolletta Energica Nazionale, e rischi di chiusure e forti ridimensionamenti tra le migliaia di imprese italiane e le decine migliaia di lavoratori che operano nello sfruttamento dei giacimenti offshore e nei servizi e forniture collaterali a quest’importante attività dell’Italia; cessazione della ricerca di nuovi giacimenti nazionali sottomarini di idrocarburi; ulteriore crollo di domanda di nuove navi per i cantieri navali italiani».