19 agosto 2019
Aggiornato 07:00
Politiche europee | Crisi Grecia

Tsipras: «Syriza non vuole il crollo, ma la salvezza dell’euro»

Il leader del partito di sinistra greco è dovuto intervenire sia per motivazioni politiche interne, il 74% dei greci vuole rimanere all'interno della moneta unica, sia per placare le speculazioni sui mercati del Vecchio continente dove le Borse sono in caduta libera dal 5 gennaio

ATENE - «Il popolo greco e l’Europa non hanno nulla da temere: Syriza non vuole il crollo, ma la salvezza dell’euro. È impossibile salvare l’euro quando il debito pubblico è fuori controllo. Ma il debito è un problema europeo, non solo greco: e l’Europa deve accollarsi il compito di cercare una soluzione sostenibile». Parole di Alexis Tsipras, il leader del partito di sinistra greco Syriza dato da tutti i sondaggisti come il probabile vincitore delle elezioni del 25 gennaio prossimo.

L'IPOTESI GREXIT - Tsipras è dovuto intervenire sull'argomento con un articolo per il The World Post, e pubblicato anche sul Corriere della Sera, sia per motivazioni politiche interne, il 74% dei greci vuole rimanere all'interno della moneta unica, sia per placare le speculazioni sui mercati del Vecchio continente dove le Borse sono in caduta libera dal 5 gennaio. I mercati infatti, oltre a subire per il calo del petrolio, hanno reagito male alle dichiarazioni dello scorso week-end pubblicate da Der Spiegel, prontamente ritrattate da Berlino, secondo cui sia la cancelliera tedesca Angela Merkel che il ministro delle Finanze, Wolfgnag Schaueble, non vedevano problemi dall'eventuale uscita di Atene dall'euro che non vedeva nessun dramma nell'uscita dall'euro di Atene. Anche la Commissione europea ha provato a placare gli animi con un comunicato dove chiariva che «secondo il trattato Ue l'appartenenza alla zona euro è irrevocabile. L'euro c'è per restare e crescere e ha provato la sua resilienza».

TSIPRAS FAVORITO NEI SONDAGGI - A meno di 3 settimane dal voto, il partito di Tsipras avrebbe il 30,4% delle preferenze contro il 27,3% di Nea Dimokratia (centro-destra al governo del premier Antonis Samaras). Segue il Partito Comunista di Grecia (Kke) con il 4,8% poi il To Potami (Il Fiume, la nuova formazione politica di centro-sinistra) con il 4,7%, il partito filo-nazista Chrysi Avghì (Alba Dorata) con il 3,8% e il Pasok (socialista) con il 3,5%. È quanto emerge dai risultati del sondaggio d'opinione condotto dalla società Rass, per conto dell'edizione domenicale del quotidiano Elefteros Tipos.

ATENE VUOLE RINEGOZIARE IL DEBITO - Nell'articolo già citato però, il leader di Syriza non ha risparmiato critiche alle politiche di austerità dell'Ue: «Ci sono due posizioni diametralmente opposte per il futuro dell’Europa. Da una parte, la prospettiva delineata dal ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble: occorre rispettare gli impegni presi e proseguire su quella strada, a prescindere dai risultati ottenuti. Dall’altra, la volontà di 'fare tutto il possibile' - suggerita dal presidente della Banca centrale europea - per salvare l’euro. Le elezioni greche saranno il campo sul quale si sfideranno queste due strategie». L'obiettivo di Tsipras è quello di cancellare la «maggior parte del valore nominale del debito pubblico», per poi introdurre «una moratoria sul piano di rientro e una clausola di crescita per ripianare il debito restante», così da permettere ad Atene di investire i fondi rimanenti in politiche di stimolo per l'economia.

LA BCE E IL QUANTITATIVE EASING - Il governatore dell'Eurotower dal canto suo ha più volte ribadito di voler giocare l'ultima carta nelle sue mani: il quantitative easing. Pochi giorni prima delle elezioni in Grecia, il 22 gennaio, si riunirà il Consiglio della Bce e in quella sede Draghi dovrà decidere se procedere subito con il piano di acquisto di titoli di Stato, nonostante il nein di Berlino. Se per molti questo significherebbe dare un forte rilancio all'Ue, per altri non sarebbe altro che un regalo a quei Paesi «cicala», Grecia in testa, perché passerebbe in sostanza il messaggio che nell'Eurozona i debiti sovrani non si pagano, tanto ci pensa Francoforte. Atene infatti con i suoi 330 miliardi di debito (il 175% del Pil) vorrebbe rinegoziarlo trasformandolo in un «maxi-bond a scadenza illimitata» che sarebbe ripagato «quando le condizioni lo permetteranno e si sarà innescata in Grecia una crescita almeno del 3-3,5%», ha spiegato Yanis Varoufakis, tra i principali consiglieri di Tsipras. Questa «clausola di crescita», come viene chiamata dal leader di Syriza, dovrebbe però essere avvallata oltre che dalla Bce, pena rinunciare all'ultima tranche di aiuti europei da 10 miliardi di euro, anche dal Fondo monetario internazionale che nel 2015 deve recuperare da Atene ben 9 miliardi.